La Nostra Storia è Qui

Lз fondatori di Tarikhona Hona puntano ad archiviare le vite della comunità LGBTQI+ in Marocco.

di GRIOT - Pubblicato il 06/03/2022
Rabat, Marocco. Foto: Christine Henske, via flickr (creative commons 2.0)

In Marocco, le relazioni tra persone dello stesso sesso sono criminalizzate ai sensi dell’articolo 489 del codice penale e punibili con la reclusione fino a tre anni. Sebbene la legge sia applicata in modo etico, ha contribuito a creare un pericoloso clima di intolleranza nei confronti delle persone queer e trans, che allo stesso tempo vengono screditate dai media e cancellate dalla narrativa nazionale. In questo contesto, la piattaforma femminista marocchina Tanit a giugno 2021 ha lanciato un appello a volontarз, per aiutare a costruire un archivio della comunità LGBTQI+ in Marocco. Il loro progetto, Tarikhona Hona (Our History Is Here), si focalizza su quattro temi principali: il movimento queer in Marocco e il suo contesto politico; questioni queer nei media marocchini; Persone LGBT nella cultura e nell’arte marocchine; e la cultura folk marocchina. Ho parlato con due dellз organizzatorз sull’ispirazione che si cela dietro a Tarikhona Hona, della logistica coinvolta, e del suo significato più ampio per le persone queer in Marocco.

Kristin Gee Hickman: Potete presentare il progetto e dire qualcosa su come siete state coinvolte in esso?

Marwan Bensaid: Lavoravo in Marocco con Aswat (Voci), che è stato uno dei primi gruppi LGBT in Marocco. Ho iniziato con LA e altrз attivistз queer. Attualmente vivo ad Amsterdam, dove sono una rifugiata. Sono qui da cinque anni ormai, lavoro come artista visiva e regista. Ho iniziato a fare video quando ero ad Aswat perché avevamo una piccola macchina fotografica. A quel tempo, stavo filmando tutto ciò che stava accadendo nel movimento—le proteste, i nostri incontri—ma non avevo idea di cosa avrei fatto con tutto quel filmato. Stavamo raccogliendo un sacco di cose: cosa veniva scritto su di noi nei media; i rapporti della polizia di quando qualcuno della comunità veniva arrestato. Stavamo solo documentando le cose spontaneamente, senza pensarci.

LA: Nel 2019, Marwan ed io ci siamo dette: ehi, forse dovremmo fare qualcosa con tutta questa roba, creiamo una piattaforma che non sia specificamente accademica, qualcosa che non sia soggetto a copyright, accessibile a tutti, un luogo dove puoi trovare informazioni sulle storie queer in Marocco. Abbiamo iniziato il nostro progetto quest’anno; si chiama Tarikhona Hona (TH), o “Our History Is Here”.  È super complicato realizzare un progetto come questo in Marocco. Non è sicuro essere queer in Marocco. Potresti andare in prigione in qualsiasi momento. Quindi stiamo cercando di trovare una strategia per farlo in sicurezza, non solo per noi, ma anche per le persone che stiamo registrando. Io e Marwan siamo attivistз da più di 10 anni, siamo consapevoli del pericolo. Ma non vogliamo mettere a rischio altre persone.

Visto che sia tu che Marwan avete partecipato a questo progetto attraverso la vostra partecipazione ad Aswat, potete dirci qualcosa sul vostro passaggio dall’attivismo all’archiviazione?

Marwan Bensaid: In un contesto come il Marocco, creare un archivio sulla comunità LGBT è un’attività attivista. Lo stiamo facendo perché vogliamo apportare una modifica attraverso questo archivio. Ad esempio, l’archiviazione delle violazioni dei diritti umani contribuisce alla visibilità internazionale di ciò che il governo sta facendo alla nostra comunità. Fa pressione sul governo per attivare un cambiamento. Ma si tratta anche di condividere storie. In Marocco ci sono molte persone che non hanno contatti con altre persone queer. Attraverso questo archivio le persone possono leggere storie e conoscere la comunità in Marocco e connettersi con essa.

Foto di Alper Çuğun, via Flickr

LA: Archiviare è anche un modo per scrivere la nostra storia. Perché se non lo facciamo, sarà scritto da un gruppo di accademicз europeз bianchз che diranno “Sì, archiviamo la storia di queste persone!” Quindi penso che sia un po’ come: ehi, lo faremo da solз perché abbiamo la capacità di farlo. Siamo noi lз espertз. Quindi possiamo farlo.

Come coinvolgete le persone? Come riuscite a mantenere i partecipanti e l’archivio al sicuro?

Marwan Bensaid: Ieri abbiamo tenuto un corso di formazione sulla sicurezza informatica per le/i volontarз che stanno registrando interviste per TH. Il Marocco è uno stato che può inviare malware al tuo laptop o telefono; oppure può inviare un hacker per rubare le informazioni delle persone e metterle a rischio. Potrebbero essere uccisз o finire in prigione. Ad esempio, una delle persone che voleva fare volontariato con noi è una sociologa, come me, e voleva davvero partecipare. Ma a un certo punto mi ha chiamato e mi ha detto: “Mi dispiace davvero, non posso farlo perché sono una professoressa in un’università [marocchina] e potrei perdere il lavoro.” E capisco perfettamente! Non mi è permesso fare la professoressa in Marocco, perché sono omosessuale. Non solo essere intervistatз è problematico, ma anche fare questo lavoro.

LA: Stiamo pianificando due tipi di archivi. C’è l’archivio che non è ancora sicuro condividere pubblicamente. E poi c’è l’archivio che condivideremo pubblicamente sul nostro sito web, che sarà accessibile a tutti. Stiamo anche pensando di realizzare visualizzazioni dell’archivio. Ci saranno, ovviamente, testi e storie più lunghi, ma vogliamo anche prendere quelle storie e creare immagini con loro per renderle più accessibili, dal momento che molte persone non possono leggere lunghi testi accademici o preferiscono ascoltare storie come video o disegni.

Pensate che questo archivio abbia la capacità di sfidare le narrazioni sul Marocco? O discorsi più ampi sulla queerness?

Marwan Bensaid: Qui ci dicono che essere gay e che i diritti LGBT sono concetti provenienti dall’Occidente. È vero, nel senso che l’attivismo forse è iniziato in un altro luogo. Ma nel nostro paese ci sono storie di queerness in modi diversi, che usano termini diversi. Ad esempio, storicamente in Marocco abbiamo qualcosa chiamato moussem. È una specie di festa tradizionale in cui si celebravano i matrimoni omosessuali.

LA: I moussem erano un modo per spiegare la queerness. Ad esempio, sei queer perché hai uno spirito dentro di te e questo spirito vuole fare sesso con una persona dello stesso sesso. Era un modo per spiegare l’essere queer ed essere comunque accettatз da tuttз.

Marwan Bensaid: Penso che in Marocco l’archivio darà visibilità a storie come questa che fanno parte della nostra cultura. Quindi non si può dire che sia qualcosa che viene dall’estero.

LA: Siamo qui. E non solo durante gli ultimi 10 anni di attivismo. Ci sono statз artistз e scrittorз e anche altri modi di essere queer, come nei moussem. Penso che sia davvero importante archiviare tutto questo, renderlo visibile e condividere queste storie, in modo da non essere cancellatз.

Questa intervista di Kristin Gee Hickman è apparsa originariamente su Africa is a Country. 

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