Not Just A Band

di GRIOT - Pubblicato il 27/04/2015

Nel 2003 alla Kenyatta University (Nairobi) quattro ragazzi si chiudono in una casa presa in affitto per suonare finché il loro primo brano vedrà la luce e nel 2006, con il singolo Iwinyo Piny sottobraccio ed in mente il progetto di un collettivo artistico e musicale, nascono i Just A Band.

Inizialmente si scontrano con un sistema che li rigetta immediatamente: “Tornate tra cinque anni,” è il mantra. Consapevoli di avere per le mani qualcosa di scottante che il sistema locale guarda ancora con diffidenza, i Just a Band mettono in circolazione il pezzo facendolo girare in rete: il risultato è un boom di visite, il pubblico dell’underground esplode ed è pronto per la loro rivoluzione.

I quattro nerd, carichi di positive vibes producono un disco tra funk ed elettronica, mescolano il tutto con jazz e hip hop e nel 2008 avviene il rispettabilissimo esordio: Scratch to reveal. L’album viene accolto dalla critica come una piacevole innovazione rispetto alla tradizionale musica keniota. Qualcosa è cambiato, la rivincita definitiva arriva con la nomination di Iwinyo Piny per il Kora All Africa Music Awards come Best African Video Clip e della band nella categoria Best Urban Fusion Group, ai Kisima Awards.

griot-magazine-just-a-band_Scratch_To_Reveal
Per Bill “Blinky” Sellanga, Dan Muli, Mbithi Masya e Jim Chuchu (che nel 2013 lascerà il gruppo e tra l’altro è regista e autore della colonna sonora del corto capolavoro To Catch a Dream – ne abbiamo parlato qui) è arrivato il momento di far viaggiare più veloce la musica e la cultura della loro Africa, vista attraverso i loro occhi e raccontata di attraverso la rete, ma anche contaminando i luoghi della cultura internazionale, perlomeno in patria.

I quattro creativi, esperti anche di animazione, arte e grafica, rilanciano: in pieno stile “do-it-yourself” danno vita alla prima operazione virale kenyota (come verrà poi definita da CNN, Wall street Journal e Fast Company) presentando il nuovo singolo Ha-He nel 2010, accompagnato da un video epocale in cui vede la luce il supereroe Makmende (che in slang swahili significa ‘bullo’), una sorta di Shaft keniota creato dal gruppo che indossa pantaloni a vita alta.

Makmende sbanca i social e rimbalza sui twitter e i blog più influenti del Kenya, in un déjà vu tra cultura anni ’70 e blaxploitation.

I Just a Band, simbolo della nuova creatività kenyota sono entrati negli ambienti intellettuali. Le loro produzioni spaziano fino all’arte, nel 2011 preparano una installazione video su invito del Goethe Institute di Nairobi con un’opera intitolata Kudishnyao! (omomatopea che rimanda al suono che fanno i bambini quando fingono di sparare): sei schermi mandano sei visioni parallele della stessa storia, la mostra arriva alla Rush Arts Gallery di New York.

Huff Puff (terzo singolo dell’album 82, 2011) con il suo synt ipnotico e le liriche hip hop nel 2012 entra a far parte della colonna sonora del film House at the end of the street, nello stesso anno esce Sorry for the Delay, ad oggi l’ultimo album.

Bill Sellanga partecipando ad un TED Talk nel 2013 ha presentato i sogni e gli orizzonti del progetto di Just a Band come un cambio di rotta definitivo per la creatività kenyota, il tentativo di andare oltre le brevi parabole di altri artisti conterranei la cui opera, seppure di qualità, si è misteriosamente interrotta o persa lungo il cammino. Just a Band è la voce di una generazione che vuole raccontare -e suonare- una storia diversa sull’identità dell’Africa contemporanea.

Just a Band

– di Virginia Marchione

Segui GRIOT Italia su Facebook, @griotmagitalia su Instagram Iscriviti alla nostra newsletter

Condividere. Ispirare. Diffondere cultura. GRIOT è uno spazio nomadico, un botique media e un collettivo che produce, raccoglie e amplifica Arti, Cultura, Musica, Stile dell’Africa, della diaspora e di altre identità, culture e contaminazioni.