La Storia Del Migrante Che Documenta Su Instagram Il Suo Viaggio è Una Trovata Pubblicitaria

di Johanne Affricot - Pubblicato il 05/08/2015

Lunedì mattina diversi giornali stranieri – per primo l’Huffington Post UK  – e italiani – Corriere della Sera, La Stampa, HuffPost Italia, Vanity Fair – hanno fatto circolare una serie di foto legate a un account instagram che sembravano raccontare la storia del ventiduenne Abdou e del suo “viaggio della speranza” dal Senegal alla Spagna per trovare un futuro migliore.

Tutte foto – selfie per essere precisi – accompagnate dai soliti hashtag che raccolgono la qualunque.

Abdou che si taglia i capelli, pronto a tutto e preparato per affrontare nuove esperienze. #newlook, #hairstylist

Abdou e l’ultimo pasto cucinato dalla mamma. #yummi, #foodporn

Abdou in Marocco che corre verso il futuro. Il sogno è  sempre più vicino, non si guarda indietro. #running, #justdoit

Abdou che approda nella terra delle opportunità, stanco ma felice. #happy, #bigday, #nopainnogain

Il giornalista spagnolo Jaime Rubio Hancock, del quotidiano El País, è stato però il primo a notare che molti degli hashtag utilizzati dall’amico Diouf erano troppo azzeccati per promuovere il suo viaggio. Del resto un migrante non può essere tecnologico e sapere come si utilizzano i social network.

Sta di fatto che grazie all’hashtag #getxophoto, scovato in una delle foto, si è scoperto che la fantomatica traversata altro non era che una trovata pubblicitaria per spingere la prossima edizione del festival di fotografia Getxophoto, nel nord della Spagna. Ovviamente il tema sono i viaggi.

Tomas Pena, il regista che ha scattato le foto e girato il video (per la cronaca, si è svolto tutto in Catalogna) realizzati coinvolgendo alcuni attori, ha raccontato:“È stato come nella Guerra dei mondi (la trasmissione di Orson Welles che andò in onda la notte di Halloween del 1938 e che viene citata come l’esempio più eclatante del potere dei media di falsificare la realtà e condizionare le credenze del pubblico, ndr) ma invece di usare la radio abbiamo usato Instagram”.

“L’account è stato creato per far riflettere gli Europei sulla loro mentalità, su come si pongono verso i migranti che viaggiano dall’Africa all’Europa”, ha continuato. “Li trattiamo come animali e leggendo i commenti che sono stati postati, ce ne sono alcuni molto razzisti. E questo è molto triste”.

E dall’agenzia che ha ideato la campagna creativa hanno rilasciato un comunicato che recita:

Abbiamo voluto puntare su quanto l’uso e l’importanza della fotografia sia radicalmente cambiata in questi ultimi anni utilizzando delle immagini di viaggio che sono inesorabilmente legate alla realtà. Ed è qui che la fotografia diventa cruciale per la costruzione sociale del viaggio in un mondo globalizzato.

Se questo è vero per il turismo di massa lo è anche per i grandi numeri di persone che sempre di più viaggiano per necessità. Migranti e rifugiati, sfollati in fuga da regimi dittatoriali, dagli orrori della guerra e dai disastri economici e ambientali“.
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In un periodo storico in cui migliaia di esseri umani perdono la vita nel tentativo di arrivare in Europa (pochi giorni fa un ragazzo marocchino è stato trovato morto per soffocamento in una valigia che era stata messa nella stiva di un traghetto diretto in Spagna; nel solo 2015 sono morte 2300 persone, di cui 800 lo scorso aprile a sud della Sicilia e ieri al largo della Libia sono stati salvati 400 migranti ma allo stesso tempo sono stati recuperati i corpi senza vita di altre 25 persone), ci piace pensare, vogliamo credere che l’intento della campagna fosse realmente quello di catalizzare l’attenzione sulla percezione che c’è in Europa di uomini, donne e bambini che rischiano il tutto per tutto.

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Abdou, 8 anni, viaggia dentro un trolley per raggiungere il padre a Ceuta.

Ma una domanda sorge spontanea. Va bene che le redazioni online dei grandi quotidiani e magazine nazionali e internazionali sono sempre sotto pressione e devono arrivare per primi alla notizia dimenticando di verificare le fonti o fare approfondimenti (capita), ma una volta scoperto che si trattava di una “bufala” non era meglio fare un mea culpa più plateale invece di correggere gli articoli senza segnalare – o alcuni facendolo in orari poco strategici – che nelle versioni precedenti le foto e la storia erano presentate come autentiche, alimentando quindi quel circolo vizioso di notizie false molto utilizzate da alcuni politici per raccogliere voti e distogliere l’attenzione?

* Update *
Dopo alcune ricerche abbiamo aggiornato quest’articolo stamattina 6 agosto alle 7:00, aggiungendo sia i link dei quotidiani che lo stesso giorno hanno pubblicato la dovuta rettifica sui loro canali facebook e sia i link di chi non l’ha fatto (ieri sera avevamo inserito link degli articoli corretti dalle testate).

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.