Ecco La Collezione Di Hijab E Abaya Firmati Dolce & Gabbana

di Johanne Affricot - Pubblicato il 12/01/2016

Ci sembrava strano che un marchio italiano come Dolce & Gabbana non avesse ancora lanciato una collezione di abiti/accessori rivolti specificatamente al mondo musulmano, una fetta di mercato che fa gola a molti ($266 miliardi spesi per vestiti e scarpe nel 2013 e destinati a diventare $484 miliardi entro il 2019) e che rappresenta il 22% della popolazione mondiale.

Già qualche mese fa H&M aveva inserito nel cast della sua campagna Close the Loop una giovane ragazza che indossa l’hijab e quando questa compare nel video (al minuto 0:56), la voce narrante ammicca un “Sii chic”.

Considerato che la cultura araba ha avuto un’influenza enorme su usi e costumi siciliani (del sud Italia e delle isole del mediterraneo in generale), questa continuità ha un non so che di naturale.

Senza voler fare gli storici della situazione, che non siamo, durante il loro dominio, durato 200 anni, gli Arabi portarono sull’isola la cultura, la musica, la poesia, le arti, le scienze orientali e abbellirono il regno con monumenti stupendi di cui purtroppo oggi sono rimaste poche tracce.

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Palermo, San giovanni degli eremiti | via

Durante la loro permanenza diedero un notevolissimo apporto all’economia e alla civiltà siciliana introducendo le colture del riso e degli agrumi, realizzarono sofisticate opere di canalizzazione che consentirono un uso razionale delle risorse idriche. I mercanti del posto dal canto loro impararono ad apprezzare nuove spezie, prime tra tutte lo zafferano del quale le cucine italiane e occidentali non potevano fare a meno, incensi e sete pregiate; e poi si diffusero nuove tecniche agrarie e la coltivazione di piante esotiche, sconosciute fino a prima del loro arrivo.

In cucina? Cuscus e due prodotti simbolo del made in Italy siciliano, cassata e arancine, per la gioia del palato.

E la lingua? Quasi 300 importanti parole siciliane sono di derivazione araba e la maggior parte sono legate all’agricoltura e ad attività ad essa associate [zibbibu, da zabīb, “uva passita”; giggiulena“sesamo”; vocaboli come “calia” , ceci abbrustoliti], così come alcuni cognomi [Badalà o Vadalà – servo di Allah; Fragalà – gioia di Allah].

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Insomma, come conclude ilportaledelsud.org, “per strano che possa sembrare, sedici secoli di ellenismo sono stati quasi annientati dall’arabismo che in soli due secoli è riuscito a lasciare una forte impronta che né Normanni, Svevi, Spagnoli o Francesi, e per ultimo i piemontesi, sono riusciti a cancellare”.

E alla fine quest’impronta la ritroviamo in qualche modo nell’esclusiva collezione degli stilisti siciliani. Collezione che offre alle donne musulmane un’ampia selezione di abaya [lunga tunica nera di tessuto leggero] e hijab [il velo usato per coprire la testa] realizzati con tessuti pregiati, che ha quel tocco di glamour, raffinatezza e sobrietà che ben si sposa con il mondo arabo e non solo.

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“Sono molto affascinato dal Medio Oriente e ho appena realizzato questa collezione, i cui capi hanno un po’ di pizzo, ricami e stampe – ma non troppo. Sarà disponibile negli Emirati Arabi il prossimo ottobre, ha dichiarato Stefano Gabbana in un’intervista a The National.

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Potete trovare la collezione completa su Style.com/Arabia.

Immagini | via Style.com/Arabia

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.