Padiglioni Africani E Prospettive Diasporiche Alla Biennale Di Venezia 2024

In occasione della 60° Esposizione Internazionale d'Arte Stranieri Ovunque (20 aprile - 24 novembre), ecco la nostra lista di cosa vedere—inclusi gli indirizzi precisi dei luoghi per non perdersi tra vaporetti, calli e palazzi. Oltre 90 artistɜ per 18 padiglioni.

di GRIOT - Pubblicato il 16/04/2024
Tesfaye Urgessa. COURTESY the artist

BENIN

Il Benin ha fatto il suo primo annuncio di partecipazione alla Biennale di Venezia. Co-curata da Azu Nwagbogu, Madame Yassine Lassisi e Franck Houndegla, la mostra inaugurale mira a connettere la produzione artistica contemporanea del Benin con il discorso globale sui movimenti di restituzione e decolonizzazione. Offrendo una prospettiva nuova, il team curatoriale porta sul palcoscenico della Biennale il tema Everything Precious is Fragile. La mostra presenterà quattro artistɜ beninesi: Romuald Hazoumé, Chloe Quenem, Ishola Akpo e Moufoli Bello. Ogni artista creerà opere site-specific, contribuendo a un dialogo sulla fragilità della preziosità nel contesto del paesaggio artistico del Benin.

Venue
Arsenale
Venezia

Ishola AKPO, Traces of a Queen IV series, 2020. Collage and sewing on paper, cotton threads. AGBARA Women Project. COURTESY the artist.

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CAMERUN

Dopo il debutto nel 2022, la Repubblica del Camerun torna alla ribalta della 60ª Biennale di Venezia  con il progetto Nemo propheta in patria, che invita cinque artistɜ camerunesi e otto artistɜ internazionali provenienti da Italia, Germania, Paesi Bassi, Francia, Colombia e Cina. Tra lɜ artistɜ locali figurano Jean Michel Dissake, Hako Hankson, Kendji & Ollo Arts, Patrick-Joël Tatcheda Yonkeu, Guy Wouete, mentre la formazione internazionale comprende Angelo Accardi, Julia Bornefeld, Cesare Catania, Adélaïde Laurent-Bellue, Franco Mazzucchelli, Rex e Edna Volcan, Giorgio Tentolini e Liu Youju.

Ispirato dal tema della Biennale Stranieri Ovunque, il progetto espositivo, guidato dal commissario Serge Achille Ndouma e dai curatori Paul Emmanuel Loga Mahop e Sandro Orlandi Stagl, esplora un tema onnipresente in tutte le epoche. L’adagio latino “Nemo propheta in patria” (Nessuno è profeta nella propria terra) sottolinea la circostanza comune per cui le persone raramente ricevono consensi e riconoscimenti nel loro luogo di nascita, ma li trovano piuttosto tra lɜ stranierɜ.

In questo contesto, unǝ “profeta” è semplicemente una persona incompresa dallɜ suoɜ contemporaneɜ e compatriotɜ a causa della sua natura divergente. Questǝ individuǝ non si distingue necessariamente per livelli estremi di talento o genialità, ma per la sua capacità di vedere oltre, di percepire ciò che lɜ altrɜ trascurano, di anticipare il cambiamento e di pensare in modo diverso dalla massa. Di conseguenza, spesso si scontrano con l’incomprensione, soprattutto all’interno della loro comunità di origine, dove ci si aspetta la conformità alle “norme” del gruppo.

Venue
Palazzo Donà delle Rose,
Fondamente Nove, 5038
Veenzia

Patrick Joël Tatcheda Yonkeu, Ascèse-Diptych, 2018. COURTESY the artist

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CONGO, REPUBBLICA DEMOCRATICA

La Repubblica Democratica del Congo brillerà sotto il tema LITHIUM, attraverso la pratica artistica del collettivo di artistɜ Kongo Astronauts: Aimé Mpane, Eddy Kamuanga Ilunga, Eddy Ekete, Jean Katambayi Mukendi, Cédric Sungo, Steve Bandoma, Eléonore Hellio e Michel Ekeba, orchestrato dai curatori Joseph Ibongo Gilungula e Michele Gervasuti, James Putnam.

