Quando La Disparità Di Genere Si Chiama ‘Pink Tax’

di Gaylor Mangumbu - Pubblicato il 07/06/2016

Chi bella vuole apparire un po’ deve soffrire. Si diceva più o meno così una volta, peccato che qualcuno questa citazione sembra averla presa troppo sul serio. Ovviamente non parlo delle donne che, per carità, a volte, pur di sedurre noi uomini incapaci di cogliere certi dettagli, sfidano l’equilibrio stando abilmente su tacchi vertiginosi, in attesa di uno sguardo, un sorriso, nascondendo sensualmente il fastidio e le grida di ribellione dei propri piedi. Oppure mascherano le poche ore di sonno con un trucco che neanche Cleopatra nei suoi giorni migliori.

Gli amici anglosassoni la chiamano dolcemente Pink Tax, ma di dolce ha ben poco, anzi nulla. Ed è proprio per il fattore pink che un prodotto, uguale o apparentemente simile, viene spesso proposto ad un prezzo più alto. Ed eccola là che si genera una discriminazione trasversale, una linea sottile che però ha un margine di profitto non indifferente.

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© Adek Berry/AFP/Getty Images

Nel XXI secolo se sei donna paghi di più: il taglio dei capelli, i prodotti per i capelli, l’assicurazione per la macchina, l’assicurazione per la vita, ecc. Anche il servizio in lavanderia non è tenero. D’altronde, secondo un analisi fatta da Business of Fashion, persino i capi d’ abbigliamento fanno la loro parte. Se provate a mettere a confronto t-shirt, felpe, camicie e giubbotti, specialmente nel segmento lusso – Alexander Wang forse è l’unica eccezione – il popolo rosa è la vittima perfetta, complice anche l’inclinazione all’acquisto facile delle donne, dice qualcuno, ma resta il fatto che negli anni il gap dei prezzi piano piano è diventato sempre più ampio ed evidente.

Passate pure i vostri maglioni alle vostre sorelle, sia in segno d’affetto, sia per raggirare il sistema, tanto l’over-fit ormai è di tendenza.

Diverse aziende coinvolte in questo gioco di proporzioni hanno fatto scena muta di fronte a una richiesta di chiarimento, ma tra le varie c’è chi si è difesa specificando che “per ideare i jeans da donna, ad esempio, viene spesso coinvolto un team di designer esperti di stile o si usano materiali stretch e dettagli che nell’uomo sono assenti.” Amen. Apprezzo lo sforzo ma tra due maglioni a righe completamente identici rimane difficile coglierlo.

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Maglione a righe di Yves Saint Laurent, via BoF

E poi le lamette. Sì, proprio le lamette, quelle con cui noi uomini ci rasiamo la barba e le donne altre periferie del corpo, sono state il punto di partenza della battaglia di Paula Sherriff, deputata labour che nel giro di un anno ha chiesto ed ottenuto  l’abolizione dell’iva al 5% sui prodotti sanitari femminili (tassati come beni di lusso), sfidando prima il parlamento britannico e in seguito anche Bruxelles, che alla fine ha dovuto cedere alla Vagina Added Tax (gioco di parole con Value Added Tax – Vat – che sarebbe l’IVA.)

Dall’altra parte dell’oceano fa eco anche la voce di Jessica Valenti, donna, mamma di una bambina, moglie e soprattutto scrittrice di successo from New york City, che dal suo blog Feministing non risparmia nessuno. Sulle colonnine del The Guardian poi si spinge oltre, chiedendo la totale gratuità degli assorbenti, in quanto bene primario e vitale, lanciando una serena frecciata alle aziende che offrono in omaggio il viagra a chi sottoscrive una polizza vita.

Secondo un rapporto Unesco del 2014 – Puberty Education & Menstrual Hygiene Management – ancora oggi il 10% delle ragazze di alcune zone dell’Africa sono costrette a saltare la scuola durante il periodo del ciclo perché la spesa per gli assorbenti è una voce influente nell’economia delle loro famiglie, mentre i francesi di Womantax denunciano tutto dal web tramite il loro blog su tumblr dove postano tutte le criticità del fenomeno con foto di diversi prodotti a confronto. Addirittura già dalla prima infanzia – dai pannolini fino alle caramelle. Insomma, svantaggiate già dalla culla.

Immagine in evidenza | © Guy Ginn Photography 

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È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.