Elegia Di Januário Jano Alla Terra Rubata D’Angola

Alla galleria Jean Claude Maier, l'artista campiona da istituzioni che continuano ad accumulare il patrimonio del suo paese natale, unendo i punti tra il Cristianesimo e le culture tessili angolane soppiantate dalle pratiche coloniali.

di Eric Otieno Sumba - Pubblicato il 30/06/2021
Januário Jano, dettaglio di Axiliuanda I, 2021. COURTESY l'artista e Jean Claude Maier

Il titolo della prima personale di Januário Jano in Germania, Arquivo Mestre, dal portoghese all’inglese si traduce come ‘the master(’s) archive’ (l’archivio del padrone) o ‘master file’ (lo schedario del padrone). Interessata alle soggettività coloniali e alle loro implicazioni più ampie—in particolare in Angola, dove è nato l’artista—la mostra collega abilmente i punti apparentemente non correlati tra il Cristianesimo acquisito e le culture tessili perdute, l’opacità della restituzione e i processi di estrattivismo, il degrado ambientale e la trasformazione ecologica.

Il canto ambientale degli uccelli offre un gradito sollievo dalla cacofonia urbana all’esterno. Tuttavia, Dusky Dorky – Looking for Dodo (2021), l’installazione sonora in loop che suona vicino all’ingresso della galleria Jean Claude Maier, a Francoforte, poteva sembrare non eccezionale se non fosse per il suo retroscena: tutti i collaboratori del coro aviario che riempie la galleria sono ormai estinti. Compilato dagli archivi sonori del British Museum, questo gorgheggio spettrale trova il suo contrappunto nell’installazione NSG Lot. 01 (No Stolen Goods) (2021), che comprende sei scatole di legno sigillate con cera, contenenti fotografie del patrimonio angolano che è stato saccheggiato durante il periodo coloniale. Nascondendo alla vista queste immagini, Jano riflette su come varie istituzioni europee, come il British Museum, continuino ad accumulare questi oggetti.

Januário Jano, Arquivo Mestre, 2021, vista della mostra Jean Claude Maier, Francoforte sul Meno. COURTESY l’artista e Jean Claude Maier

Nel sistema di credenze ancestrale del popolo Ambundu dell’Angola, il kazumbi è uno spirito per lo più benevolo che occupa il corpo umano. La video installazione a doppio canale di Jano, Kazumbi (2021), mostra l’artista sdraiato prono sul pavimento, il suo corpo che si muove a intermittenza, come se fosse in trance. Un abito bianco, simile a quelli che i colonialisti portoghesi richiedevano alle donne angolane come simbolo di “civiltà”, si intravede sotto il panno nero drappeggiato che copre il corpo quasi senza vita dell’artista.

In fondo alla galleria, visibile attraverso le porte aperte nelle due pareti divisorie, troviamo Prayer (2019)—una serie di sette immagini, appese sotto forma di una grande croce, che mostrano l’artista nel processo di rimozione del vestito. In alcune immagini è quasi nudo, su uno sfondo scuro. In altre, indietreggia solennemente dall’indumento, che ora è scartato sul pavimento davanti a lui, un mucchio disordinato di contrastante stoffa bianca.

Januário Jano, Prayer,2019. COURTESY l’artista e Jean Claude Maier

In tutta la sua pratica, Jano trasmette significato attraverso i tessuti. Axiluanda I (M005) e Axiluanda II (M006) (entrambi i lavori del 2021), ad esempio, sono opere tessili in cui fotografie serigrafate, collage, cucitura a mano, pittura acrilica e corda convergono e si estendono abilmente nella stanza. In queste opere, Jano ritorna alle culture tessili soppiantate da pratiche coloniali portoghesi, progettate per omogeneizzare e accelerare l’assimilazione nell'”ordine” coloniale attraverso il Cristianesimo e il lavoro salariato estrattivo. Quest’ultimo tema è presente anche in una delle tre immagini che compongono SDC 002 (2021), che mostra un funzionario coloniale, in piedi su un albero abbattuto in un sito di disboscamento, che dà istruzioni alla gente del posto, presumibilmente lavoratorз.

Un’altra immagine raffigura dettagli del Monument to the Discoveries (1960), monumento che celebra gli esploratori portoghesi del XV e XVI secolo. Tra i due, un collage digitale psichedelico di fogliame verde intenso allude a come l’ambiente naturale—come l’immagine stessa—sia invariabilmente intrappolato tra lo sfruttamento del lavoro e le pratiche estrattive, che hanno trasformato la terra rubata in colonie e ben sostenuto gli imperi più antichi fino alla fine del XX secolo.

Januário Jano, SDC 002 (Deontological Cloth), 2021. COURTESY l’artista e Jean Claude Maier

Il lavoro di Jano mostra the master(’s) archive’ or ‘master file’ come un deposito dinamico e paradigmatico di sistemi e codici normalizzati: il “corpo” funzionante, comunemente indicato in frasi come “cuore dell’impero”. In Arquivo Mestre l’artista non solo seziona questo corpo per rivelarne il contenuto, ma facilita un esame edificante delle cose che lo sostengono.

‘Arquivo Mestre’ di Januário Jano è in mostra alla galleria Jean Claude Maier, Francoforte,  fino al 14 agosto.

Quest’articolo è orginariamente apparso su Frieze il 23 giugno 2021

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Sono uno ricercatore e studioso di decolonialismo. Lavoro sull'intersezione tra giustizia sociale, politica, economia, arte e cultura. Amo leggere, ballare, andare in bicicletta e il capuccino senza zucchero.