Mare Monstrum / Drown In My Magic | Il Rapporto Utopico Tra Diaspora E Mare

L’artista visivo David Uzochukwu con la sua serie fotografica indaga il rapporto tra diaspora e mare e il corpo Nero nella società. Nella mostra virtuale, visitabile su Artsy fino al 20 maggio 2021, sono presenti i lavori realizzati a partire dal 2019.

di GRIOT - Pubblicato il 14/05/2021
David Uzochukwu, Shoulder, 2019. Dalla serie Drown in my magic

David Uzochukwu è un artista visivo e fotografo austriaco-nigeriano nato nel 1998 a Innsbruck e attivo tra Bruxelles e Berlino. La sua predisposizione artistica è emersa già durante l’adolescenza, quando si dilettava a sperimentare con gli autoscatti. In poco tempo è riuscito ad ottenere collaborazioni e riconoscimenti importanti.

A partire dal 2016 inizia a prendere forma la serie Drown in My Magic, sempre da autoritratti scattati sulle coste italiane. Negli anni seguenti si è ampliata con fotografie ambientate nei delta marini del Senegal—nel Sine-Saloum—nelle quali i protagonisti sono creature marine mitologiche dai corpi Neri, immerse nella natura con cui sembrano avere un rapporto simbiotico e paritario: l’artista ha dichiarato che per lui i paesaggi in un certo senso sono come l’estensione del corpo.

David Uzochukwu, Slab, 2019. Dalla serie Drown in my magic. COURTESY Galerie Number 8

È evidente l’impegno sociale e politico di questa mostra, a partire dalla scelta dei luoghi connessi e allo stesso tempo separati dall’acqua, o dal Mar Mediterraneo, oggi più che mai simbolo di divisione umana e morale. Uzochukwu, attraverso la potenza visiva del mito, apre una riflessione sul rapporto storico e indissolubile tra la diaspora africana e il mare, quindi inevitabilmente sulle politiche migratorie. Lo fa costruendo un’utopia, in forte contrasto con la realtà: nel mondo ideale delle sue immagini questi corpi Neri diventano creature eroiche—pur non perdendo la loro umanità e vulnerabilità—che abitano e governano il mare. Non sono corpi lasciati in balia della natura, destinati alla morte e all’oblio. Queste sirene sono in grado di sopravvivere e proteggersi reciprocamente in un mare che non è un elemento da temere, ma il loro habitat. L’opera Styx è molto suggestiva in questo senso, evoca il dipinto di Théodore Géricault Zattera della Medusa ma nella quiete, un’isola di salvezza in mezzo alla vastità marina. Ma quest’idea di resistenza e comunità riecheggiano anche in Haven, Limbo e Shoulder.

David Uzochukwu, Buoyant, 2019. Dalla serie Drown in my magic. COURTESY Galerie Number 8
David Uzochukwu, Styx, 2019. Dalla serie Drown in my magic. COURTESY Galerie Number 8

Drown in my Magic è anche un lavoro sulla percezione del corpo Nero nella società: compiendo un’operazione di ribaltamento, trasforma la deumanizzazione in un messaggio di empowerment, come in Protector, in cui un tritone-centauro veglia in posa statuaria sul mare.

David Uzochukwu, Protector, 2019. Dalla serie Drown in my magic. COURTESY Galerie Number 8
David Uzochukwu, Stake out, 2019. Dalla serie Drown in my magic. COURTESY Galerie Number 8

La serie è il risultato di una complessa opera di postproduzione, a partire dal montaggio delle creature ibride (code e pinne provengono da foto scattate negli acquari berlinesi o al pesce venduto sulle spiagge), fino al bilanciamento dei colori da cui deriva la fusione tra iperreale e surreale che caratterizza questo corpus. Come in Buoyant: una sirena ripresa dall’alto nuota dolcemente immersa in un’atmosfera ultradimensionale in cui il suo stato interiore di pace sembra essere in perfetta armonia con luce e colori.

Visita la mostra ‘Mare Monstrum – Drown in My Magic’.

– Anna Milano Brandalise

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