Né Baraccopoli Né Safari | OFF TO è Il Nuovo Indie Magazine Sull’Africa Urbana

Dopo che il numero inaugurale ha esplorato la città beniamina di tutti/tutte, Accra, il secondo numero della rivoluzionaria rivista cartacea indipendente OFF TO si dirige verso la sfuggente megalopoli nella Repubblica Democratica del Congo, Kinshasa.

di Eric Otieno - Pubblicato il 26/05/2021
OFF TO. Foto di Nizar Sale. COURTESY

Due anni fa mi sono imbattuto nella miniserie Africa Riding (2018), su Youtube. A parte il gioco intelligente di parole che fa sulla problematica nozione di “Africa Rising”, quello che ho trovato avvincente mentre guardavo i brevi episodi era l’angolazione: l’esplorazione della cultura urbana nelle città africane attraverso la prospettiva deə giovanə che le attraversano. Novellə skater ad Accra e Dakar, ciclistə di BMX a Kampala e  pattinatorə a Kigali, per i/le quali “the ride” era un luogo di gioia e rifugio. La serie si è distinta perché anche i contenuti passabili sull’Africa urbana sono rari, e su YouTube molti di questi restano all’ombra dei contenuti sulla “vera” Africa: tour per gli slum e safari nella savana.

Mentre googolavo su internet, dopo aver scoperto il numero inaugurale di un magazine cartaceo indipendente—su Instagram orbita sotto l’hashtag #AnAfricanCityStory—ho riconosciuto la giornalista e regista franco-senegalese Liz Gomis, co-regista dell’episodio su Kigali della serie Africa Riding. Da amante della città africana quale mi considero, OFF TO magazine, fondato da Gomis meno di due anni fa, è stato amore a prima vista. Tre giorni dopo, quando è arrivato il pacco contenente la rivista fresca di stampa di 150 pagine, mi ha conquistato. Dopo l’uscita di febbraio 2021, anche il secondo numero di OFF TO è arrivato rapidamente sulle mie ginocchia.

A differenza di Accra, non sono mai stato a Kinshasa (ancora), ma in generale mantengo alti livelli di curiosità per le città africane. Un senso di spazio e di luogo distorti dal colonialismo e dai suoi strascichi significa che da africano orientale, una città anglofona dell’Africa occidentale la sentirò più familiare di una città francofona in Africa centrale, anche se quest’ultima, come nel mio caso, è molto più vicina a casa. In questo contesto, qualsiasi pubblicazione che punta a raccontare #AnAfricanCityStory in due lingue ampiamente parlate nel continente (francese e inglese) è a detta di tutti rivoluzionaria.

La mia curiosità è stata generosamente ricompensata. Dopo sole poche pagine ho appreso che Kinshasa è la quinta città più costosa del mondo, e che un quinto dei suoi 15 milioni di residenti fatica a mettere il cibo in tavola ogni giorno, nonostante l’oscena quantità di denaro minerario che lì circola ogni giorno. Il conseguente “profondo darsi da fare”, come lo descrive la scrittrice Sarah Bitamazire nel suo articolo The Hustlers Code, non è solo una descrizione accattivante. Come rivelano le pagine successive, rappresenta gran parte dell’eccezionale spinta che definisce la città in quasi ogni suo aspetto.

Mi vengono subito in mente due opere eccezionali (girate sul posto, a Kinshasa) che spiegano perché nel mio caso questo numero è atterrato su un terreno fertile. Il primo è l’audace film sperimentale di Baloji, Zombies (2019), le cui lodi non smetterò mai di cantare e il cui costume mi ha ricordato la copertina della rivista. Il secondo è il film Felicité, di Alain Gomis, il film più tragico e bello che abbia visto negli ultimi dieci anni. Per il regista Dieudo Hamadi, intervistato da OFF TO, Felicité (2017) essenzialmente è una versione compressa di Kinshasa. Per lui, “Kinshasa è un set cinematografico, una città musicale e una città d’arte, una città teatro in cui le persone sono personaggi per impostazione predefinita. È un luogo pieno di storie.” Dopo aver visto i film di cui sopra, le sue parole sembrano meno banalità e più simili alle osservazioni critiche di un residente di Kinshasa nato e cresciuto altrove ma comunque affascinato. “La bellezza”, sostiene Hamadi “trova sempre un modo”.

OFF TO Kinshasa. Foto di Prisca Munkeni Monnier. COURTESY OFF TO magazine

È questa bellezza discreta che il numero di OFF TO su Kinshasa cerca di sfruttare per un pubblico più ampio. È importante sottolineare che la rivista non è propriamente indirizzata ai/alle turisti/turiste o alle/ai viaggiatrici/viaggiatori. È il lettore/la lettrice di mentalità aperta, curiosa e critica che trarrà il massimo della profondità della pubblicazione. Certo, ci sono alcuni momenti strani: è stato difficile per me scrollarmi di dosso la sensazione che Kintambo Nostalgia, l’ultima storia sul quartiere più antico della città, Kintambo, romanticizzi acriticamente una Kinshasa coloniale degli anni ’50, arrivando a consigliare ai lettori/alle lettrici di evitare certe aree, affermando che non sono più “quelle di una volta”.

OFF TO Kinshasa. Foto di Herman Kambala. COURTESY OFF TO magazine

Tuttavia, mentre negli ultimi anni moltə sono scesi a Kinshasa per fotografare i suoi famosi e stravaganti Sapeurs, il ritratto che OFF TO fa dei/delle normalə Kinshasani/Kinshasane, che vivono le loro vite e hanno un impatto silenzioso per la loro città, è il principale punto di forza del magazine. Dalla fotografa Nizar Saleh, le cui immagini punteggiano questo numero, all’ex membro del team di Kanye West, Titia Kandolo, che ora produce abbigliamento con il suo marchio, Made in Africa Uchawi. La citazione più memorabile è tratta da un’intervista al “Poeta della città”, Sinzo Aanza, il quale pensa che molti/molte Kinshasanə siano effettivamente in grado di sognare oltre quanto istituito, segnalando un imminente e necessario trionfo dell’immaginazione. OFF TO Kinshasa—attualmente disponibile online—è l’omaggio più coinvolgente, completo e informativo a Kinshasa, la megalopoli chiamata affettuosamente Kin. E solo questo garantisce spazio nel maggior numero possibile di scaffali e tavolini da caffè.

Sfoglia OFF TO Kinshasa

Segui GRIOT Italia su Facebook, @griotmagitalia su Instagram Iscriviti alla nostra newsletter

Questo articolo è disponibile anche in: en

Sono uno ricercatore e studioso di decolonialismo. Lavoro sull'intersezione tra giustizia sociale, politica, economia, arte e cultura. Amo leggere, ballare, andare in bicicletta e il capuccino senza zucchero.