Trump Presidente | In Italia Emergenza Diritti Per Difendere I Bersagli D’odio

di Johanne Affricot - Pubblicato il 10/11/2016

Alla luce della vittoria di Donald Trump e del malessere, dell’ansia e del disagio che si stanno diffondendo negli Stati Uniti e in Europa, abbiamo deciso di condividere diversi punti di vista su quello che è successo, sul perchè è successo e su cosa si può e si dovrebbe fare per non affondare nel buio, nel pessimismo e nello sconforto, ma continuare a creare e costruire.

Paula Baudet Vivanco, segretaria nazionale AnSi (Associazione nazionale Stampa interculturale) ci parla di incitamento all’odio – Hate Speech – cittadinanza italiana e diritti negati.

Il Senato italiano lascia gli “Italiani senza cittadinanza” in balia dell’odio che negli USA ha incoronato Trump presidente dell’Hate Speech.

In una fase in cui i discorsi d’odio si affermano sempre più come discorso politico elettorale di grande impatto, e l’elezione del magnate Donald Trump negli Stati Uniti d’America ne è la dimostrazione evidente, un’analisi sui Paesi in cui tale pratica è già diffusa diventa doverosa, anche perché legata ad un tema che dovrebbe essere prioritario in Italia ma che di fatto non lo è mai diventato, indicando oggi delle irresponsabilità lampanti.

Infatti è ancora più amaro rendersi conto oggi di quanto i figli dell’immigrazione da questa parte dell’Oceano restino sistematicamente secondari per la classe dirigente italiana, che presenta sempre nuove scuse, di anno in anno, per non migliorare la legge sulla cittadinanza (legge n. 91 del 1992) e quindi tutelare anche con minimi strumenti chi in particolare è bersaglio di discorsi d’odio o rischia di diventarlo.

Come membro di questa società, di cui faccio parte dall’età di 7 anni ma riconosciuta sua cittadina solo dai 33 anni, trovo infatti assolutamente irresponsabile che i senatori e le senatrici italiani non approvino immediatamente la Riforma per l’acquisizione della cittadinanza italiana. Lo trovo un segnale così grave anche come osservatrice della realtà democratica italiana e in particolare oggi, alla luce del voto oltreoceano.

Perché non solo i nostri senatori si stanno rifiutando di riconoscere immediatamente i pieni diritti a chi è a rischio di espulsione dal proprio Paese, ancora legato ad un permesso di soggiorno assurdo per chi è nato o cresciuto qui, ma soprattutto stanno negando loro alcuni tra i principali strumenti democratici, come ad esempio quello di esercitare il diritto di voto, a questi “Italiani senza cittadinanza”. Ossia a chi è già o può diventare bersaglio del diffondersi crescente dei discorsi di odio da parte di politici che ne fanno sempre più il loro primo cavallo di battaglia.
griot-mag-italiani senza cittadinanza seconde generazioni stranieri riforma cittadinanza ius soli ius sanguinis flash mob-mohamedUn cavallo di battaglia rinvigorito ancor più dall’elezione del quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America, vincente sì in un sistema democratico, ma che traendo forza dall’odio mina i principi di uguaglianza, giustizia e rispetto che dovrebbero essere le basi di una democrazia.

Discorsi di odio che non sono opinioni ma che vengono tranquillamente ospitati ormai da anni dai principali Media italiani e dalla Stampa locale e che già stanno generando anche pratiche di odio nella nostra Italia, quando cittadini italiani si sentono così tranquillamente legittimati a perseguire chi ritengono il principale colpevole dei mali della società, individuando e colpendo chi, secondo loro, non ne fa o non ne dovrebbe fare proprio parte. Dopotutto il segnale più volte ribadito dai senatori di non votare la Riforma della legge per l’acquisizione della cittadinanza italiana non indica prepotentemente che anche per loro i figli dell’immigrazione non sono prioritari, ma fantasmi la cui esistenza e partecipazione alla società fin dall’infanzia non va riconosciuta immediatamente anche dalla legge?

Allora non sarà un caso che la presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, dopo aver ricevuto il 13 ottobre scorso alcuni rappresentanti del movimento #Italianisenzacittadinanza, che in quell’occasione le avevano chiaramente ribadito le loro preoccupazioni anche per l’avanzare dei discorsi d’odio, non abbia più fornito loro nessuna risposta, continuamente sollecitata, sulla calendarizzazione della Riforma. E a questo punto non sarà certo un caso che al momento la Riforma della cittadinanza risulti bloccata dagli oltre settemila emendamenti di un partito italiano che fa dell’hate speech il proprio pane quotidiano e il cui leader ha salutato con l’hashtag #oratoccaanoi la vittoria di Donald Trump, incoronato presidente dell’odio dall’elettorato.

Editoriale di Paula Baudet Vivanco, segretaria nazionale AnSi (Associazione nazionale Stampa interculturale)

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