Maryse Condé | Si Spegne A 90 Anni La “Grande Narratrice” Della Guadalupa

L'illustre scrittrice che esplora le identità caraibiche e africane si è spenta serenamente nel sud-est della Francia. La sua vasta opera lascia un segno indelebile.

di GRIOT - Pubblicato il 04/04/2024
Maryse Condé. Hollandse Hoogte

La scrittrice guadalupense Maryse Condé, voce di spicco della letteratura internazionale e francofona, si è spenta serenamente nel sonno all’ospedale Apt. Nata Maryse Boucolon l’11 febbraio 1934 a Pointe-à-Pitre, in Guadalupa, la più giovane di otto figlɜ, ha dedicato la sua vita all’esplorazione delle identità caraibiche e africane, affrontando i temi della storia dell’Africa, dell’eredità della schiavitù e della cultura Nera in circa trenta opere, per lo più di fiction.

Fin dall’infanzia, Condé è stata un’avida lettrice. Tuttavia, la madre, profondamente religiosa, disapprovava il fatto che passasse il tempo a immaginare e scrivere storie, liquidandole come “un mucchio di bugie“(1). All’età di otto anni, scrisse un atto unico dedicato alla madre. Tragicamente, entrambi i genitori morirono prima che la scrittrice fosse riconosciuta come scrittrice. Pur non avendo mai conosciuto la nonna materna mista analfabeta di Marie-Galante, ne ha ricostruito la vita in Victoire, les saveurs et les mots (2006), approfondendo la complessità delle relazioni familiari.

Dopo una relazione con il giornalista e attivista haitiano Jean Léopold Dominique, rimane incinta del suo primo figlio, il romanziere Denis Boucolon. Nel 1958 sposa l’attore guineano Mamadou Condé, una decisione che in seguito riconoscerà come un mezzo per rivendicare il suo status di madre single Nera. Tuttavia, la loro relazione si inasprì rapidamente, spingendo Condé a trasferirsi in Costa d’Avorio. Nel decennio successivo ha vissuto in diversi Paesi africani, tra cui Guinea, Senegal, Mali e Ghana, dove ha incontrato personaggi influenti come Che Guevara, Malcolm X, Julius Nyerere, Maya Angelou, il futuro presidente ivoriano Laurent Gbagbo e il regista e autore senegalese Ousmane Sembène.

Mentre studiava alla Sorbona, si è immersa nella storia africana e nelle lotte contro la schiavitù, trovando solidarietà nel movimento comunista.

In maniera cirtica, Condé ha messo in discussione i limiti del concetto di “negritudine”, sostenuto da Aimé Césaire e Léopold Sédar Senghor, opponendosi all’essenzializzazione delle identità razziali. Nonostante le sfide personali, tra cui la perdita della madre, il razzismo e le difficoltà coniugali, ha perseguito la sua passione per la scrittura, sostenuta dal suo compagno Richard Philcox.

Maryse Condé nella sua casa in Provenza, Francia. Foto: Violette Franchi/the New York Times via O Globo

La carriera letteraria di Condé è sbocciata a partire dai quarant’anni, segnata da opere notevoli come Hérémakhonon, del 1976, il suo romanzo d’esordio che esplora il viaggio interiore di una donna della Guadalupa che ha studiato a Parigi e che è alla ricerca della propria identità, e l’acclamata epopea in due volumi Ségou del 1984, che descrive la storia del Mali. Ha sostenuto l’indipendenza della Guadalupa prima di insegnare letteratura francese nelle università americane. Dopo aver insegnato a New York, Los Angeles e Berkeley, Condé si è ritirata nel 2005. Ha raccontato la sua vita in due libri di memorie: Tales From the Hearth: True Stories from My Childhood (Storie vere della mia infanzia) nel 2001, e What is Africa to Me? (Che cos’è l’Africa per me?),  nel 2017. I suoi contributi letterari sono stati riconosciuti con la Legione d’onore francese nel 2004, e nel 2015 ha ottenuto un posto nella rosa dellɜ candidatɜ al Man Booker International Prize, allora premio alla carriera. Pur essendo stata presa in considerazione per il Premio Nobel per la letteratura, nel 2018 ha ricevuto il Premio Nobel alternativo dalla “Nuova Accademia”.

Florence Démocrite, docente di storia e geografia presso l’Académie de Guadeloupe a Pointe-à-Pitre, ha sottolineato come la scrittura di Condé abbia catturato in modo vivido i suoi ricordi della Guadalupa, sottolineando il suo impatto come modello femminista e umanista. La vincitrice del Booker Prize Bernardine Evaristo ha elogiato Maryse Condé come una “straordinaria narratrice”, descrivendo il suo epico Segu come “imprescindibile e indimenticabile”. L’autore Justin Torres ha aggiunto: “Con Condé non ci si trova mai su un terreno stabile; non è un’ideologa, e la sua non è il tipo di morale liberale, sicura e diretta che lascia il/la lettorǝ senza implicazioni”.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha acclamato Condé come una figura imponente, il cui linguaggio unico e universale descrive le lotte e le aspirazioni di culture diverse.

L’editore di Condé, Laurent Laffont, ha lodato il suo coraggio e la sua influenza, sottolineando come abbia ispirato numerosɜ scrittorɜ a unirsi a lei nel viaggio letterario. Lo scrittore franco-congolese Alain Mabanckou l’ha elogiata come “Grande Dame delle Lettere del Mondo”, sottolineando il suo impegno nell’esplorare l’umanesimo attraverso l’identità e le complessità storiche.

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