Manu Dibango | Si è Spento Il Grande Pioniere Dell’Afro-Jazz

di GRIOT - Pubblicato il 24/03/2020

In Camerun quando una persona passa a miglior vita, la tristezza ha poco spazio. Le celebrazioni incominciano con veglie funebri lunghissime dove succede di tutto. I bambini si rincorrono tra le gambe degli adulti, impegnati a cucinare moli di cibo enormi. La voce della notizia nefasta gira e dai quartieri vicini, dai villaggi fuori città arrivano persone. Anche chi aveva una conoscenza superficiale viene a dare il proprio tributo. A stare vicini.

È una festa strana: ci sono musica, danze e risate cristalline quanto pianti profondi da scuotere gli animi. La messa poi è un’apoteosi di sincretismo religioso: i canti si sollevano e si sentono oltre le mura delle chiese, anche gli antenati riescono a sentire il dolore e la gioia di vivere dei mortali. Tutti sono riuniti, chi per dire addio e chi per accogliere come un re, chi re è stato, attraverso un groove inconfondibile. Poi si resta assieme. Giorni intensi di barbecue, di malto scuro e dolcissimo, via vai di vestiti coloratissimi. Il dolore e la mesta gioia si sorreggono a vicenda.

Manu Dibango, padre dell’afro-jazz, lascia alle spalle sessant’anni di musica e un’opulente eredità di incisioni. Nato in Camerun, a Douala, il 12 dicembre del 1933, studia musica in Francia, dove si è spento il 24 marzo a causa del Coronavirus. Pioniere del genere, ha influenzato moltitudini di musicisti, tra cui Rihanna e Michael Jackson. Soul Makossa è il brano più iconico e celebre, ma la genialità di Dibango non si ferma ad un singolo pezzo. Ogni suo album è frizzante, spiccatamente afro, mescolato al jazz e a ritmi di culture diverse. Il sax inconfondibile fa muovere i piedi e fa spuntare un sorriso sulle labbra.

Ora non ci resta altro che ricordarlo aprendo una birra, ascoltando un suo vinile o cercando una playlist su spotify, prendere un caro e ballare. Piangendo e ridendo.

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