Tre Giorni Di Coreografia Documentale Di Arkadi Zaides A Roma

Fra arte visiva e performance, tre lavori che mescolano indagini sul campo storico-forense, dispositivi tecnologici installativi, tematiche politiche, teatro, danza e robotica. Il 24, 25 e 26 novembre.

di GRIOT - Pubblicato il 23/11/2023
Arkadi Zaides, The Cloud. COURTESY l'artista e Orbita Spellbound

Per la prima volta a Roma, dal 24 al 26 novembre, il Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita | Spellbound – la cui programmazione è curata da Valentina Marini – presenta il lavoro di Arkadi Zaides, artista multidisciplinare di origini Bielorusse, residente in Francia e docente in Belgio.

Un’imperdibile occasione per scoprire l’opera di un artista internazionalmente riconosciuto per la vocazione a denunciare sul palcoscenico le più roventi questioni riguardanti diritti umani, per la capacità di fare luce sulle paure esistenziali dell’umanità e di portare in primo piano le grandi tematiche di un mondo in procinto di collassare. “Presentare una pratica artistica come quella che propone Arkadi Zaides, per un Centro Nazionale di Produzione della Danza vuol dire fare i conti con tutto quello che i corpi – e non solo la loro pratica coreografica ma anche la loro memoria, cosi come la loro assenza o il loro (ab)uso – suggeriscono in termini di riflessione, cosi come di responsabilità, in un momento storico dove la scena contemporanea deve recuperare fortemente questo valore, per restituire alla società il senso del Teatro come specchio del presente” commenta Valentina Marini a proposito della “coreografia documentale” di Zaides, basata sul rapporto fra corpi e archivi storico-politici.

Tre i progetti presentati fra Teatro Biblioteca Quarticciolo, Teatro Palladium e Spazio Rossellini: The Cloud, che affronta di petto le tematiche legate alla crisi climatica partendo da uno dei più grandi disastri ambientali nella storia recente: l’esplosione della centrale nucleare di Chernobyl; Talos incentrato sul rapporto fra tecnologia, pratiche di sorveglianza e movimenti migratori; e, infine, Necropolis, un lavoro che aspira a ridare dignità alle migliaia di migranti morti senza nome ai confini dell’Europa. “Il mio interesse si concentra su archivi molto specifici, quelli che documentano questioni politiche, in particolare legate ai territori di confine. Potremmo dire che sia Talos che Necropolis affrontano l’idea di confine politico, mentre The Cloud affronta un altro tipo di confine, quello tra il corpo e l’esterno. Quando l’esterno diventa pericoloso, la pelle diventa il confine. C’è quindi un tentativo di affrontare un certo problema sistemico e di vedere come la pratica artistica possa rispondere a queste realtà, evidenziando alcuni aspetti che potrebbero anche portare il pubblico a interrogarsi sulla propria responsabilità, sulla propria implicazione, sulla propria partecipazione a questo tipo di sistemi” sostiene Zaides.

Arkadi Zaides, Necropolis. Foto: Eike Walkenhorst. COURTESY l’artista e Orbita Spellbound

Si parte il 24 novembre al Teatro Biblioteca Quarticciolo con la prova aperta di The Cloud, una prima restituzione al pubblico della nuova creazione di Zaides, in residenza a Roma dal 20 novembre. The Cloud mette sotto la lente d’ingrandimento la catastrofe di Chernobyl seguendo il movimento effettivo della nube radioattiva, le sue ricadute e il pericolo che rappresenta ancora oggi per l’uomo. Una nube indagata anche come nuvola di dati che conduce la coscienza collettiva verso uno stato di paranoia e panico e immaginata come un “iper-oggetto”, ovvero – secondo le parole del filosofo britannico Timothy Morton – un elemento “massicciamente distribuito nel tempo e nello spazio rispetto agli esseri umani” che porta l’umanità a un collasso ecologico totale. Subito dopo la performance, l’incontro con l’artista a cura di Andrea Pocosgnich di Teatro e Critica.

