Diario Di Una Negra Italiana (e Milanese) | L’intervista

di Johanne Affricot - Pubblicato il 22/02/2016

Y: “Ah sei congolese? Io ho un amico del Senegal TE LO FARÒ CONOSCERE, MAGARI TI PIACE”
Nikki (nome di fantasia) :”Wait.. What? Con tutto il rispetto del mondo… Ma chi lo vuole conoscere? Non possiamo semplicemente coesistere nella stessa città ed essere marroni uguali? ? [PS: il matrimonio combinato si sta estinguendo. Grazie]

Z: “Ma a casa tua cosa mangiate?”
Nikki: “Boh? Pasta”.
Z: “DAVVERO?”
Nikki: “No. Non è vero. Andiamo a cacciare i leoni e i cinghiali quando siamo in vena. Sai com’è, l’Esselunga sotto casa è troppo commerciale. Mia madre ieri ci ha fatto delle lasagne che lévati proprio. Fai il bravo”.

Nikki: Quando sei l’unico nero in classe e la prof inizia a parlare della schiavitù.
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Nikki: Caro diario, Mi ricordo quando da piccola tenevo spesso i capelli afro. Qualche volta si creava un cerchio di gente, davanti a me, che mi tastava la testa come fanno i gatti coi gomitoli di lana. “Che belliiiii. Li voglioooo”; “Ihihih sembrano cotone *pat pat*” “Ma li lavi?” Sincera: a volte mi rompevo i coglioni e mi sentivo un’opera del Museo della Scienza. Ripensandoci, avrei potuto mettere il cestello delle offerte per i visitatori.

Questi sono solo alcuni dei vari post che leggerete non appena sbarcherete su “Diario di una negra italiana”, pagina facebook tragicomica e provocatoria all’ennesima potenza, anti-accademica per eccellenza, ironica al punto giusto.
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Un diario aperto a tutti: belli, brutti e cattivi. Una pagina che solo una vera colorata poteva inventarsi. Un puro concentrato di stereotipi, luoghi comuni e controsensi che mettono a nudo, senza filtri e senza censura, l’arretratezza culturale in cui versa il cervello dei tanti sconosciuti [e conoscenti] che Nikki incontra nel suo quotidiano. Ma anche divertenti aneddoti legati al suo essere donna. E essere nera. In ogni caso creano assuefazione e quando li leggi, o storci la bocca o sorridi pensando “Cacchio. Ma questo/a sono io”. “È successo anche a me”. Oppure te ne frega ca*zo.

Se non l’avessimo conosciuta di persona avremmo pensato che fosse uscita direttamente dalla scuola del grande Maurizio Battista.

Ma chi è Nikki? Abbiamo indagato, scavato come solo i migliori segugi da tartufo sanno fare, chiesto in giro e alla fine siamo riusciti a trovarla. Nikki. La milanese di 25 anni di origine conglolese che un bel giorno di due mesi fa si è svegliata e, un po’ per gioco e un po’ perché stanca di vedere che nel 2016 nulla si muove di fronte a certe affermazioni, ha deciso di scrivere il suo diario [che poi, vien da sorridere quando senti dire “siamo nel 2000 e qualcosa”… è dal 1998 che dico “siamo nel 1900 e qualcosa e ancora…bla..ble…blu”. Vabbè. Forget it!].

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Nikki

Un diario “seguito da afroitaliani, da persone che la pensano come me, ma anche da altre che mi criticano”, mi dice Nikki. “Mi piace confrontarmi, creare discussioni ed essere un punto di riferimento per ragazze/i che si riconoscono in quello che scrivo e ne traggono forza. È bello. Magari molti restano in silenzio perché credono realmente di essere soli e quindi difficilmente pensano di poter essere capiti da altri che non vivono gli stessi disagi. Ma non sono soli. E il non esserlo porta a essere più forti e a parlare finalmente. Quindi: Diario di una Negra Italiana”. “Io sono una che ha sempre preso una posizione. Odio chi non lo fa [anche i compellari]. Chi si cura del proprio orticello. Dei propri interessi e pensa di essere andato o star andando avanti. Avanti di che? Dove?”.

Senti, ma tutti questi episodi accadono solo con gli sconosciuti o anche con amici e conoscenti?
Guarda a 25 anni gli amici sono quelli. Quindi con loro no. Con i conoscenti capita. Ma soprattutto con gli sconosciuti. Anche solo uno sguardo vuol dire tanto. Vogliono capire perché parli così bene l’italiano. Ti fanno domande. Che poi si capisce che sono domande non tanto perché sono mossi da una curioistà genuina ma perché si sentono infastiditi che sei come loro e quindi si irrigidiscono e alzano queste barriere.

Alcuni leggendo i miei post mi dicono che sono molto negativa, che dovrei stare zitta. Per niente. Sta cosa è finalizzata alla positività. Ma poi zitta perché? E la risposta è: “È meglio stare zitti perché la gente rimane ignorante”. Ma non è vero.

Se le persone vanno sulla mia pagina e si mettono a leggere tutto quello che scrivo magari gli esce un “Oh, questa ha ragione. Ma perché dobbiamo avere pregiudizi?”. Penso che il pregiudizio sia insito nella natura umana. Però cazzo, raga. Son marrone e parlo come te. Questo è.
griot-mag-diario di una negra italiana intervista-altan-vignettaQuesta difficoltà a capire che si è italiani la riscontri soprattutto nelle persone adulte o anche tra i tuoi coetanei?
Persone di tutte le età. Piccoli, giovani, adulti, anziani. Tutti. Per quanto riguarda i più piccoli, sono sicura che molto dipende dalla famiglia in cui si cresce. Passa per i genitori. E ovviamente sì, c’è anche la sfumatura della scuola e quello che vuoi.