Venue
Gervasuti Foundation – Palazzo Canova
Calle longa Santa Caterina,
Cannaregio 4998 – 5001/a

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EGITTO

L’artista di Alessandra d’Egitto Wael Shawky rappresenterà l’Egitto alla 60° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia. Narratore naturale, Shawky prende spunto da riferimenti storici e letterari per le sue narrazioni immersive che intrecciano favola, fatti e finzione per affrontare le nozioni comuni di identità nazionale, religiosa e artistica. Basato su ampi periodi di ricerca e approfondimento, il suo lavoro attraverso film, performance, pittura, disegno e scultura inverte e riformula la cultura contemporanea attraverso la lente della tradizione e degli eventi storici. Per il Padiglione egiziano, Shawky ha creato Drama 1882, una versione filmata di un’opera musicale originale diretta, coreografata e composta dall’artista, incentrata sulla rivoluzione nazionalista egiziana degli Urabi contro l’influenza imperiale (1879-82). Il 1882 fu l’anno in cui la rivolta fu soffocata dagli inglesi, che occuparono l’Egitto fino al 1956. Il film è accompagnato da vetrine, sculture, dipinti, disegni e uno specchio a rilievo realizzato a Murano.

Venue
Giardini
Venezia

Wael Shawky, Al Araba Al Madfuna III, 2016, HD-video, 27,2 min. Photo: David Stjernholm. COURTESY the artist

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ETIOPIA

La mostra inaugurale del Padiglione Etiopia presenterà le opere di Tesfaye Urgessa. Il noto scrittore e radiocronista Lemn Sissay OBE FRSL assume il ruolo di curatore per questa importante esposizione. Nato nel 1983 ad Addis Abeba, Urgessa ha iniziato il suo percorso artistico alla Ale School of Art and Design dell’Università di Addis Abeba, sotto la guida dello stimato maestro moderno Tadesse Mesfin. La sua ricerca artistica è proseguita alla Staatlichen Akademie der Bildenden Künste di Stoccarda, dove si è immerso nell’eredità del neo-espressionismo tedesco e nell’etica della London School of Painters. L’inconfondibile lessico artistico di Urgessa intreccia l’iconografia etiope con una profonda venerazione per la pittura figurativa tradizionale. Le sue opere approfondiscono i temi della razza e della politica, dell’identità all’interno di contesti domestici intimi, offrendo una toccante esplorazione delle narrazioni sociali.

Venue
Palazzo Bollani
Castello 3647
Venezia

Tesfaye Urgessa, Love Doesn’t Grow on Trees 2, 2022. COURTESY Saatchy Yates and the artis

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COSTA D’AVORIO

Simon Njami è stato scelto per curare questo padiglione. Intitolata The Blue Note, la mostra presenterà le opere di cinque artistɜ ivorianɜ, Jems Koko Bi, François Xavier Gbré, Sadikou Oukpedjo, Franck Abd-Bakar Fanny e Marie Claire Messouma, ispiratɜ dalla nota blu della musica jazz, che trae origine dalla musica dellɜ africanɜ schiavizzatɜ.

Venue
Centro Culturale Don Orione Artigianelli
Dorsoduro 947
Venezia

View of Marie-Claire Messouma Manlanbien: L’être, L’autre et L’entre (The Being, the Other and the Between), 2023, Palais de Tokyo, Paris. COURTESY

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KENYA

Seguendo il tema Roots of Return, il padiglione del Kenya sarà curato da Milka Mugo e Edward Mwaura Ndekere. Tra lɜ artistiɜ selezionatɜ in rappresentanza del Paese figurano Elkana Ong’esa, Gerald Oroo Motondi, Robin Okeyo Mbera, John Tabule Abuya Ogao, Peter Kenyanya Oendo e Charles Duke Kombo.

Venue
In fase di annuncio

Gerald Oroo Motondi, Suprise move at Mosan Museum, South Korea, 2009. COURTESY the artist

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NIGERIA

La Nigeria presenterà il suo secondo padiglione in assoluto dopo la sua prima partecipazione nel 2017. Organizzato ufficialmente dal Museum of West Africa Art (MOWAA), il padiglione è curato da Aindrea Emelife, curatrice di Moderna e Contemporanea del Museum of West African Art di Benin City. Intitolato Nigeria Imaginary, le mostre del padiglione presenteranno un gruppo intergenerazionale di nove artistɜ nigerianɜ e nigerianɜ diasporicɜ, tra cui Tunji Adeniyi-Jones, Ndidi Dike, Onyeka Igwe, Toyin Ojih Odutola, Abraham Oghobase, Yinka Shonibare, Fatimah Tuggar e Precious Okoyomon, che “esplorano diverse prospettive e idee costruite, memorie e nostalgie per la Nigeria, con una portata intergenerazionale e intergeografica.”

