Con Pink Noise Laura Mvula Prende Il Volo Della Libertà

Dopo una pausa di cinque anni, il terzo studio album della cantante britannica sembra un cambiamento radicale, tuttavia la Mvula di Sing to the Moon che il mondo ha conosciuto otto anni fa traspare.

di Eric Otieno Sumba - Pubblicato il 23/09/2021
Laura Mvula,Safe Passage, from the EP Pink Noise.

La scrittura musicale di default enfatizza la novità anche quando è evidente che non può esserci nulla di assolutamente nuovo nella musica. Mentre gli stessi suoni e tonalità possono essere riarrangiati all’infinito, la tavolozza da cui sono tratti è limitata. Tutta la musica “nuova” probabilmente è già esistita in qualche forma: in un altro decennio, o in un’altra parte del mondo. A volte, le iterazioni di quella che suona come musica “nuova” alle nostre orecchie contemporanee e impazienti esistono persino nel lavoro precedente di unǝ artista.

Enfatizzando eccessivamente il nuovo, il contesto e la crescita vengono trascurati. Sia scrittorз che ascoltatorз fanno alle/ai musicistз una grave ingiustizia giudicando il loro lavoro senza impegnarsi a conoscere a fondo  le loro influenze, il lavoro precedente e, soprattutto, le loro biografie. La musica non emerge mai nel vuoto. Mvula ha parlato apertamente dei suoi problemi legati a una grave forma di ansia. Ha affrontato attacchi di panico su palcoscenici che moltз artistз sognano, come Glastonbury. Dopo i suoi album di successo Sing to the Moon (2013) e The Dreaming Room (2015), ha lottato con la solitudine e attacchi di depressione. Si è presa una pausa di cinque anni per riorganizzarsi: siamo andatз avanti rapidamente.

Poi in tutto il mondo è arrivato il monumentale sconvolgimento dei lockdown, della perdita, dell’isolamento e della malattia, sulla cui scia Mvula ha pubblicato un album celebrativo e intelligente. Non sta facendo favori a nessuno con Pink Noise.  Questo lavoro non stimola l’umore, la storia della fenice che risorge dalle ceneri che desideriamo così disperatamente che sia. Semmai, Mvula può essere compresa solo sulla sua scala temporale, nei termini del suo viaggio. C’è la voglia di aggrapparsi all’idea che Moon e Dream, i riferimenti guida dei precedenti album di Mvula, siano sostituiti dal Noise del titolo dell’attuale album per un motivo.

Tuttavia, un ascolto approfondito dell’album rivela che, oltre ad alcune chiare interruzioni, c’è ancora spazio più che sufficiente per sognare in Pink Noise. What Matters, uno straordinario duetto con Simon Neil della rock band scozzese Biffy Clyro è probabilmente l’offerta più sognante, piena di un’ambientazione di duetti intrisa di anni ’80 per il video. Canta “I’m never alone“, e colpisce in modo diverso: deve, perché questa Laura Mvula, le sue parole sono un degno tributo alle sue numerose influenze musicali, tra cui Prince.

I suoi testi e il suo tocco sono autentici come non lo sono mai stati. Mvula si erge in una luce incandescente, che riflette ancora il suo caratteristico suono distintivo, ma mostra la progressione di un’artista che è diventata se stessa. È un album nato da intense lotte e dalla riaffermazione che arriva quando una/uno emerge rinatǝ dall’altra parte. Dal punto di vista dei testi, tocca idee sulle rotture, sia personali che professionali, ma anche un apprezzamento conquistato a fatica. Il singolo principale, Church Girl, è un omaggio a se stessa che percorre l’intero album: “Per qualche ragione, quando ho realizzato Sing to The Moon, nella testa delle persone quel suono è diventato permanentemente attaccato a me. Come avere la stessa pettinatura per il resto della tua vita, cosa per me impensabile. Quindi questo album è stato una liberazione,” dice.

Pink Noise è l’album che ha sempre voluto fare. Uno in cui, dice, “Ogni angolo è reso caldo dai toni del tramonto degli anni ’80. Sono nata nel 1986. Sono uscita dal grembo materno indossando le spalline”. Scherza Mvula. Anche così, il processo in sé era scoraggiante, “Fare Pink Noise è sembrato il più violento degli incontri di wrestling emotivo. Ci sono voluti tre anni di attesa e attesa, e lotta e morte, e il nulla. E poi finalmente un’esplosione di suoni. Come se fosse sempre stato qui, questo disco è il mio modo più onesto e impenitente di alzare la bandiera della libertà.” Carico di lirismo e synth pop contagioso, Pink Noise arriva puntuale. 

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Sono uno ricercatore e studioso di decolonialismo. Lavoro sull'intersezione tra giustizia sociale, politica, economia, arte e cultura. Amo leggere, ballare, andare in bicicletta e il capuccino senza zucchero.