Esercizi Per L’Immaginazione Di Uno Spazio

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio nasce dall’esperienza di GRIOTmag.com e SPAZIO GRIOT, e dalle numerose attività editoriali, di ricerca e programmazione curate. Entrambe le piattaforme dal 2015 promuovono diverse forme di espressione artistica dall’Africa, dalle sue diaspore e oltre, mettendo al centro le voci di creator Africanз/Nerз.

di GRIOT - Pubblicato il 23/05/2022

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio è un nuovo progetto curatoriale di Johanne Affricot. Affricot ha scelto di coinvolgere e cercare un dialogo diretto con varie comunità artistiche afrodiscendenti e africane, in Italia e in Ghana, per riflettere ed approfondire collettivamente su cosa sia uno spazio artistico e culturale, come agisca su certi corpi, e in che modo uno spazio possa trasformarsi o nasca da principio come veicolo per ridurre le diseguaglianze, facilitando e promuovendo il coinvolgimento, l’accesso e la produzione artistica e culturale delle soggettività marginalizzate.

Nel perseguimento anche di un ventaglio più ampio dell’esperienza africana ed afrodiscendente, e nella rivendicazione della sua complessità, il progetto si è declinato in due diramazioni, con un primo esercizio mirato a ritagliare un “safe” space per conversazioni tra comunità afrodiscendenti in Italia. Conversazioni intime, che tutelano e valorizzano le esperienze personali delle interlocutrici e degli interlocutori. I dialoghi sono stati suddivisi in cinque capitoli, suddivisi in base alle pratiche artistiche messe in atto dalle persone invitate: arti visive, scrittura, arti performative, società.

Al fine di promuovere una maggiore accessibilità, i quattro incontri si sono tenuti online, connettendo afrodiscendentз provenienti da diverse parti d’Italia e anche residenti all’estero. Un ultimo incontro, più numeroso si è tenuto a Roma, nel verde, dal vivo.

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

Come ci si sente ad essere l’unica persona Nera nella stanza? O meglio, perché vi è spesso solo una persona Nera nella stanza? Sono queste alcune delle questioni che hanno fatto emergere un filo rosso importante, ossia, la necessità che il mondo culturale italiano si renda maggiormente accessibile, anche attraverso un sostegno economico nei confronti delle diverse comunità marginalizzate, nelle quali l’intersezione tra razza, genere e classe ne evidenzia la schiacciante esclusione dal centro. Nel flusso di parole, pensieri e riflessioni critiche sono emersi molti punti salienti e riflessioni intime sulla possibilità di trovare bellezza che sia divulgativa ed accessibile e spazi che siano “sicuri”.

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

In una prima parte dei dialoghi, le/i conversanti hanno condiviso i propri percorsi personali ed il loro rapporto con l’arte. Sono emerse esperienze simili ma anche diversificate, dove l’arte e le sue varie manifestazioni si sono fatte veicolo per scoprire sé stessi, il proprio presente, ed il proprio passato. Durante le conversazioni, è in più affiorata come esperienza condivisa tra le/gli artistiз afrodiscendentiз, l’esistenza di un rapporto con l’arte in costante cambiamento: creazione, distruzione e ricreazione. Una continua evoluzione e di decostruzione personale.

Un primo confronto sulla propria crescita artistica ha fatto emergere la solitudine degli/delle afrodiscendent3 cresciuti negli anni 80’/90’/2000, in un’Italia da un lato daltonica alle esperienze e narrazioni razzializzate, da un lato esotizzante ed appropriante. È emerso un generico senso di speranza nei confronti dei dialoghi più recenti intorno al rapporto tra arte e relativismo culturale, e gli spazi che gli afrodiscendenti hanno reclamato tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie e gli spazi virtuali. È stata espressa però la necessità di costruire spazi fisici e concreti, che possano diventare piazze di incontro e di impollinazione culturale. I conversanti hanno quindi elaborato numerose riflessioni critiche e costruttive su quali fossero degli elementi e delle pratiche importanti da adoperare nella creazione di spazi culturali in Italia accessibili a tuttз.

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

È importante intanto partire dalle scuole. Diversз partecipanti hanno sottolineato come a determinare il loro ingresso, anche solo a livello psicologico e personale, negli spazi culturali e nel mondo dell’arte, possa essere stata l’iniziativa di un’insegnante. Si denota come le scuole si configurino come luoghi chiave dove i/le bambinз sperimentano le proprie passioni e aspirazioni. Il sistema scolastico è quindi tenuto a supportare le/gli studentз nel proprio percorso personale, valorizzando la diversità delle capacità ed inclinazioni dellз studenti. All’interno di questa variabile, però, non viene spesso considerato il dislivello strutturale che si può essere negli istituti scolastici. Si menzionano in questo caso le differenze di risorse disponibili alle scuole del nord Italia alle scuole del sud Italia, e alle discrepanze dal centro delle città verso la periferia.

