I Libri Selezionati Da GRIOT | Il Corpo Nero , Cassandra A Mogadiscio, Tutta Intera,

di GRIOT - Pubblicato il 21/02/2023
Da sinistra, Anna Maria Gehnyei (ph: Claudia-Pajewski), Igiaba Scego, Espérance Hakuzwimana (Ph. Iman Salem)

IL CORPO NERO, di Anna Maria Gehnyei

Sinossi

Il corpo nero è la storia di Anna Maria Gehnyei, in arte Karima 2g. Anna nasce a Roma da genitori liberiani, suo padre è stato il primo uomo Kpelle a cui i capi del villaggio hanno permesso di allontanarsi dalla propria terra, il primo Kpelle ad arrivare in Europa.

Nonostante la Liberia fosse “la terra dei Liberi”, ovvero gli schiavi afroamericani rilasciati dagli europei in Africa, i suoi genitori le insegnano ad avere un amore incondizionato verso i bianchi, che per lei si incarnano nei bambini privilegiati di Roma Nord che non la trattano, nelle maestre della scuola che la lasciano sempre in banco con la gemella, nei datori di lavoro che si stupiscono del suo italiano, dei poliziotti che a ogni rinnovo del permesso di soggiorno fanno su chi è in attesa con lei battute razziste. Mentre tutto quello che sa della Liberia sono le storie che sua madre le ha raccontato da piccola.

Non conoscendo le fiabe europee, infatti le racconta i giorni della sua infanzia, le descrive una terra magica e ricca di risorse, e i rituali nascosti del villaggio del padre. La Liberia e l’Africa sono tutti gli zii che frequentano la sua casa e i parenti che non ha mai conosciuto, la sua famiglia lontana.Ovunque lei vada, da sola o con le sue sorelle, qualunque età lei abbia, a Roma c’è sempre qualcosa o qualcuno che le ricorda di essere Nera, così si trova a negoziare continuamente tra due culture: quella italiana che non l’accetta, e quella africana a cui non appartiene fino in fondo.

È troppo Nera per parlare bene l’italiano, troppo Nera per indossare degli abiti eleganti, troppo Nera per essere istruita. Il corpo nero è la storia di una generazione, la seconda, fatta da chi viene visto solo come un bambino immigrato. La storia tutta umana, fatta di ricordi, suoni, amore e vergogna, di chi nonostante il mancato riconoscimento dalle istituzioni e una cittadinanza negata, decide di non cadere nella trappola del vittimismo.

“Il razzismo in Italia è un tabù, di cui nessuno parlava, ma di cui tutti conoscevano l’esistenza. Combattere il razzismo significa combattere se stessi. Non credo più nella lotta ma nell’integrazione e nel riconoscimento del razzismo come la parte più oscura dell’uomo.”Anna Maria Gehnyei

Anna Maria Gehnyei
in arte come Karima 2G, è una cantante, danzatrice, e producer romana di origine liberiana, premiata per il suo percorso artistico con una borsa di studio internazionale dalla John Cabot University e laureatasi nel 2020 in Communications e Political Science. Passando dalle consolle delle maggiori discoteche italiane alla collaborazione col Network M2o, il suo debutto da solista risale al 2014, con l’album 2G (Soupu Music) incentrato sul tema delle seconde generazioni in Italia. La nuova fase, sancita simbolicamente dal brano Africa del 2016, apre anche a nuovi temi di respiro internazionale. Nel 2022 debutta con il suo primo spettacolo teatrale, di cui è co-ideatrice, If There Is No Sun. Gehnyei arriva ora in libreria con il suo primo romanzo, Il corpo nero.

Leggi ‘Il Corpo Nero’

CASSANDRA A MOGADISCIO, di Igiaba Scego

Sinossi

A Roma, il 31 dicembre 1990, una sedicenne si prepara per la sua prima festa di Capodanno: indossa un maglione preso alla Caritas, ha truccato in modo maldestro la sua pelle scura, ma è una ragazza fiera e immagina il nuovo anno carico di promesse. Non sa che proprio quella sera si compirà per lei il destino che grava su tutta la sua famiglia: mentre la televisione racconta della guerra civile scoppiata in Somalia, il Jirro scivola dentro il suo animo per non abbandonarlo mai più. Jirro è una delle molte parole somale che incontriamo in questo libro: è la malattia del trauma, dello sradicamento, un male che abita tutti coloro che vivono una diaspora.