Il 25 novembre ci si sposta al Teatro Palladium per Talos, uno spettacolo che nasce da un team di coreografi, drammaturghi e videoartisti guidati da Zaides per mettere in discussione l’omonimo inquietante progetto sviluppato negli anni scorsi dall’Unione Europea (e mai realmente testato) con l’obiettivo di creare un sistema avanzato per la protezione dei confini terrestri europei, basato su robot mobili e semi-autonomi. La performance intende rispondere ad alcune domande: che tipo di coreografia può nascere in prossimità dei confini? Quali strategie di restrizione definiscono il movimento? Dopo lo spettacolo, la serata prosegue con il talk dal titolo Documentary Choreography. Scenari geopolitici, iperoggetti e ricerca forense nel lavoro di Arkadi Zaides curato da Piersandra Di Matteo, curatrice, dramaturg e direttrice artistica del festival Short Theatre. Oltre all’artista, intervengono Andrea Costa di Baobab Experience e Lorenzo Pezzani di Liminal – Università di Bologna.

Il focus sull’artista bielorusso si chiude il 26 novembre allo Spazio Rossellini con lo sconvolgente Necropolis, un lavoro che sfida ogni città ospitante a misurarsi con il proprio sistema di accoglienza. Lo spettacolo – che prevede una ricerca territoriale sul campo al fine di rintracciare le morti di persone migranti, ricostruendone le vite, nonché geolocalizzandone le sepolture – nasce da una premessa precisa: a causa di uno squilibrato rapporto fra persone morte durante i movimenti migratori e risorse, pratiche e dinamiche burocratiche dell’Unione Europea, le procedure che consentono l’identificazione dei cadaveri spesso non viene neppure eseguita. In fondo al mare, sulle coste e nell’entroterra, una massa di corpi decomposti racconta dunque la storia di un soggetto collettivo il cui fantasma aleggia sul territorio europeo. Per ridare dignità a queste persone, Arkadi Zaides e il suo team si addentrano nella pratica forense in ogni città che il progetto attraversa, costruendo un nuovo deposito virtuale che documenta i resti di coloro la cui morte è ancora oggi per lo più sconosciuta. Uno struggente archivio in crescita continua che attraversa lo spazio e il tempo mettendo in relazione mitologie, storie, geografie e anatomie di quei corpi ammessi in Europa come cadaveri. E anche se nella Città dei Morti non c’è più nessun corpo che possa danzare, è proprio quel corpo dei corpi che Zaides intende riportare in vita.

Bio

Arkadi Zaides è un artista visivo indipendente di origine bielorussa, attualmente residente in Francia. In Israele si è esibito per diverse compagnie come la Batsheva Dance Company e la Yasmeen Godder Dance Group prima di intraprendere una carriera indipendente nel 2004. Ha conseguito un master presso la AHK Academy of Theatre and Dance di Amsterdam (NL). Attualmente sta conseguendo il dottorato di ricerca congiunto presso l’Università di Anversa e l’Università di Ghent. È membro del gruppo di ricerca CORPoREAL presso il Royal Conservatoire Antwerp e membro di S:PAM (Studies in Performing Arts & Media) presso l’Università di Ghent. Le sue performance e installazioni sono state presentate in numerosi festival di danza e teatro, musei e gallerie in Europa, Nord e Sud America e Asia. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui un premio per la dimostrazione dell’impegno nelle questioni dei diritti umani, assegnato a Zaides dalla Emile Zola Chair for Interdisciplinary Human Rights Dialogue (IL).

PROGRAMMA

24 Novembre – Teatro Biblioteca Quarticciolo, H. 20:30, THE CLOUD – prova apert

A seguire l’incontro con l’artista, a cura di Andrea Pocosgnich

Progetto in residenza dal 20 al 24 Novembre nell’ambito della rassegna Lotto TBQ

25 Novembre – Teatro Palladium, H. 20:30, TALOS

A seguire il talk dal titolo Documentary Choreography. Scenari geopolitici, iperoggetti e ricerca forense nel lavoro di Arkadi Zaides
a cura di Piersandra Di Matteo/Short Theatre

Intervengono: Arkadi Zaides, Andrea Costa/Baobab Experience
e Lorenzo Pezzani/Liminal Università di Bologna, coordina Piersandra Di Matteo

26 Novembre – Spazio Rossellini, H. 20:30, NECROPOLIS

in collaborazione con ATCL
A seguire l’incontro con l’artista

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