Uragano Matthew E Pray For Haiti | Ma ‘pray’ Cosa? Aiutate, Per Favore

di Johanne Affricot - Pubblicato il 11/10/2016

Parlare di Haiti è sempre molto difficile per me. Sia che si tratti di catastrofi naturali, sia che si tratti di catastrofi generate dall’uomo. E molto spesso le prime sono una diretta conseguenza delle seconde, soprattutto in un paese che dagli anni ’60 ad oggi ha disboscato il 97% del suo territorio. Soprattutto in un paese che ha una classe politica che non riesco a capacitarmi come faccia a mangiare a sbafo in ristoranti con menu à la carte da fare invidia a quello di Carlo Cracco, e a girare su grossi, enormi, costosissimi Suv per le strade della capitale e delle città limitrofi senza minimamente vergognarsi di come è/ha ridotto il suo popolo.

Nel 2008 l’uragano Hanna colpì la Perle des Antilles. Il bilancio ufficiale fu di 537 vite perse. Prese. Ricordo che ero in Sicilia e i miei amici che avevano comprato un quotidiano mi dissero subito quello che era successo. Uno di loro aveva un cellulare satellitare. Mia madre era lì in vacanza. Fortunatamente stavano tutti bene. Ma che tonfo al cuore. Che paranoia continua.

L’anno dopo decisi di andarci e grazie a un amico riuscii ad andare nelle zone colpite. A Gonaïves. Scattammo alcune foto delle prigioni e ai detenuti. Visitammo gli ospedali della zona e i malati. È straziante vedere con i propri occhi che c’è un’umanità sottoposta a un regime di vita forzato che non gli appartiene per natura.

Finita l’estate, torno a casa. In Italia. Dopo neanche quattro mesi l’incubo ritorna. Questa volta è peggiore. Questa volta più grande. Più doloroso. Il 12 gennaio 2010 un terremoto di magnitudo 7 fa tremare l’isola. È un caso che fossi ancora sveglia, che stessi facendo zapping mezza assonnata, e che il mio udito beccò la voce di una cronista di Rai 3 mentre pronunciava “Haiti.” Terremoto devastante. Di nuovo morte. Di nuovo corsa a sentire se i miei stavano bene. Quattro ore a provare, senza riuscire a prendere la linea. E poi finalmente, dall’altra parte del mondo, una voce mi dice che è tutto ok. Che stanno tutti bene. Zero danni alle case ma che la situazione però è brutta. Brutta, brutta, brutta. E dopo qualche settimana rieccolo il valzer di numeri: tra i 100.000 e i 160.000. Tra i 220.000 e 316.000 morti. Ma sono importanti i numeri?

E di nuovo torno ad Haiti, nell’estate del 2010, per fare qualcosa. Per dare una mano alla Croce Rossa Italiana, in qualche modo attiva sul campo.

E poi arriviamo alla scorsa settimana. Di nuovo Haiti viene pesantemente bastonata dalla furia della natura. Si chiama Matthew. Ad oggi le vittime sono 1000, ma naturalmente saliranno perché molte zone sono inaccessibili. E non si saprà mai a quanto saliranno. Ma sono importanti i numeri?

Parlarne è difficile, soprattutto perchè fino a due mesi fa ero lì in vacanza. Ma anche perché ogni volta che succedono questi disastri nell’altra mia terra, subito si manifestano in me sentimenti di tristezza, rabbia, impotenza, incredulità, rassegnazione, e non trovando sollievo, imprecando contro i porci che non fanno nulla, mi capita di rifugiarmi in pensieri che hanno a che fare con il sovrannaturale e la furia divina. Fa meno male.

Sui social ho visto tanta solidarietà ma anche tanta inutilità. Gente che si lamenta del fatto che i quotidiani online mainstream abbiano dato più importanza alla Florida invece che ad Haiti e invece di condividere subito informazioni utili su come aiutare concretamente e immediatamente, scrivono post acchiappa like. Oppure persone che si lamentano che Facebook non abbia attivato i colori della bandiera haitiana da mettere sul proprio profilo. Ma vi serve una bandierina per manifestare la vostra solidarietà e stare a posto con la coscienza?