Venue
Palazzo Canal, Rio Terà Canal, Dorsoduro 3121
Venezia

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PAESI BASSI

Il collettivo di artistɜ congolesi Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise (CATPC) rappresenta i Paesi Bassi, con il sostegno dell’artista Renzo Martens e del curatore Hicham Khalidi. Il collettivo è composto da diversɜ artistɜ, tra cui Matthieu Kasiama Kilapi, Ced’art Tamasala e Lisette Mbuku Kimpala, che presenteranno nuove opere d’arte nell’ambito del loro impegno di lungo termine a favore della piantagione di Lusanga, affinché “venga liberata, rigenerata e ritrasformata in foreste sacre, così come il loro impegno per un progetto più ampio di revisione spirituale, etica ed economica”. La mostra sarà esposta al Padiglione Rietveld di Venezia e contemporaneamente al White Cube di Lusanga (RDC).

Venue
Giardini

View of Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise, SculptureCenter, New York, 2017. Photo: Kyle Knodell. COURTESY

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SENEGAL

Il Padiglione del Senegal debutta alla Biennale di Venezia di quest’anno, con il tema Bokk – Limites. Il padiglione esporrà le opere di Alioune Diagne, pittore noto per la sua tecnica di creare immagini di persone in movimento e di svago attraverso tratti disparati che si fondono armoniosamente quando osservati da lontano. Diagne ha giustamente definito il suo stile “figuro-astratto”, a riconoscimento del modo unico in cui operano i suoi dipinti. A curare il padiglione Bokk – Bound, Massamba Mbaye spiega che ha scelto il termine “Bokk” dalla lingua wolof, che si traduce in “ciò che è condiviso” o “tenuto in comune”.

Venue
Arsenale
Venice

Alioune Diagne, Photo © Laurent Edeline. © Courtesy of the artist and TEMPLON, Paris, Brussels, New York

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SUD AFRICA

Il Padiglione del Sud Africa alla 60a Biennale di Venezia 2024 – intitolato Quiet Ground – presenta un’installazione sonora multidisciplinare del collettivo artistico MADEYOULOOK, composto da Molemo Moiloa e Nare Mokgotho. Curata da Portia Malatjie, l’installazione, intitolata Dinokana (2024), è il culmine di sette anni di ricerca nel nord del Sud Africa, per esplorare le storie di lavoro sulla terra e le infrastrutture tradizionali di riparazione della terra. Dinokana approfondisce le esperienze dei popoli Bahuruste e Bakoni, evidenziando i cicli di sradicamento e ritorno, e il significato di recupero della terra. Facendo riferimento alle infrastrutture storiche di recupero e alle tecnologie idriche tradizionali, l’installazione incarna le connessioni spirituali di lunga data con l’acqua e la terra, essenziali nella vita sud africana. Al centro di Dinokana c’è una composizione sonora a 8 canali che mette in primo piano il potere della pioggia e dell’acqua nella società sud africana. Attraverso registrazioni sul campo, interviste e un paesaggio costruito che ricorda le terrazze di Bokoni, l’installazione cattura l’essenza del ruolo della pioggia nel recupero e nella rigenerazione.

Sullo sfondo della storia della migrazione forzata e dell’espropriazione della terra in Sud Africa, Quiet Ground esplora il risanamento personale e comunitario nel contesto del sentirsi “stranierɜ a casa”.

Il lavoro sonoro, della durata di 20 minuti, inizia all’ora e poi di nuovo alla mezz’ora.

Venue
Arsenale
Sala d’armi Nord
Venezia

TANZANIA

La Tanzania, alla sua prima apparizione alla Biennale di Venezia, presenterà quattro artistɜ, ciascun dellɜ quali avrà uno spazio dedicato. Selezionatɜ dal curatore Enrico Bittoto, lɜ artistɜ presenteranno i loro lavori, che esplorano il concetto di Othet. Lutengano Mwakisopile e Happy Robert si concentreranno sulle migrazioni da e verso l’Occidente, riflettendo rispettivamente sul colonialismo e sulla diaspora, mentre Haji Chilonga e Naby immagineranno il futuro della Tanzania da prospettive contrastanti.

Venue
La Fabbrica del Vedere
Calle del Forno 3857
Venezia

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UGANDA

Dopo il debutto nel 2022, il Padiglione ugandese torna a Venezia con la mostra Wan Acel, Alur per We are one. Curata da Juliana Naumo Akoryo e Elizabeth Acaye  (Menzione Speciale 2022), presenterà le opere del Collettivo di tessitorɜ artigianɜ composto da 26 persone, tra cui Sana Gateja, Taga Nuwagaba, Xenson Ssenkaba, Jose Hendo e Odur Ronald. La mostra vuole essere un’istantanea della scena ugandese nella sua forma attuale.

