La Biennale Di Gaza 2025 Arriva A New York

Lanciata a novembre 2024 come gesto di resistenza, la Biennale di Gaza documenta e archivia l'arte visiva di un popolo sotto assedio. Attraverso un modello decentralizzato e adattivo, e senza gerarchie o rappresentanze ufficiali, ogni padiglione è costruito da partner locali in collaborazione con il team curatoriale palestinese. La prossima tappa sarà il Recess Art Space di Brooklyn, a New York, dal 10 settembre al 20 dicembre 2025.

di - Pubblicato il 02/09/2025
Hamada El Kept, Under Surveillance, 2024. COURTESY dell'artista via Biennale di Gaza

Progettata da un gruppo di artistɜ palestinesi, sostenuta da una rete curatoriale internazionale, la Biennale adotta un approccio organizzativo fortemente orizzontale. La mostra si articola tra Gaza e una serie di spazi espositivi–chiamati padiglioni–diffusi in 18 città del mondo: da Atene a Berlino, da Istanbul a Londra, da New York a Padova, da Valencia a Toronto. La prossima tappa sarà il Recess Art Space di Brooklyn, New York, con una mostra principale di cinque gioni, dal 10 al 14 settembre, seguita da un’edizione estesa, dal 18 settembre al 20 dicembre 2025. “Recess è onorata di essere uno dei tre siti nordamericani che ospiterà la Biennale di Gaza, una mostra globale realizzata da artistɜ palestinesi che hanno continuato a creare durante la guerra a Gaza. Anche in questo periodo di perdite catastrofiche, questɜ artistɜ hanno perseverato nella loro pratica artistica,” ha dichiarato unə portavoce dello spazio no profit.

Mustafa Muhanna, Hope on the road. COURTESY dell’artista via Gaza Biennale. Il lavoro è stato realizzato con l’aiuto di 10 bambinɜ. Ispirata agli abiti tradizionali di Gaza, l’auto è decorata con un motivo a stella a otto punte che richiama il patrimonio tradizionale palestinese.

Il Padiglione di New York, intitolato From Gaza to The World, raccoglierà i lavori di 22 artistɜ–tra pittura, video, e installazioni concettuali–che vivono a Gaza o che hanno lasciato la Striscia. I lavori sono stati realizzati nell’ultimo anno e mezzo e riflettono la crescente devastazione su questa regione piccola e densamente popolata, scatenata dalle forze militari israeliane dall’attacco di Hamas del 7 ottobre–attacco che ha portato all’uccisione di circa 1.200 Israeliani e persone di altre nazionalità, la maggior parte di cui civili, e al rapimento di oltre 200 ostaggi, ora ridotti a 50, e alla successiva uccisione di oltre 62.000 palestinesi in un periodo di 22 mesi. 

PERCHÈ LA BIENNALE DI GAZA

In un contesto segnato dalla distruzione, creare arte a Gaza è un atto radicale di resistenza. L’arte diventa un dispositivo di documentazione, memoria e sopravvivenza. “I più grandi eventi artistici al mondo vengono chiamati biennali e ospitano lɜ artistɜ più importanti del mondo per affrontare, attraverso la loro arte, le questioni più rilevanti. Per noi lɜ artistɜ più importanti al mondo in questo momento sono quelli di Gaza,” ha affermato Tasneem Shatat, co-creatrice della Biennale. Il nome è anche una dichiarazione d’intenti: la biennale sarà un evento ricorrente e Gaza e gli artisti saranno ancora lì tra due anni.

Tasneem Shatat ha iniziato questo progetto come artista residente presso l’Al Risan Art Museum (il Museo Proibito) nell’aprile del 2024. La residenza l’ha portata a sviluppare l’idea di riunire artistɜ provenienti da tutta Gaza per creare una sorta di evento artistico internazionale. Ciò ha portato alla creazione della Biennale di Gaza, come modo per fare i conti con lo stato dell’arte nel nostro mondo odierno. Durante la guerra, ha organizzato e curato instancabilmente la Biennale attraverso molteplici sfollamenti.