Le mie preoccupazioni più grandi sono due. Il colera – quindi salute e alimentazione – apparso qualche anno fa sull’isola per colpa di alcuni soldati del contingente nepalese della ‘missione di pace’ dell’Onu Minustah [meno male che Mr. Ban Ki Moon ad agosto ha ufficialmente riconosciuto, in parte, la responsabilità dell’Onu] che era stato quasi debellato. La sicurezza. In un paese che negli ultimi mesi ha registrato nelle aree di Petion Ville e della capitale omicidi da rapina, senza senso, state sicuri che le cose peggioreranno. E pensare che nel 1982 era considerato uno dei paesi più sicuri al mondo.

Il valore della vita è cambiato dopo il terremoto, dopo tutti quei morti sepolti a cielo aperto. Anni fa, non appena qualcuno moriva, subito arrivava la polizia a coprire il corpo con un telo e a disperdere la folla di curiosi. Oggi scattano foto. Me lo dicono i miei che sono lì. Mi dicono anche che gli haitiani sono un popolo resiliente. E questo lo so già di mio. E lo si può vedere anche da alcune foto che girano per la rete. Nonostante tutto, qualche sorriso sul volto di alcuni ancora si legge. Ma a questo giro, l’ennesimo giro, mi dicono che la vita per molte persone diventerà ancora di più un terno al lotto e che l’insicurezza crescerà. Cavoli se crescerà.
griot-mag-Uragano-Matthew | Pray For Haiti | Ma 'pray' de che? Aiutate, per favoreIo aiuterò quest’organizzazione, che fa base in Italia, perché dentro ci sono dei ragazzi italo-haitiani di cui mi fido. Si chiama Fraternità Haitiana Onlus. Alle grandi ONG, neanche mi avvicino. Quelle locali non le conosco. Sono stati raccolti tantissimi soldi nel mondo dopo il terremoto del 2010. Ancora gente in mezzo alla strada e povera in canna. Fate voi però, eh.

Concludendo dico sì, va bene, Pray For Haiti. Ma date anche un aiuto, se potete. Per favore.

Il post di Fraternità Haitiana per la città di Jérémie, Haiti

L’80% della città di Jérémie è distrutta. Fraternità Haitiana raccoglie l’appello dei Padri Camilliani, da tempo attivi ad Haiti e con un ospedale ancora in costruzione, parzialmente scoperchiato.
Ci hanno fornito una prima lista di prodotti urgenti:

Medicinali

  • Antinfiammatori/antifebbrili
  • Prodotti per ginecologia
  • Anti gastrite

Alimentari (a lunga scadenza)

  • Latte in polvere (1-2 crescita)
  • Riso
  • Pasta
  • Scatolame

Aggiorneremo questa lista in base alle loro richieste. A breve info sul punto della raccolta a Roma e sulla spedizione.
Per ulteriori info scrivere a: frahaitiana@gmail.com

Per aiuti per la missione in donazioni Fraternità Haitiana, è attiva la raccolta fondi

  • Codice Fiscale 97587250586
  • Per donazioni codice iban:
    Fraternità Haitiana
    Banca Monte Paschi di Siena, Roma Agenzia 126
    Codice Iban IT02V0103003317000000200433
    Causale ‘Aiuti per uragano Matthew Jérémie-Haiti’

A Torino la raccolta è organizzata dall’Associazione di Volontariato “Haititalia” presso la Chiesa di San Giuseppe, in via Santa Teresa 22. Si può consegnare anche al deposito di Settimo Torinese (zona casello tangenziale e A5 Torino-Aosta) previo appuntamento, telefonando a Madian Orizzonti onlus. Per altre info contattare Madian Orizzonti Onlus e Haititalia allo 011539045.

Immagine in evidenza | Delle persone osservano dalla costa un’onda generata dall’uragano Matthew, nei sobborghi di Kingston, Giamaica. (c) AP Photo/Eduardo Verdugo // via

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.