Il Ritorno Dei Malombo Jazz Makers

Julian Bahula e Strut Records annunciano la ristampa in vinile del rivoluzionario trio jazz Malombo Jazz Makers, la cui affermazione a livello internazionale fu ostacolata dall'apartheid.

di GRIOT - Pubblicato il 22/04/2023

L’etichetta londinese Strut Records ha annunciato la prima uscita di un nuovissimo accordo con il batterista, compositore e attivista anti-apartheid sud africano Julian Bahula, ex membro dei Malombo Jazzmen. Il 26 maggio, in collaborazione con Bahula, Strut ristamperà in vinile, per la prima volta dalla loro pubblicazione originale, i leggendari dischi Malompo Jazz (1966) e Malombo Jazz Makers, Vol 2 (1967) dei Malombo Jazz Makers. Entrambi gli album sono ampiamente riconosciuti come pietre miliari del jazz sud africano, con brani come Sibathathu, Jikeleza, Emakhaya, Hhlezipi e Abbey’s Mood, rimasti popolari tra i fan.

L’influente collettivo era attivo all’apice del movimento anti-apartheid negli anni ’60 e ’70. Formatisi nella township di Mamelodi, vicino a Pretoria, sono diventati famosi nel 1964 come Malombo Jazz Men con il chitarrista Philip Tabane, dopo aver vinto il prestigioso Castle Lager Jazz Festival. La band era gestita da Peter Magubane, il leggendario fotografo il cui lavoro appariva spesso sulle pagine di The Drum, nota come la prima rivista Nera di lifestyle in Africa.

Con Lucky Ranku che sostituisce Tabane alla chitarra insieme a Julian Bahula (tamburi malombo) e Abbey Cindi (flauto, pemperino/flauto a fischietto), i Malombo Jazz Makers rivoluzionano la musica jazz sud africana, fondendo le caratteristiche comuni al lavoro di John Coltrane, Dizzy Gillespie e Miles Davis con le tradizioni musicali e gli elementi del loro patrimonio sudafricano.

Il fulcro della loro innovativa pratica artistica è stato l’introduzione del tamburo malombo, usato dagli anziani e dagli antenati come mezzo di guarigione fisica e spirituale.
Parlando della loro decisione di includere strumenti autoctoni nel loro lavoro, il membro fondatore e batterista Julian Bahula ricorda: “Siamo cresciuti ascoltando il jazz americano, ma volevamo mescolarlo con quello che facevano i nostri antenati. I nostri antenati li usavano [i tamburi] per guarire le persone che non stavano bene, come facevano tutti i medici africani che  danzavano intorno alla persona mentre la curavano. Abbiamo pensato che questo sarebbe stato un bel nome per la nostra band, perché vedevamo quello che stavamo facendo come una musica che guarisce”.

In tournée sotto il regime apartheid

In un periodo politicamente difficile della storia del Sud Africa, la loro musica è stata una delle tante colonne sonore della resistenza contro l’apartheid, sostenendo la liberazione dellɜ Nerɜ sudafricanɜ. Associati agli attivisti Steve Biko e Saths Cooper, i Malombo Jazz Makers usarono la loro musica per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla lunga detenzione di Nelson Mandela, che portò a diversi scontri con la polizia sud africana.

Parlando delle condizioni delle tournée sotto il regime dell’apartheid, Julian Bahula ricorda: “La lotta era pesante per noi. Ci arrestavano spesso e la polizia ha cercato più volte di fermare i nostri spettacoli. Dovevamo andare in tournée in segreto, perché non ci era permesso di spostarci da una città all’altra a causa del ‘Natives Land Act‘. C’erano restrizioni su dove si poteva andare e un coprifuoco dopo le 18. Non potevamo stare in certe zone”.

A causa delle immense barriere istituzionali che i Malombo Jazz Makers dovettero affrontare sotto il regime dell’apartheid, la band non ebbe mai l’opportunità di sfondare a livello internazionale al di fuori del Sud Africa. La loro storia e la loro eredità sono in gran parte sopravvissute grazie alle storie orali e agli aneddoti di personaggi che erano sul posto, a testimoniare la loro storia.

Malombo Jazz Men con un premio, 1964. Crediti foto: Julian Bahula

L’eredità del gruppo e la promozione dellɜ artistɜ africanɜ nel Regno Unito

Con queste storie e questi album, che ora possono circolare a livello internazionale, i Malombo Jazz Makers sono destinati a essere finalmente riconosciuti come uno dei gruppi più importanti del primo movimento anti-apartheid, aprendo la strada a generazioni di artistɜ che infondono l’orgoglio sud africano nella loro musica e nelle loro performance.

L’eredità e l’instancabile impegno del gruppo nella divulgazione della musica africana continuarono quando Julian Bahula nel 1973 fuggì dal Sud Africa, stabilendosi a Londra. Stringe amicizia con le icone del jazz Art Blakey e Wynton Marsalis, durante le loro tournée londinesi, e continua il suo lavoro di musicista e batterista con un nuovo gruppo, Jabula, la cui prima formazione comprendeva Mike “Bami” Rose e Steve Scipio, del famoso gruppo funk Cymande.

Bahula continuò a promuovere lɜ artistɜ africanɜ tra il pubblico del Regno Unito, al 100 Club e al Forum di Londra, negli anni ’70. Fela Kuti, Miriam Makeba e Hugh Masekela furono tra lɜ artistɜ le cui prime apparizioni su suolo britannico furono organizzate da Bahula e dalla sua società, la Tsafrika Promotions. Masekela, in particolare, ha più volte riconosciuto a Bahula il merito di avergli aperto le porte per diventare un nome noto a livello internazionale. Bahula avrebbe poi organizzato il Festival Of African Sounds del 1983, all’Alexandra Palace, alla vigilia del 65° compleanno di Nelson Mandela, attirando una folla considerevole a sostegno di Mandela e di altrɜ prigionierɜ politicɜ.

Tracklist – Malompo Jazz (1966)

A1. Abbey’s Mood
A2. Lullaby For Angels
A3. Grab This For Me
A4. Emakhaya
A5. Blues After Lunch 2.36
A6. Bababelo

B1. Intandane
B2. A Tribute To Birds
B3. Root Of Africa
B4. Vuma Mbari
B5. Lousy Fever
B6. Jikeleza

Tracklist – Malombo Jazz Makers Vol. 2 (1967)

A1. Ngivulele
A2. Udondolo
A3. Soul Of Africa
A4. Jolly Journey
A5. Umkhosi
A6. Majazana

B1. Abbey’s Body
B2. Vukani
B3. Hleziphi
B4. Sibathathu
B5. Malombi Walk
B6. Emoubane

La musica dei Malombo Jazz Makers verrà pubblicata da Strut Records. Entrambe le uscite sono disponibili per il pre-ordine su Strut Records.

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