Nata in Italia da genitori esuli durante la dittatura di Siad Barre, Igiaba Scego mescola la lingua italiana con le sonorità di quella somala per intessere queste pagine che sono al tempo stesso una lettera a una giovane nipote, un resoconto storico, una genealogia familiare, un laboratorio alchemico nel quale la sofferenza si trasforma in speranza grazie al potere delle parole. Parole che, come un filo, ostinatamente uniscono ciò che la storia vorrebbe separare, in un racconto che con il suo ritmo ricorsivo e avvolgente ci svela quanto vicende lontane ci riguardino intimamente: il nonno paterno dell’autrice, interprete del generale Graziani durante gli anni infami dell’occupazione italiana; il padre, luminosa figura di diplomatico e uomo di cultura; la madre, cresciuta in un clan nomade e poi inghiottita dalla guerra civile; le umiliazioni della vita da immigrati nella Roma degli anni novanta; la mancanza di una lingua comune per una grande famiglia sparsa tra i continenti; una malattia che giorno dopo giorno toglie luce agli occhi. Come una moderna Cassandra, Igiaba Scego depone l’amarezza per le ingiustizie perpetrate e le grida di dolore inascoltate e sceglie di fare della propria vista appannata una lente benevola sul mondo, scrivendo un grande libro sul nostro passato e il nostro presente, che celebra la fratellanza, la possibilità del perdono, della cura e della pace.

“La guerra è entrata prepotentemente nella mia vita e anche io, come mia madre e altri membri della mia famiglia, sono diventata una sorta di reduce di guerra, anche se i ‘veri’ reduci sono loro. Con questo libro volevo trasmettere la frattura che persiste nelle famiglie diasporiche.” Igiaba Scego

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TUTTA INTERA, di Espérance Hakuzwimana

Sinossi

Ci sono storie che aspettano di essere raccontate. La storia di Taja che vive coi suoi zii, e i genitori li sente una volta al mese. O della sua compagna di banco Charlie Dí, che il giorno della Festa della fioritura scompare saltando il fiume. O di Giulio Abour, che traduce per sua madre le bollette e le poesie. Delle ragazze e dei ragazzi di Basilici, che sono italiani ovunque siano nati. Sono storie d’identità, paura del diverso e desiderio di appartenenza. Di discendenze lontane, e di un domani che si esige nelle proprie mani. A raccontare questi ragazzi è Sara, che tutte le settimane li incontra per aiutarli con la scuola. Ha il loro stesso colore di pelle ma è cresciuta in Città. Credeva di vedersi tutta intera, invece si accorge di dover ancora mettere insieme molti pezzi. Il fiume Sele taglia in due la città, e Sara ogni giorno lo attraversa per andare nella scuola di Basilici. I suoi studenti arrivano da tutte le parti del mondo e la guardano con diffidenza. La chiamano Signorina Bellafonte, perché anche se è nera (come la maggior parte di loro) non è una di loro: è cresciuta di là dal fiume, suo zio è il guardiano del frutteto, e da quelle parti le pesche le chiamano «oro rosa», perché sfamano molte famiglie. Sara è la figlia adottiva di un professore di liceo e della cuoca dell’asilo. Sua mamma preparava torte e coltivava rose, suo padre le ha insegnato la passione per le parole: il suo mondo da bambina aveva confini certi. Ora don Paolo le ha trovato questo lavoro, crede che lei sia la persona giusta. Giusta perché? Questi ragazzini, che conoscono tre lingue e ne inventano una diversa ogni pomeriggio, avranno pure il suo stesso colore di pelle ma la scrutano, la sfidano di continuo. All’inizio non riesce a ottenere la loro attenzione nemmeno per mezz’ora. Le parole non bastano più, forse la strada per comunicare passa per certe esperienze difficili del passato: ogni volta che si è sentita diversa, nel posto sbagliato. Settimana dopo settimana quei nomi impronunciabili e quei volti sfuggenti diventano più famigliari: Tajaeli Kolu che le assomiglia così tanto, Zakaria Laroui con l’occhio pigro e zero modestia, Paul Bonafede che è mezzo italiano e sembra vergognarsene. Ma poi scompare Charlie Dí, che stava sempre seduta al terzo banco, e intanto si moltiplicano le aggressioni nel quartiere: ecco che questo processo accidentato ma prodigioso di conoscenza reciproca rischia di interrompersi. Eppure certe vite spezzate e ricucite possono ancora, come certi innesti, trovare il modo di fiorire.

La storia che ho scelto di raccontare – i personaggi, l’ambientazione, i temi – porta con sé uno sguardo un po’ più defilato dall’idea di trama pura, di intrattenimento. Una lettura un po’ più sottile da riconoscere, in cui l’incontro con il prossimo diverso da noi diventa il perno, la base fondamentale da cui poter parlare di altro, molto altro. La contaminazione umana, i lati nascosti del razzismo, l’adozione internazionale, i pregiudizi difficili a morire e la mancanza di strumenti emotivi e socioculturali che ci aiuterebbero ad ampliare i nostri orizzonti, le nostre menti.” Espérance Hakuzwimana

Espérance Hakuzwimana
è nata in Ruanda. Durante il genocidio è stata adottata da una famiglia italiana ed è cresciuta in provincia di Brescia. Dal 2015 vive a Torino, dove ha frequentato la Scuola Holden. Fa attivismo collaborando con associazioni contro il razzismo. Ha raccontato la sua storia in E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana (People, 2019). Questo è il suo romanzo d’esordio.

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