Murad Al-Assarمراد معين العصار – Noise of Death عنوان COURTESY dell’artista via Gaza Biennale

“L’importanza di questo progetto risiede nella sua capacità di porre l’arte in prima linea per un risveglio globale, per sfidare il mondo dell’arte a fare i conti con il peso del genocidio, di presentare un modello di resilienza e di soddisfare il disperato bisogno di riconoscere la profondità e la complessità della vita umana. Il diritto di un popolo di esistere con dignità sulla propria terra è fondamentale per lo scopo stesso dell’arte. Il lavoro che presentiamo va oltre le ultime notizie, la copertura mediatica e le statistiche. Nonostante il dolore e la sofferenza causati dalle circostanze e nonostante l’odore di morte, lɜ artistɜ di Gaza piantano semi di speranza per l’umanità, non solo a Gaza ma in tutto il mondo, attraverso la creatività e l’innovazione,” si legge in una dichiarazione dellɜ portavoci. “La Biennale di Gaza segna un passo creativo al di fuori dei tradizionali schemi espositivi. Riflette la sensibilità e la specificità della nostra situazione, rendendola un evento urgente ed eccezionale. Al centro dello scopo artistico c’è la lotta di un popolo per sopravvivere.”

LA SITUAZIONE ATTUALE A GAZA

L’annuncio della tappa newyorkese arriva in un momento estremamente tragico per Gaza. Lo scorso 13 agosto, oltre 100 organizzazioni umanitarie, tra cui Oxfam e Medici Senza Frontiere, hanno firmato un appello chiedendo a Israele di porre fine alla “militarizzazione degli aiuti”. Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, dall’inizio dell’offensiva israeliana sono mortɜ oltre 62.000 palestinesi, il 70% dellɜ qualɜ donne e bambinɜ. Tra questɜ, 235 persone, inclusɜ 106 bambinɜ, sono morte di fame. Le Nazioni Unite hanno riportato che dal 27 maggio 2025 almeno 1.373 Palestinesi sono statɜ uccisɜ mentre cercavano cibo, e che dal 7 ottobre 2023, a Gaza sono statɜ uccisɜ a Gaza almeno 247 giornalistɜ Palestinesi .

Anche il patrimonio culturale è stato fortemente colpito: più di 200 istituzioni culturali e siti storici–comprese università, moschee e bibilioteche–sono andati completamente distrutti, causando una perdita incalcolabile per la memoria collettiva e l’identità palestinese. In questo contesto, la Biennale di Gaza vuole contrastare la cancellazione, amplificando le voci di chi resiste attraverso i linguaggi artistici. Tra queste voci, troviamo il lavoro di Alaà Al Shawa, originaria del Nord di Gaza. Initolato Fading Gesture, il dipinto ad aquarello dai toni terrosi, mostra una figura–presumibilmente l’artista stessa–riprodotta tre volte. In ciascuna rappresentazione, cuciture parziali o totali segnano il volto, gli occhi, simili a fessure, sono scuri e senza pupille, a simboleggiare lo shock e la paura della morte vissuti quotidiniamente.

Alaà Al Shawa, Fading Gestures. COURTESY of the artist via Gaza Biennale

In What Remain for Us (2024), di Motaz Naim (professore all’università palestinese di Khan Younis e attualmente sfollato in Egitto), l’artista siriano raffigura la trasformazione e vasta distruzione di Gaza causata dalla guerra usando una scala di grigi che evoca un’atmsofera cupa e desolata, con note di colore più vivo che emergono dalle macerie, per “catturare la catastrofe umanitaria e il profondo effetto sulla vita e la memoria collettiva”. Il suo vuole essere un “messaggio di pace e giustizia dopo la distruzione totale”.

Naim Motaz, What remain for us. COURTESY of the artist via Gaza Biennale

“C’è un dolore silenzioso e una tristezza che bruciano lentamente il cuore, così come lo shock e la solitudine: emozioni che non possono essere catturate dalla macchina fotografica e che spesso vengono trascurate dai media, che si concentrano sui corpi smembrati come se fossero semplici bambole, trascurando la vera sofferenza umana e le persone care che sono rimaste,” ha dichiarato Mahmoud Hassan Ruba, artista presente alla Biennale.

GAZA BIENNALE
10–14 settembre 2025
18 settembre–20 dicembre 2025
Recess
Brooklyn, New York City

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