In aggiunta, viene spesso ignorata la variabile della “discriminazione’’, ossia che le/gli studenti razzializzatз possano essere svantaggiati da atteggiamenti discriminatori, sia sistemici che personali. Allo stato attuale in Italia non esiste un vero e proprio piano nazionale per fronteggiare i problemi legati al razzismo nelle scuole, in maniera strutturata e sistematica, né esistono statistiche o monitoraggi degli episodi di razzismo che avvengono nelle scuole. L’assenza di tali studi, che dia attenzione alle variabili di razza e classe, rivela quindi molto delle priorità del sistema educativo. Sempre relativamente al sistema educativo, è emersa la necessità di decentralizzare e ampliare le narrazioni offerte negli studi umanistici (arte, storia, filosofia, eccetera).

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

Tale riflessione, è stata in seguito applicata ad un esercizio di immaginazione dello spazio artistico ideale. È emersa la necessità di rendere gli spazi culturali —sia istituzionali che indipendenti o underground—più fruibili, accessibili, sostenendo la pluralità di percorsi formativi e di produzione artistica. Percorsi che siano connessi anche alle realtà razzializzate, che includano narrazioni decoloniali e decolonizzanti che si spostino concettualmente dalla possibilità che esisti un solo approccio all’arte, o che esista una sola “arte”.

Sempre ritornando alla presa di coscienza territoriale e geografica, tali spazi vanno resi accessibili anche creando ponti con le realtà più marginalizzate, spesso confinate a luoghi geografici specifici, che spesso combaciano con i luoghi con meno risorse artistiche. Questa operazione necessiterebbe quindi di un accurato studio quantitativo, intersezionale e territoriale per valutare quali realtà siano più marginalizzate dagli spazi culturali, in modo da aumentare la fruibilità degli spazi stessi.

Questo porta ad un punto successivo. Ossia che per essere realmente inclusivo, uno spazio culturale debba poter anche essere uno spazio di incontro tra diverse realtà: che siano diverse realtà comunitarie, ma che siano anche le diverse realtà che abitano in una persona. È stata espressa la necessità di spazi culturali che siano ulteriormente sensibili alla complessità del vissuto umano, implementando narrazioni che quindi lascino un’area malleabile e “sicura” al fine che più narrazioni si possano intersecare. La possibilità dell’esistenza di luoghi fisici di incontro diventa quindi essenziale, ed il bisogno di promuovere più diversità all’interno degli spazi stessi diventa una necessità. Uno spazio artistico che non porti alla rinuncia di altre parti di sé.

Al fine di decentralizzare le narrative ed acquisire un approccio che sia più corale all’arte, è necessario anche favorire la pratica dell’autonarrazione. Non ‘un parlare di e parlare per’, ma il creare uno spazio dove le varie comunità possano parlare per sé stesse.

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

È stata sottolineata anche l’importanza di poter promuovere percorsi di tutoraggio e mentorship all’interno degli spazi culturali, per poter garantire alle categorie sottorappresentate il supporto strutturalmente assente. Ne risulta che occorrano spazi fisici dove tali mentori possano essere incontratз. Insomma, spazi dove poter fare comunità. Una comunità che sia luogo di scambio intricato e complesso, che metta in circolo e connessione le diverse sfaccettature delle diaspore, con e oltre i termini composti da molteplici geografie. Uno spazio fisico per sviluppare o rafforzare nella materialità dell’incontro quel processo di autodeterminazione che negli ultimi anni si è riversato sulle piattaforme social media, trovando sponde e sostegno, attivando alleanze e sotto-comunità, unite o sciolte, ma comunque capaci di generare nuove e desiderate forme di aggregazione. Uno spazio poroso, quindi, che possa essere sia luogo di scambio con chi è socialmente al centro, che di sperimentazione, esplorazione e discussione collettiva più raccolta.

In ultimo, ma non meno importante filone di discussione, si è toccata l’importanza della cura negli spazi artistici e culturali, al fine di poter rafforzare i corpi presenti nello spazio, ed il dialogo tra comunità. La cura, può essere interpretata in molteplici modi. Un esempio consiste nella possibilità che si tengano eventi dedicati alle comunità, momenti di condivisione di esperienze e di sapere ancestrale, momenti di apprezzamento culturale e laboratori per apprendimenti specifici, momenti di festa e di rigenerazione. Riaffiora quindi la tematica della delocalizzazione della gestione degli spazi, in modo che tali eventi possano essere organizzati e coordinati con la cooperazione di coloro che ne usufruiscono, mettendo quindi le loro esigenze al centro.

Esercizi per l’immaginazione di uno spazio, Roma, 2022. Foto: © Emmanuel Anyigor

Con il fine di rafforzare le varie sfaccettature del disegno immaginario collettivamente creato, in ultima analisi è stata messa in evidenza l’importanza della presenza di un sistema di welfare che promuova sostegni economici che possano contribuire ad appianare le disuguaglianze strutturali sopra menzionate, decostruendo l’attuale concezione d’inaccessibilità del mondo dell’arte e degli spazi artistici e culturali.

‘Esercizi per l’immaginazione di uno spazio’ è un nuovo progetto curatoriale di Johanne Affricot, commissionato da Orchestre della Trasformazione, a cura di Locales e Visible (Cittadellarte-Fondazione Pistoletto/Fondazione Zegna), nell’ambito di Carta di Roma, e risponde all’SDG 10 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, volto a ridurre le disuguaglianze.

‘Esercizi per l’immaginazione di uno spazio’ è una coproduzione tra GRIOTmag.com/SPAZIOGRIOT e Azienda Speciale Palaexpo – Palazzo Delle Esposizioni di Roma.

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