Per Un Figlio | L’esordio Del Regista Suranga Katugampala è Una Storia Universale

di Johanne Affricot - Pubblicato il 26/03/2017

“Se non puoi pregare Dio, prega tua madre.” Non è un detto italiano. È un detto che gira in quel del Sri Lanka, ci ha svelato Suranga D. Katugampala, regista cingalese-italiano ventinovenne che pochi giorni fa ha presentato a Roma in anteprima per la stampa la sua opera prima, Per un Figlio. La figura della madre e il suo ruolo all’interno della società e della famiglia però sono talmente universali che i confini geografici in questo film si sciolgono come neve al sole mentre i concetti di appartenenza e identità si riempiono e svuotano di tutti quei significati che ogni santissimo giorno proviamo a dargli.

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Suranga D. Katugampal, (c) Johanne Affricot

Per un Figlio racconta la storia di Sunita, una donna srilankese – una guerriera – di mezz’età che vive da diversi anni nella provincia di Verona. Molto legata alle sue tradizioni, le sue giornate sono colme di solitudine. Una solitudine accentuata dal doversi occupare di un’anziana signora malata e dall’assenza di rapporti con un figlio che non riesce a capire, un diciasettenne veronese in continua lotta con la sua cultura d’origine e tutto ciò che la rappresenta, anche sua madre.
griot-mag-_per-un-figlio-_suranga-katugampala-srilanka-esordisce con un'opera prima che parla un linguaggio universaleUna trama semplice, potreste dire. Una storia che i più potrebbero confinare al solo mondo dell’immigrazione e delle cosidette seconde generazioni. Eppure il dosaggio dei dialoghi (pochi,) sostituiti da silenzi assordanti, lo scontro tra costumi (generazionali e culturali,) la fisicità (o non fisicità) del rapporto madre-figlio, il fare sega a scuola, le canne, gli appetiti sessuali riescono a spostare lo sguardo e la percezione su dinamiche condivise, usate da Katugampala per creare quel “ponte di comunicazione” tra mondi apparentemente distanti: cingalesi e italiani, italo-cingalesi e cingalesi.
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Sostenere che Per un Figlio sia un gioiellino del cinema d’autore non è lontano dalla realtà e questo per diverse ragioni. La prima è che il film porta la firma di un regista con una doppia cultura, che ha gli occhi e le esperienze realmente vissute per poter raccontare questa storia. Inoltre nel cast ci sono altissime professionalità che dallo Sri Lanka sono venute in Italia per prendere parte a questo lungometraggio: Kaushalya Fenando, la protagonista (ho amato moltissimo nel suo ruolo di madre) è infatti una delle attrici più rinomate del suo paese, premiata nel 2009 con la Camera d’Or a Cannes per il film Between Two Worlds; Channa Deshapriya invece è un celebre direttore della fotografia dello Sri Lanka.
griot_-mag-_per-un-figlio-_suranga-katugampala-srilanka-esordisce con un'opera prima che parla un linguaggio universaleLa seconda è che tutti gli attori non hanno seguito un copione, dei dialoghi precisi, ma hanno attinto alle loro sensazioni, improvvisando e dando vita a un’incredibile trasposizione della realtà che è frutto della naturalezza del momento (molto toccanti anche le interpretazioni di Julian Wijesekara, diciottenne milanese-cingalese alla sua prima esperienza di attore – interpreta il figlio, – e di Nella Pozzerle, veronese, l’anziana signora malata.) La terza è che attorno a questo film si è stretta, come ci ha rivelato il regista, l’intera popolazione srilankese di Verona e anche molti italiani, permettendo la realzizzazione del film.
griot_-mag-_per-un-figlio_-_suranga-katugampala-srilanka-esordisce con un'opera prima che parla un linguaggio universale“Prima di fare qualsiasi cosa, il lavoro migliore e più importante che possiamo fare è ascoltare le persone marginalizzate e aiutarle ad amplificare la loro voce piuttosto che prendere l’iniziativa di parlare a nome loro,” scrive una white African feminist in un articolo che leggevo poco tempo fa – Fighting the White Saviour Feminist in Me. Una frase che mi è ritornata in mente quando Antonio Augugliaro, regista di Io sto con la sposa e produttore con Gina Films di Per un figlio, ha preso la parola dopo la fine della proiezione. “La scelta di produrre questo film parte da un innamoramento. Mi sono appassionato vedendolo e ho sentito l’esigenza che un’opera di questo tipo dovesse essere divulgata il più possibile in questo paese, sia perché è bello e molto intenso, sia perché credo che sia arrivato il momento per l’Italia di diventare un po’ più matura dal punto di vista cinematografico, arrivando a raccontare con gli occhi e lo sguardo di chi queste storie le ha vissute in prima persona questo nuovo immaginario.

Per un figlio uscirà questa settimana con un tour in giro per le sale italiane a partire dal 30 marzo. Poche date. Andare al cinema a vederlo è un’azione politica per spostare il dibattito sull’immigrazione dalla cronaca alla cultura. Il film è promosso anche dagli Italiani Senza Cittadinanza. Non perdetelo. Qui trovate date, città, cinema e orari di programmazione aggiornati in tempo reale.

Suranga D. Katugampala è un regista italiano di origine srilankese. Dopo i primi anni passati nel suo paese di origine, Katugamapala emigra in Italia assieme alla famiglia. Qui coltiva la passione per il cinema d’autore. Si laurea in informatica multimediale e conseguentemente lavora come docente per wokshop di videonarrazione. Dopo vari corti sperimentali, nel 2013 realizza una webserie, ‘Knatu – Tempeste’, progetto a budget zero in cui narra le vicissitudini della popolazione srilankese in Italia. Amante del viaggiare, nel 2014 si sposta via terra dall’Italia allo Sri Lanka, esperienza che gli apre nuove prospettive.

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.