La Tate Di Londra Omaggia La Saye E Artisti Lanciano Il Khadija Saye Memorial Fund

di GRIOT - Pubblicato il 26/07/2017

Il 14 giugno scorso il rogo della Grenfell Tower di Londra si è portato via le vite di decine e decine di persone (79 è la cifra ufficiale rilasciata dalle autorità anche se il bilancio purtoppo è destinato a salire.) Tra le vittime di questa tragica vicenda ci sono i due giovani architetti italiani Gloria Trevisan e Marco Gottardi e l’artista britannica di origini gambiane, Khadija Saye (Londra, 1992 – 2017).

25 anni e una promettente carriera davanti, solo due mesi fa Saye aveva condiviso con i suoi amici la sua gioia, postando un’immagine da Venezia e scrivendo: “È stato un vero viaggio, pieno di lacrime, alti e bassi, ma mamma sono un’artista che va in mostra alla Biennale di Venezia e le benedizioni sono tante!”

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(c) Khadija Saye, via twitter

La sua serie Dwelling: in this space we breathe (2017) al momento è esposta nel Padiglione della Diaspora alla Biennale di Venezia e questa settimana la Tate di Londra ha deciso di esporre nella sua galleria per la memoria uno dei lavori della serie Dwelling, Sothiou (2017), in memoria delle vittime dell’incendio.

L’artista aveva frequentato la University for the Creative Arts, laureandosi nel 2013. Il suo lavoro si focalizzava sulla fotografia e i temi che esplorava di più erano la religione e il multiculturalismo. Il suo studio si trovava in quella maledetta torre, al ventesimo piano, un appartamento condiviso con la madre, tra i soggetti ricorrenti delle sue opere, morta anche lei nell’incendio.

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via twitter

Saye era molto amata e apprezzata nell’ambiente, tanto che gli artisti Dave Lewis, Nicola Green e la direttrice dello spazio d’arte PEER, a Londra, Ingrid Swenson, hanno deciso di lanciare due campagne di crowfunding in suo onore, per creare un Khadija Saye Memorial Fund a sostegno del potenziale di giovani artisti emergenti.

“Khadija era una vera artista che aveva una visione della vita sensibile e singolarmente generosa. Ci mancherà molto. Per conto di tutti quelli coinvolti nella vita artistica di Khadija, abbiamo deciso di lanciare questo fondo per aiutare altre persone a inseguire la loro passione artistica,” si legge in una nota scritta da Nicola Green.

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Cow Horn (2017), di Khadija Saye, Nak Bejjen. Dalla serie ‘Dwelling: in this space we breathe’‘ | Studio of Nicola Green

La stessa Creative Access, la no profit che ha l’obiettivo di posizionare giovani artisti e persone di altre culture e minoranze nelle organizzazioni culturali del paese (la Saye nel 2015 aveva ottenuto una borsa di studio grazie a questa organizzazione) ha lanciato da poco un fondo che porta il suo nome e che finanzierà i tirocini creativi.

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