L’Afghanistan In Mano Ai Talebani | Come Sostenere La Popolazione, Soprattutto Donne E Bambinз

Domenica mattina, 15 agosto 2021, i talebani sono entrati a Kabul e hanno occupato il palazzo presidenziale, sfruttando la resa delle forze di sicurezza afghane e la fuga del presidente Ashraf Ghani per completare la conquista del Paese.

di Claudia Galal - Pubblicato il 17/08/2021
Laika, Le Lacrime di Kabul, Omaggio a Gino Strada, Roma, 15 Agosto 2021. Via Facebook/laikamcmliv

Poche settimane fa ho compiuto quarant’anni. Se fossi nata e cresciuta in Afghanistan, invece che in Italia, in tutta la mia vita non avrei conosciuto altro che la guerra. Ecco, l’idea che esistano persone della mia età che non hanno mai provato l’esperienza della pace—di giornate magari con problemi, certo, ma senza l’incubo delle bombe, degli spari, della morte dietro a ogni angolo—mi manda ai matti. Negli ultimi vent’anni, poi, da quando ha avuto inizio l’invasione dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dell’Alleanza Atlantica, la situazione per la popolazione civile è stata persino peggiore: la resistenza talebana è continuata, gli attentati terroristici sono stati all’ordine del giorno, la guerra civile è andata avanti oltre l’Accordo di Doha del febbraio 2020 fino a oggi.

In questi giorni, con il ritiro delle truppe Nato e la riconquista di tutte le principali città del Paese da parte dei talebani, la disperazione di uomini, donne e bambini—civili, innocenti—è diventata incontenibile. Le scene dall’aeroporto esprimono un dolore che non si può raccontare a parole.


Intere generazioni afghane resteranno per sempre segnate dalla distruzione e dalla miseria di una guerra ventennale, ma il periodo più buio deve ancora arrivare, soprattutto per donne e bambine. Le donne divorziate, studentesse, lavoratrici, giornaliste, politiche, attiviste, temono per la propria incolumità. Per le strade, abbiamo visto un imbianchino coprire con della vernice alcuni manifesti che raffigurano volti di donne. I comandanti talebani hanno dato istruzione agli imam delle aree che si trovano sotto il loro controllo di fornire l’elenco delle donne non sposate, di età compresa tra 12 e 45 anni, affinché i loro soldati possano sposarle in quanto bottino di guerra.

La società civile e il percorso di emancipazione della donna avevano fatto enormi passi avanti, soprattutto grazie allo straordinario lavoro delle organizzazioni umanitarie e all’impegno di donne coraggiose attive nel campo della politica e dei diritti. Purtroppo tutto questo rischia di scomparire in tempi rapidissimi e con violenza.

In più di quarant’anni, in Afghanistan la guerra ha causato un milione e mezzo di morti, centinaia di migliaia di feritз e mutilatз, oltre quattro milioni di profughз (più glз sfollatз interni). Tra il 2009 e il 2020 l’Europa avrebbe potuto fare qualcosa per aiutare le oltre 70.000 persone che invece ha deciso di rimpatriare, ma adesso i Paesi europei devono davvero assumersi delle responsabilità, accogliere e aiutare tutte quelle persone che stanno scappando da torture, violenze, schiavitù, e non lasciarle nuovamente in uno stato di incertezza, di non umanità.

I poster raffigiranti volti di donne, coperti con vernice. Foto via Twitter/Lotfullah Najafizada

COME AIUTARE

Anche noi, nel nostro piccolo, possiamo comunque fare qualcosa di concreto, sostenendo le ong e le associazioni impegnate in Afghanistan. Siamo stat3 prontissim3 a postare sui social i nostri omaggi sentiti a Gino Strada, scomparso qualche giorno fa, ma l’unica cosa veramente utile sarebbe fare una donazione, anche minima, a EMERGENCY e ad altre organizzazioni umanitarie.

EMERGENCY

È presente in Afghanistan dal 1999 con due Centri chirurgici per vittime di guerra nelle località di Kabul e Lashkar-gah, un Centro chirurgico e pediatrico, un Centro di maternità ad Anabah, nella Valle del Panshir, e una rete di 44 Posti di primo soccorso. Solo nei primi quattro mesi del 2021 i suoi ospedali hanno ricoverato 1853 pazienti vittime di guerra, ovvero un aumento del 202% rispetto al 2011, quando la guerra era in corso da dieci anni. Nella giornata di 16 agosto il Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul ha raggiunto la massima capienza con 115 pazienti, mentre lo staff cercava di ricavare altri posti letto. Il 17 agosto sono arrivati altri 63 pazienti, ma soltanto otto persone in pericolo di vita sono state ammesse, perché non c’era più posto.

Qui per donare a EMERGENCY

MEDICI SENZA FRONTIERE

Anche Medici Senza Frontiere continua a svolgere le proprie attività mediche in tutti e cinque i progetti in Afghanistan: Herat, Kandahar, Khost, Kunduz e Lashkar-Gah.

Qui per donare a MSF

Dato che le donne, fin dalla piccolissima età, rappresentano la fascia più vulnerabile della popolazione, è fondamentale sostenere quelle realtà che le sostengono da vicino e concretamente nel percorso di emancipazione, attraverso progetti educativi, di formazione, di inclusione lavorativa.

PANGEA

Pangea Onlus, che lavora in Afghanistan a favore del riscatto economico e sociale delle donne e contro la violenza di genere, negli ultimi giorni ha provveduto a bruciare vent’anni di documenti—nomi, storie, vite—per non mettere in pericolo le migliaia di donne e bambinз che hanno aiutato, mentre erano in corso i rastrellamenti casa per casa da parte dei talebani.

Qui per donare a Pangea Onlus

CISDA

Le compagne del CISDA (Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane Onlus)  sono attive nella promozione di progetti di solidarietà a favore delle donne afghane sin dal 1999. Le sue finalità si collocano nell’ambito della solidarietà sociale, della formazione, della promozione della cultura, della tutela dei diritti civili.

Per donare al CISDA si può fare un bonifico a:

BANCA POPOLARE ETICA – Agenzia Via Scarlatti 31, Milano
Conto corrente n. 113666 – CIN U – ABI 5018 – CAB 1600
IBAN: IT64U0501801600000000113666
Causale: Emergenza Afghanistan

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Metà italiana, metà egiziana, nata e cresciuta nelle Marche, passata per Bologna, adottata da Milano, lavoro nel campo della comunicazione e dei media. Scrivo di musica, street art e controculture, sono affascinata dalla contaminazione culturale a tutti i livelli.