Roots Manuva | La Voce Urbana Del Regno Unito è Tornata

di Celine Angbeletchy - Pubblicato il 23/10/2017

Sereno e impegnato a farsela prendere bene prima dello show, Rodney Smith aka Roots Manuva, chiacchera e balla tra la folla mentre DJ Snuff scratcha tracce hip hop anni ‘90.
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Siamo ad Archspace, a Hackney (Londra), dove il rapper considerato uno degli artisti più influenti nella storia della musica inglese sta per esibirsi ad uno show organizzato da Soundcrash per promuovere il suo tour inglese.

Ve lo ricorderete per l’iconico pezzo “Witness (1 Hope)” tratto dal suo secondo album Run Come Save Me del 2001, ma da allora il rapper e producer ha continuato il suo percorso musicale riuscendo a mettere insieme un profilo artistico che lo ha reso un punto di riferimento ed un role model per migliaia di MC in tutto il mondo.

Roots Manuva vanta una carriera che gli ha permesso di sperimentare una varietà di generi, dall’hip-hop, alla dub, al funk, alla musica elettronica (come dimostra anche nel suo show con un intermezzo reggae accompagnato dal vocalist Ricky Rankin e dalla manager Alex Watson,) e di collaborare con moltissimi artisti importanti, tra cui, di recente, anche Sky dei Morcheeba – ci ha rivelato.  Ma Roots Manuva è anche un artista che ha lasciato il segno nel mondo del rap inglese tanto da aggiudicarsi un MOBO awards come miglior artista Hip-Hop, una nomination al Mercury Prize e l’etichetta “the urban voice of Britain”.

Abbiamo incontrato Rodney dopo il concerto e ci siamo tolti un sacco di curiosità su chi considera essere le nuove voci nel rap inglese, sui suoi esperimenti musicali, sul rapporto con suo padre, su Londra e molto altro.
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GRIOT: Ormai sono passati quasi vent’anni da quando è uscito il tuo album di debutto Brand New Second Hand su Big Dada, e al tempo ti etichettarono “la voce urbana della Gran Bretagna”. Chi pensi chi siano oggi le voci della Gran Bretagna urbana del 2017?

Roots Manuva: Oggi tutti gli occhi sono su Nadia Rose, Dizzie Rascal, Solid Crew e tantissimi altri, ascolto la loro musica ma non ricordo mai i loro nomi. La lista è lunghissima e c’è da dire che questo è un momento perfetto per essere un artista inglese, perché il mondo sembra essere felice di consumare la nostra musica, amano il nostro il nostro stile.

Quale consiglio daresti a giovani MC che stanno cercando di sfondare nel mondo della musica al giorno d’oggi, come hai fatto tu vent’anni fa?

Devi essere un multi-tasker per essere un giovane MC, DJ,  promoter e così via. Non puoi solo dipendere dall’anticipo che ti da l’etichetta discografica. Devi laurearti, devi prendere seriamente la tua istruzione e devi crearti una carriera parallela, perché questo tipo di business non fa prigionieri e può distruggere, anche uccidere le persone. Non è una passeggiata, è molto complicato.

Durante la tua carriera musicale hai sperimentato con quasi tutti i generi, in quali nuovi generi ti stai avventurando al momento?

Di recente stiamo sperimentando un nuovo genere, suburban blues, come lo chiama la mia manager Alex Watson. Lei ha vissuto in periferia ed è veramente affascinata da questo ambiente sociale, inoltre ha anche un background blues e quindi al momento stiamo lavorando su questo. Ci vuole tempo, sai, i generi non si creano in un giorno. La musica e i movimenti richiedono molto tempo per formarsi, è una di quelle cose che non puoi fare in fretta, devi fare la cosa giusta al momento giusto.

È vero che stai componendo un’opera sulla fine del mondo? Raccontaci.

Sì, ma non è esattamente sulla fine del mondo. Si tratta di un viaggio su un pianeta in un’altra galassia. L’opera è su questo viaggio, le lotte e gli ostacoli che si incontrano nell’incapsulare la civiltà in un’entità unica da esportare. Sarà un opera principalmente strumentale senza un testo preciso, ci sono dei ritornelli ricorrenti, ma niente testo.
griot mag roots manuva intervista interview_1Tu sei di Londra. Come è cambiata questa città, musicalmente parlando?

Londra si è aperta. Quando avevo vent’anni avevo una compagnia di sicurezza privata e se si trattava di uscire c’era quasi solo house. Oggi puoi uscire qualsiasi giorno della settimana e ascoltare qualsiasi genere. La scena delle jam session è davvero attiva e fiorente al momento e Londra è un luogo incredibile, c’è una varietà straordinaria.

Torni mai nel tuo quartiere, Stockwell?

Sì, ho ancora la mia stanza a casa di mio padre. Lo vado a spesso a trovare, lui è un predicatore, quindi la mia musica non gli è mai piaciuta. Sta aspettando che faccia un album gospel, ma la mia fede non è salda quanto lo era un tempo, quindi non sono pronto a farlo. Perché in realtà mio padre vuole essere un produttore, vuole produrre il mio album, ma mi da ai nervi, dice sempre “Non sai cantare! Non sai cantare! ” e io rispondo “Papà sto davvero cercando di fare il mio meglio”. La vita familiare è bellissima, meravigliosa.

Sei mai stato in Italia? Cosa ne pensi?

Sono stato a Milano e a Napoli. Mi piace, è un posto molto interessante soprattutto le signore e le loro pellicce! Secondo me sono veramente strane! Secondo me, ovviamente!

Roots Manuva suonerà il 26 ottobre a Leeds, il 27 Ottobre al Troxy Theatre di Londra, il 28 a Oxford e il 2 e 3 Novembre a Glasgow e Manchester. Puoi trovare più informazioni sul tour qui.

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Tutte le immagini | Foto di Celine Angbeletchy

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Sono una persona molto eclettica con un’ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui creo beat, ballo, canto, suono, scrivo, cucino e insegno in una scuola internazionale.