Venue
Bragora Gallery
Castello 3496
Venezia

View of Odur Ronald’s Muwawa, 2021. Photo: Tamie Clicks. COURTESY

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ZIMBABWE

Lo Zimbabwe sarà rappresentato da un gruppo di sei artistɜ in un padiglione intitolato Undone: Gillian Rosselli, Kombo Chapfika, Moffat Takadiwa, Sekai Machache, Troy Makaza e Victor Nyakauru. Guidato dallɜ direttorɜ artisticɜ Raphael Chikukwa e Fadzai Veronica Muchemwa, il padiglione dello Zimbabwe promette un progetto stimolante e arricchente, offrendo uno sguardo sulla vibrante creatività artistica del Paese.

Moffat Takadiwa, The Afronauts, 2021. COURTESY the artist

Venue: Santa Maria della Pietà
Castello 3701
Venezia

PROSPETTIVE DIASPORICHE

CANADA

Kapwani Kiwanga è riconosciuta come una dellɜ artistɜ contemporaneɜ più acclamatɜ del Paese, il cui lavoro di ricerca è ispirato da storie emarginate o dimenticate e si articola attraverso una serie di media che includono scultura, installazione, video e performance. La sua presentazione a Venezia sarà curata da Gaëtane Verna, direttrice esecutiva del Wexner Center for the Arts. L’artista è stata selezionata da espertɜ canadesi di arte contemporanea.

Venue
Giardini
Venezia

Kapwani Kiwanga, Terrarium. Installation view at La Biennale di Venezia, 2022. COURTESY La Biennale di Venezia

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FRANCIA

Il comitato di selezione, presieduto da Chiara Parisi e Catherine Colonna, Ministra dell’Europa e degli Affari Esteri e Rima Abdul Malak, Ministra della Cultura, ha scelto Julien Creuzet per rappresentare la Francia alla 60ª Biennale di Venezia. Artista visivo e poeta, intreccia attivamente queste due pratiche attraverso amalgami di scultura, installazione e interventi testuali che spesso affrontano la sua esperienza diasporica. Ispirato dalle riflessioni poetiche e filosofiche di Aimé Césaire e Édouard Glissant sulla creolizzazione e la migrazione, il lavoro di Creuzet si concentra sulla travagliata intersezione tra la storia della Martinica e gli eventi della modernità europea.

Julien Creuzet, Prix Duchamp 2021. Installation view at Centre Pompodiou, Paris, 2021. COURTESY the artist and High Art, Paris / Arles.

Venue
Giardini
Venezia

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GRAN BRETAGNA

L’artista e regista John Akomfrah rappresenterà la Gran Bretagna a Venezia. Akomfrah è noto per i suoi film d’arte e le sue installazioni video multicanale, che esplorano temi importanti come l’ingiustizia razziale, le eredità coloniali, le identità diasporiche, la migrazione e il cambiamento climatico.  L’artista londinese è salito alla ribalta nei primi anni Ottanta come membro del Black Audio Film Collective (BAFC), un gruppo di sette artistз fondato nel 1982. Il primo film del BAFC fu Handsworth Songs (1986), che esplorava gli eventi legati alle rivolte del 1985 a Birmingham e a Londra. Negli ultimi anni, le sue opere video multicanale si sono evolute in ambiziose installazioni multischermo esposte in gallerie e musei di tutto il mondo. Nel 2017 ha vinto il premio Artes Mundi, il più importante riconoscimento del Regno Unito per l’arte internazionale. In precedenza ha partecipato alla Biennale di Venezia con l’opera Four Nocturnes, commissionata per il padiglione inaugurale del Ghana nel 2019.  Tarini Malik è la curatrice associata del Padiglione britannico.

John Akomfrah, Four Nocturnes, 2019, three channel HD colour video installation, 50 min. © Smoking Dogs Films. Courtesy Smoking Dogs Films and Lisson Gallery

Venue
Giardini
Venezia

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PORTOGALLO

Monica De Miranda, Path to the Stars, 2022. COURTESY the artist

Le artiste-curatrici Mónica de Miranda, Sónia Vaz Borges e Vânia Gala presenteranno alla Biennale di Venezia del 2024 un “Giardino creolo” intitolato Greenhouse. Il giardino funzionerà come scultura, scuola, palcoscenico e installazione. La creazione multiforme contemplerà le intersezioni tra natura, ecologia e politica, nonché le interazioni tra pubblico, comunità e artistɜ.

Venue
Palazzo Franchetti, San Marco 2842
Venezia

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