Watery Thoughts | Josèfa Ntjam Porta A Roma I Suoi Luminosi Immaginari Acquatici

Invitata a riflettere sull'eredità storica di Roma, l'artista francese presenta un intervento performativo nelle antiche Terme di Diocleziano.

di Johanne Affricot - Pubblicato il 07/09/2021
Josèfa Ntjam, performance, 2020. COURTESY the artist

Nel 2014, mentre organizzavo una mostra all’interno dell’Aula XI delle Terme di Diocleziano, rimasi colpita da un mosaico pavimentale. Occupava una parte della stanza che in antichità fungeva da cisterna supplementare per alimentare la Natatio delle Terme. Traslato dalla Villa di Nerone ad Anzio, raffigura un Eracle trionfante che tiene in mano il corno appena strappato dal capo di Acheloo, divinità fluviale. La leggenda narra che durante il combattimento per contendersi la mano di Deianira, Acheloo, che poteva assumere qualsiasi aspetto, si trasformò in serpente, ma quasi soffocato da Eracle assunse le sembianze di un toro. Secondo la mitologia ellenica, è da queste gocce di sangue che hanno avuto origine le sirene.

Questo è stato il mio primo incontro con le Terme. A mia discolpa posso dire che essere romanǝ significa anche essere statз culturalmente educatз alla grandezza di Roma, dando per scontata una metropoli adornata di mitologia e leggenda. Ma se omnes viae romam ducunt, l’arrivo dell’artista Joséfa Ntjam in una delle più influenti città del fu Impero Romano ben si inserisce nella cornice di Hidden Histories, un programma pubblico che propone interventi artistici site-specific per riflettere in chiave decoloniale sull’eredità storico-artistica di Roma.

Artista multidisciplinare basata in Francia, Josèfa Ntjam (n.1992, Metz, Francia) usa collage fotografici digitali, scultura, poesia, suono e installazioni per interrogare le classificazioni egemoniche su origine, identità e razza nelle culture occidentali.

Josèfa Ntjam, Molecular Genealogies, mostra personale, Nicoletti Contemporary, Londra 2021. COURTESY galleria Nicoletti e l’artista
Josèfa Ntjam, Luciferin Drop, 2020, videoinstallazione. Foto: Tim Forbes. COURTESY galleria Nicoletti e l’artista

Le principali fonti di raccolta di materiali per le sue opere sono internet e i libri di scienze sociali. Nel suo lavoro non c’è un medium che prevale sull’altro, piuttosto una comunione attraverso cui intreccia Storia collettiva e storie famigliari con colonialismo e mitologia, creando narrazioni alternative e utopie futuristiche che sfidano e rovesciano il concetto di autenticità.

Come in Family Reunion (2021), opera recentemente esposta nella sua personale alla Galleria Nicoletti di Londra. “Nel mio lavoro uso gli archivi di famiglia come parte di genealogie lacunari. Li inserisco in un nuovo paesaggio, principalmente dalle profondità del mare, al fianco di altrз personaggз che hanno condotto le rivolte anti-coloniali nel continente africano. Per quanto riguarda la mia storia, nello specifico si tratta del Camerun.

Il contesto oceanografico, dice Ntjam, “è una metafora di un territorio senza barriere, ma è anche la storia della schiavitù, storie cancellate, l’organizzazione dissidente che cresce nell’ombra, come Drexciya.” È l’omonima tecno band di Detroit che ha creato il mito di Drexciya—bambinз, figlз di donne schiavizzate, che morirono nell’Oceano durante la traversata dell’Atlantico, rinascono con l’aiuto delle streghe della scuola di Atlantis. Ntjam reinterpreta il mito di Atlantide come modo per reimmaginare le storie della sua famiglia nel contesto delle rivolte anticoloniali.

Josèfa Ntjam, Family Reunion, 2021. COURTESY galleria Nicoletti e l’artista

Offrire altre prospettive storiche al posto di narrazioni consolidate, il più delle volte viene accolto con ostilità, soprattutto quando queste si oppongono all’etnocentrismo dei canoni storici europeo-occidentali. Nella sua serie di fotomontaggi Musée des inter-nets, progetto realizzato per la sua tesi di laurea (2014), Ntjam evidenzia la costruzione delle narrazioni storiche ispirandosi al lavoro accademico dell’antropologo, storico e fisico senegalese Cheikh Anta Diop. Nel suo libro Nations Nègres et Cultures (1954), Diop riaffermò che la civiltà egizia aveva origini Sub-Sahariane. Se in un primo momento la sua ricerca disturbò la comunità accademica e scientifica, nel 1960 la Sorbona, l’università che nel 1951 aveva rigettato la sua tesi di dottorato, fu costretta ad accettarla, a fronte delle nuove ipotesi da lui formulate e dalla presentazione di prove, tra cui test scientifici della melanina condotti sulle mummie, che dimostravano l’esistenza di quella che gli/le storici hanno identificato come dinastia dei Faraoni Neri.

Joséfa Ntjam, Musée des Inter-nets, fotomontaggi, 2014. COURTESY

Nel processo di creolizzazione e ibridazione che Ntjam attua in molte delle sue opere—e che è centrale nella pratica creativa del Black Speculative Arts Movement—l’universo acquatico è dominante. Nel suo utilizzo onnipresente della mitologia, l’artista puntualmente presenta mari e oceani, vite marine vegetali e animali, assemblati all’interno di un’estetica onirica-utopica che rivela una forte dimensione politica.

Densa di storie di dominio e morte—dalla Tratta atlantica alla crisi contemporanea di persone che annegano cercando rifugio,—per Ntjam l’acqua è simbolo di quella fluidità, materica e metaforica, che cambia il corso degli eventi. Attinge alla divinità marina africana Mami Wata che è “sirena e mostro, donna pericolosa e salvatrice. Per me è una valorosa figura di rivolta anticoloniale che ha lottato contro l’invasione coloniale facendo schiantare navi di schiavi, aiutando le/gli schiavз negli abissi e dando loro una seconda vita. Questo personaggio è la memoria di una profondità abissale.”

Josèfa Ntjam, Mami Wata On Screen (dettaglio), collage digitale, 2019. COURTESY
Josèfa Ntjam, Mami Wata On Screen (dettaglio), collage digitale, 2019. COURTESY

Per Hidden Histories, Josèfa Ntjam presenta una performance inedita, nella quale indaga gli elementi mitologici, politici e artistici associati all’immaginario acquatico e al suo culto.

Alle Terme di Diocleziano, mischiando l’iconografia di mosaici e statue dai temi marini presenti nella sede museale con quelli associati ai culti acquatici del Nord Africa, l’artista darà vita a una nuova collezione di statue attraverso una performance che unisce poesia, musica e video.

JOSÈFA NTJAM
Watery Thoughts

Giovedì, 9 settembre
2o.oo; 21.oo pm
Terme di Diocleziano
Roma

Watery Thoughts è parte di  Hidden Histories, programma pubblico di interventi site-specific a Roma, curato dalla piattaforma curatoriale LOCALES

GRIOT è media partner di Hidden Histories.

Segui Josèfa

Segui GRIOT Italia su Facebook, @griotmagitalia su Instagram Iscriviti alla nostra newsletter

Questo articolo è disponibile anche in: en

Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.