“In Concorso Sì, Ma Come Dico Io!” | Halima Aden In Hijab Per Miss Minnesota

di Gaylor Mangumbu - Pubblicato il 02/12/2016

“In concorso si, ma come dico io!”. Forse è questo il pensiero che ronzava nella mente di Halima Aden prima di decidere di prendere parte al concorso di Miss Minnesota. Appena 19 anni, la giovane americana di origini somale ha spiazzato tutti scegliendo di non rinunciare al suo hijab nel corso della manifestazione di bellezza.

Una scelta ponderata e cosciente che Halima difende da chi fatica a capire ed esterna perplessità, cadendo dalle nuvole, facendo passare per straordinario e rivoluzionario quello che in realtà dovrebbe essere semplice normalità, senza se, senza ma.


Un coraggio da vendere, lo stesso che spesso manca a molte ragazze che come lei hanno scelto di vivere in questa maniera la propria religiosità, giovani donne che lei conosce ed invita ad uscire dall’ombra dell’imbarazzo e di vivere questa scelta con serenità e senza timidezza.

Un orientamento più di costume che religioso, quello di portare il hijab e il burkini, che però quest’estate ha generato accesi dibattiti nel corso delle olimpiadi di Rio de Janeiro in Brasile. Il 7 agosto, nel corso della gara di beach volley tra la Germania e l’Egitto, le atlete egiziane Doaa el GhobashyNada Meawad si sono presentate in leggings e t-shirt con maniche lunghe, contrariamente alle colleghe Laura Ludwig e Kira Walkenhorst, in ordinari bikini.
griot-mag-miss-minnesota-in-burkini-Doaa el Ghobashy e Nada Meawad-rio-de-janeiroUna scelta libera ed in linea con il nuovo regolamento quella attuata dalle egiziane – già anticipate dalle brasiliane a Londra nel 2012 in semifinale contro le americane – ma qualcuno però non ha gradito, scomodando citazioni politiche e sessiste al limite del razzismo.

Mega titoli islamofobici totalmente fuori luogo, come nel caso della BBC che cita volutamente la presenza dei burqa in campo, che in verità non ci sono, per rafforzare una tesi su un presunto scontro di civiltà.

Civiltà, una parola di cui spesso i media abusano nell’utilizzo, disorientando la massa sulla percezione delle persone, delle situazioni e delle cose, a volte quasi al limite della maleducazione, come il titolo in prima pagina che Il Resto del Carlino riservò alle atlete Claudia Mandia, Lucilla Boari e Guendalina Sartori definendole “ciocciottelle.” Una scelta infelice che costò il posto a chi di dovere.
griot-mag-miss-minnesota-in-burkini-Guendalina-Sartori-Lucilla-Boari-e-Claudia-Mandia-rio-de-janeiroUna scarsa attenzione nel linguaggio che mostra tutti i limiti di una società piena di pregiudizi, in cui l’estetica è il tuo miglior biglietto da visita, soprattutto se affine ai canoni imposti dai media stessi. Mosse che generano disagio proprio nelle donne, vittime di una società ancora troppo maschilista.

Anche la politica fa la sua parte e Lionnel Luca, sindaco di Villeneuve-Loubet, micro comune sulla Costa Azzurra, sempre la scorsa estate ha pensato bene di approvare un provvedimento contro l’uso dei burkini in spiaggia. Peccato che non aveva fatto i conti con il Consiglio di Stato francese che ha definito l’iniziativa “una violazione grave e apertamente illegale delle libertà fondamentali, che sono la libertà di movimento, di coscienza e la libertà personale.”

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È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.