Però io ho mia sorella di 17 anni e ancora, ti giuro, non dice parolacce. E le sue amiche si lamentano con me di questo.

Ma a Milano, che sembra essere la città più cosmopolita d’Italia? Viene il dubbio che lo sia solo durante le settimane della moda…
Milano sì, è un bel po’ bigotta. Son stata a Palermo qualche tempo fa e sono stata da Dio. Boh. Il massimo che mi dicevano era “Mizzica, Naomi”.

Più si va al sud e più mi sembra ci siano meno razzismo e pregiudizio. E poi qui a Milano c’è questa cosa che quelli del sud sono ignoranti. Ti faccio un esempio. Io lavoro come segretaria in una società e quindi ho a che fare spesso con il pubblico. Un giorno mi arriva un cliente, un genovese stra incazzato a cui avevo appena detto che la sua pratica si trovava nei nostri uffici a Napoli. Questo con l’aria schifata mi dice “No no. Io non sono di Napoli per fortuna”. Comunque nell’hinterland c’è molta più umanità.

Non pensi che anche i media abbiano buona parte della loro responsabilità? Nel senso… se il compaesano caucasico viene sempre bombardato da notizie o immagini di neri e terminologia tipo “Sbarco di clandestini”, “Invasione di migranti o immigrati”, “Violentatore” “Prostitute” piuttosto che da immagini positive, l’associazione [anche se è da ignoranti] c’è ma non è casuale.
Sì è vero. Per esempio avevo scritto un post su questo. Sul fatto che alla donna nera, nell’industria dell’entertainment, danno sempre quel ruolo di zoccola, oca. Solo tette. Tette, tette, tette. La bellissima “gatta nera” Ainette Stephens, Juliana Moreira che sculetta col Gabibbo, Silvie Lubamba…vabbè lei non mi piace per niente e quando qualche scemo con in testa “marrone = marrone” mi dice che le assomiglio…mi partono i cinque minuti.

Insomma, quando torno alla realtà mi da fastidio che la gente si meravigli perché scopre che ho un cervello.  È una cosa che mi fa veramente andare fuori di testa. Ovvio che se vedono sempre quello in tv vengono influenzati in maniera negativa. Persone tipo me e te mica ci sono.

Hai ragione, però le cose stanno un po’ cambiando in fatto di diversity nella televisione e cinema italiani. Ci sono professionste che stanno ricoprendo ben altri ruoli. Per esempio la talentuosa cantante, compositrice, musicista, danzatrice e attrice Miza Mayi, [tra l’altro, proprio per il discorso di cui sopra, sarebbe stato intelligente al Capodanno di Matera su Rai 1 far interpretare a lei Donna Summer piuttosto che all’altrettanto bellissima/bravissima ma black-facissima Roberta Giarrusso – nel video  a partire dal secondo 0:35]. Lidia Carew, di cui abbiamo già parlato [qui e qui]. Tzta Abrham, co-pratogonista insieme alla Pandolfi e a Santamaria della fiction di Cotroneo: “È arrivata la felicità”. Le attrici di cinema e teatro Lorena Cesarini e Rosanna Sparapano.
Bene. Mi fa piacere. È importante perchè è qualcosa di concreto. Ci stiamo rompendo tutti le balle altimenti.

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Miza Mayi
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Rosanna Sparapano
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Lidia Carew

Perchè hai deciso di rimanere anonima e e di utlizzare una bambola, la Barbie?
Ho scelto la Barbie per dire che anche noi siamo belle e abbiamo il cervello. Basta con questo “scimmie” o che siamo meno belle. Ci sono donne belle e donne meno belle in generale. A prescidere dall’etnia. Questo diario non rappresenta solo me ma noi tutte.

Cecile. L’ex cestista al recente Sanremo ha presentato  il pezzo N.E.G.R.A. Tra cattiverie gratuite, osservazioni costruttive e interessanti, paragoni improbabili, commenti anacronistici e accademici fatti da neri italiani e non, da chi non ha in comune con lei né l’età né il background culturale, è uscito un po’ di tutto. Nel tuo post hai scritto: “Aspetto ancora il giorno in cui una n.e.g.r.a italiana vada a Sanremo a far capire che abbiamo tutte lo stesso cervello e meritiamo tutte di essere guardate prima negli occhi. E no, secondo me non è denudandoci che potremo ottenere tutto ciò”. Non ti sembra di giocare al gioco dei bigotti [sia uomini che donne]? Cioè che la donna, in generale, se mostra un po’ la tetta o il sedere si merita di non essere presa sul serio?  Che se la cerca per intenderci?
Era inevitabile che uscisse di tutto. Se una negra entra in parlamento non vedono l’ora che dica anche mezza parola sbagliata che diventa subito un “torna nel tuo paese – se non ti piace cosa ci fai qui” & co.

Ed è proprio per questa ragione che, secondo me, dovremmo stare un attimo un po’ più attenti alla nostra immagine. Io sono sicura che questa ragazza avesse tutte le buone intenzioni di trasmettere ciò che tutti noi afroitaliani vorremmo trasmettere. “Siamo italiani anche noi, anche se ancora non ci sei arrivato perchè ho la pelle marrone”.

Ma siamo sicuri di riuscire a far cambiare idea ad un paese già bigotto e sessista, apparendo come può apparire una qualsiasi starlette nera in tv/sui giornali?

Attenzione: io al sabato sera mi vesto come voglio, amo il mio corpo curvy e amo i miei vestiti attillati. Ma per il Festival di Sanremo non mi è sembrata adatta, sia a livello lessicale che a livello di immagine.

È proprio per colpa di ciò che vogliono che risulti in TV che ci vengono attribuiti nomee e luoghi comuni che non meritiamo. