Leyla Degan | Storie Di Donne, Di Viaggi E Di Sfide

di Johanne Affricot - Pubblicato il 24/07/2017

Vent’anni, studenetessa di sociologia, cresciuta tra i monti della Val di Susa, Piemonte, e da poco basata a Milano. Una passione per la fotografia sbocciata grazie a una nonna scenografa, un progetto che la porta in Somalia, restando in Italia, che la avvicina a sua madre e la riconnette a una parte delle sue radici.

Leyla Degan è una giovane fotografa alle prime armi che ho scoperto qualche tempo fa, grazie ad alcuni scatti del suo progetto di fine studi, Donne in Viaggio, che Degan considera il suo primo lavoro sperimentale.

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Donne in viaggio, 2016, (c) Leyla Degan

L’ho incontrata lo scorso inverno in quel dei Navigli e, nonostante la giovane età, ha le idee abbastanza chiare. Ne ho approfittato per farmi raccontare qualcosa in più sulla sua vita e sulla direzione che sta prendendo una passione nata da un gioco di famiglia.

GRIOT: Mi racconti dove nasce questo tuo attaccamento al mondo della fotografia?

Leyla Degan: Parte tutto da mia nonna. Lei è figlia di fotografi e per dar sfogo alla sua creatività di scenografa mi ha sempre scattato molte fotografie, da quando ero piccolissima, facendomi vivere in un fantastico mondo, “tra fantasia e realtà”, come mi dice sempre. È così che ho iniziato a vedere le cose in maniera diversa.
griot-mag-intervista-leyla degan-fotografa-italia-somalia_nEro affascinata da queste immagini e con il tempo sono stata trascinata in qualcosa che ora fa parte della mia vita. Qualcosa in cui riesco a rispecchiarmi, che mi fa passare i momenti difficili e mi fa sentire finalmente quella che sono.

Perchè hai scelto Sociologia e non un percorso più tecnico, più specifico sulla fotografia?

Sociologia perché sono sempre stata molto attenta ai fenomeni legati alla società e al sociale, specialmente lo scorso anno, quando con altri fotografi e un antropologo ho fatto una ricerca sul campo in Bosnia. Da lì ho capito che l’unione di fotografia, antropologia e sociologia era ciò che cercavo per esprimermi.

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Paesaggi bosniaci, fratture e oltrepassamenti, Bosnia, 2015 (c) Leyla Degan

Le varie tecniche di ricerca, il loro utilizzo e la fotografia sono in grado di rappresentare e raccontare storie in maniera differente.

Penso che la tecnica fotografica sia assolutamente importante, ma mai quanto il contenuto e la conoscenza di ciò che si va a fotografare, ed è per questo, avendo studiato alle superiori fotografia, cinema e grafica, che ho deciso di proseguire con qualcosa che mi arricchisse a livello culturale. E Sociologia è stata la scelta giusta. Anche perché la mia fotografia, oltre ad avere un’impronta quasi esclusivamente ritrattistica, è molto legata al reportage e al sociale.

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Paesaggi bosniaci, fratture e oltrepassamenti, Bosnia, 2015 (c) Leyla Degan

Il tuo progetto, Donne in Viaggio, è un viaggio nelle vite di donne somale che vivono in Italia da anni ma anche un viaggio introspettivo, alla scoperta delle tue radici, di riconnessione con il tuo lato materno. Cosa ti ha lasciato?

Il progetto Donne In Viaggio ha reso possibile prima di tutto un riavvicinamento che cercavo da anni con mia madre, che per svariati motivi non era mai stato possibile.

Ho potuto poi conoscere un lato di me che mi accompagnerà per il resto della vita. Un lato che prima di realizzare questo lavoro non conoscevo quasi per niente: la Somalia. Con l’aiuto di queste donne, e di mia madre in primis, ho assimilato meglio la cultura somala e musulmana, capendola e liberandomi di ogni tipo di pregiudizio.

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Donne in viaggio, 2016, (c) Leyla Degan
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Donne in viaggio, 2016, (c) Leyla Degan
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Donne in viaggio, 2016, (c) Leyla Degan

Dentro di me rimane ancora l’immensa voglia di coinvolgere mia madre in qualcosa che per entrambe è veramente importante, per questo il progetto continuerà.

Ho visto dai tuoi scatti che sei interessata anche alla moda.

La moda mi è sempre piaciuta, un po’ per il fatto che mia nonna da piccola mi utilizzava come modella ed indossatrice, un po’ perché il primo approccio alla fotografia è partito con la moda. Ma di fatto ne capisco e conosco veramente poco.
griot-mag intervista leyla degan-fotografa-italia-somalia_C’è qualcosa che ti piace raccontare di più in particolare?

Mi piace raccontare le persone, mi piace poter entrare in intimità con il soggetto e renderlo il più possibile in armonia con l’ambiente circostante e anche raccontarmi, perché oltre a raccontare gli altri, i miei scatti raccontano inevitabilmente anche me stessa e questa è la cosa più bella che la fotografia, come molte altre arti, ti permette di fare.

Recentemente hai esposto per la prima volta i tuoi scatti. Dove? Come è andata? 

Bhe, esposizione è una parola grossa, ma è stata ugualmente una grande emozione. A giugno ho esposto alcune fotografie di Donne In Viaggio al Malaga Atelier, un evento molto particolare che avviene nel luogo in cui io stessa vivo, dove da qualche anno ogni persona che vive nel complesso può partecipare esponendo o presentando un progetto o spettacolo.
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È stato particolare e sorprendente vedere le persone osservare le mie fotografie e chiedermi dove fosse l’artista quando le avevano davanti! Nessuno si aspettava fossi io la fotografa, il più delle volte per via della mia età. Da un lato mi ha resa molto felice ed orgogliosa del mio lavoro, dall’altro mi sono sentita per l’ennesima volta considerata “così piccola”.

Progetti futuri?

Ho un po’ di progetti in cantiere, molte idee e buone intenzioni. Presto lavorerò a un nuovo progetto con ancora la tematica dell’immigrazione e delle donne, a Milano, al centro Sammartini. Per la prima volta avrò l’opportunità di unire la fotografia alla sociologia. E non vedo l’ora di inziare!

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Tutte le immagini | Courtesy of (c) Leyla Degan

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.