Marcia Degli Scalzi | Dal Festival Di Venezia A Roma. Chi C’era E Perchè

di Johanne Affricot - Pubblicato il 14/09/2015

“È arrivato il momento di decidere da che parte stare. È vero che non ci sono soluzioni semplici e che ogni cosa in questo mondo è sempre più complessa.Ma per affrontare i cambiamenti epocali della storia è necessario avere una posizione, sapere quali sono le priorità per poter prendere delle scelte. Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di vivere o di sopravvivere”.

Partiva così l’appello lanciato da vari esponenti del mondo della letteratura, del cinema, dello spettacolo e della cultura, a sostegno dei migranti e dei rifugiati.

Un appuntamento che da Venezia a Palermo ha riscosso moltissime adesioni. Un invito a marciare per “chiedere con forza i primi tre necessari cambiamenti delle politiche migratorie europee e globali”:

  1. certezza di corridoi umanitari sicuri per vittime di guerre, catastrofi e dittature
  2. accoglienza degna e rispettosa per tutti
  3. chiusura e smantellamento di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti
  4. creazione di un vero sistema unico di asilo in Europa superando il regolamento di Dublino

A Roma di piedi scalzi ce n’erano pochi pochi (neanche i nostri). Di persone molte, migliaia,ed era venerdì, un giorno lavorativo. Tutte accomunate dalla volontà di esserci, di dare il proprio contributo a una crisi umanitaria che non è iniziata ieri e che sicuramente non finisce con questa “camminata”.

Noi c’eravamo ed abbiamo chiesto ad alcune persone perché stessero marciando e cosa si sarebbero aspettati dopo questa manifestazione.

Silvio, di Roma
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Ho deciso di venire perché questo è il momento. Se non si manifesta adesso…quando?

Giorgio e Serena, di Roma e Messina
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: Non si può essere sempre passivi, osservare. Quando ci sono queste manifestazioni bisogna dare il proprio sostegno. Forse non cambierà nulla ma sta al cuore di ognuno fare qualcosa, per quel poco che sia.

Serena: Siamo venuti perché quando possiamo cerchiamo di attivarci. Viviamo qua. È giusto. È la nostra comunità. Qualcosa cambierà. Niente è vano. È un passo in più per sensibilizzare. È un movimento.

Kenfack, del Camerun
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È importante valorizzare tutte le vite. Molte persone stanno perdendo la vita e con questa manifestazione voglio dare il mio contributo affinché l’opinione pubblica si interessi a un tema così rilevante.

Vivo a Roma da 8 anni, studio scienze economiche e lavoro. Non so quanto servirà questa marcia però qualsiasi iniziativa che possa raccogliere così tanta gente intorno a questo problema è importante. Anche se si riesce a toccare il cuore di una sola persona è comunque qualcosa.

Marco e Arianna, di Roma
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: Era importante venire. Non so se cambierà qualcosa ma è importante provarci. Ci proviamo. È una questione di giustizia quindi non si può mancare. Stare a casa e commentare su facebook non aiuta. Scendere in strada, almeno questo, è sicuramente un tentativo.

Arianna: Ci siamo sempre ed era importante venire anche in questa occasione, senza bandiere ed ego personale. Non credo basti questa manifestazione, come non bastano neanche le morti, ma è importante far vedere che ci siamo e che siamo tanti. È chiaro che gli equilibri geopolitici sono un po’ difficili da scalfire attraverso una semplice “camminata”, però mandare un segnale che siamo qui fa la differenza.

Marianna, di Benevento
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: Da quando sono piccola mi interesso di volontariato e di rifugiati. Ho già lavorato per Unicef, UNHCR e altre agenzie. È importante manifestare contro l’indecenza che c’è intorno a queste tragedie.
Non so se cambierà qualcosa ma credo sia importante sensibilizzare l’opinione pubblica. Anche se se ne parla per un giorno, per due giorni, è già qualcosa. L’importante è non permettere che le persone restino indifferenti, soprattutto quelle meno interessate.

Charlotte e Noah di Roma/Chad, e Roma/Martinica
griot magazine Charlotte e Noah, di Roma, del Chad e della Martinica-Charlotte
: Siamo molto attivi nel sociale. Speriamo che questa marcia serva a far aprire di più gli occhi sulla realtà che ci circonda.

Noah: La penso come lei. Sono un po’ disilluso ma do comunque un minimo contributo anche se non credo possa cambiare qualcosa. Sono anni che vedo sempre le stesse manifestazioni ma non cambia mai nulla. Però sono qui lo stesso.

Valentina, di Roma
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: Sono venuta perché stanno succedendo cose allucinanti davanti agl’occhi di tutti senza che nessuno risolva la situazione. Sono contraria ai magheggi politici che sono dietro queste dinamiche. Poi volevo scoprire il centro Baobab (l’associazione romana che ha organizzato la marcia e che da tempo assiste i migranti, ndr).
Serve sempre dare una mano. Ho sempre partecipato alle manifestazioni e sono convintissima che aiutino a lanciare un segnale a tutti che noi ci siamo. Anche agli stessi rifugiati.

Fabrizio, di Roma/Stati Uniti, e Chiara, di Roma
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: È stata Chiara a parlarmene. È un momento in cui bisogna essere molto solidali e spero che queste forme di solidarietà riescano ad abbattere questo muro e questa paura che ci sono. Non so se cambierà qualcosa. Purtroppo la nostra società reagisce solo alle urgenze. Adesso è un momento di urgenza. Per via delle immagini che girano in tutto il mondo se ne parla, però tra 2 mesi verosimilmente non sarà così…però chissà , magari cambieranno le leggi.

Chiara: Seguo da un po’ di giorni l’associazione di via Cupa perché da tempo cercavo a Roma una struttura che si occupasse della situazione dei migranti e finalmente su facebook ho scoperto che il centro Baobab aveva aderito alla marcia indetta in tutta Italia. Siamo venuti a portare un po’ di cose e a partecipare. Penso che qualcosa stia cambiando perché almeno nel privato vedo che tante persone si stanno mobilitando in maniera indipendente dai governi. Non so se succederà anche a livello legislativo ma sicuramente l’approccio quotidiano che hanno le persone lascia sperare che qualcosa si stia aprendo.

Cristina, di Roma
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Mi piace questa iniziativa e sono molto contenta di partecipare. Sono a favore dell’accoglienza delle persone a Roma. Penso che qualcosa cambierà. La gente che non vuole le persone estranee forse ci ripenserà.

Selam, di Roma/Eritrea, e Naima, di Roma
Selam: sono venuta perchè sono eritrea. Non credo cambierà qualcosa. Credo in un cambiamento dal basso, tra di noi, tra gli amici. Pian piano. Non dalla politica che ha l’effetto di scoraggiare.

Naima: È evidente e palese. Tutti dovrebbero prendere atto di quello che sta succedendo. È giusto che ognuno nel suo piccolo cerchi di partecipare, di dimostrare. Non so se cambierà qualcosa…sono d’accordo con Selam, credo in un cambiamento dal basso.
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Tutte le immagini | Marco Brunelli

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.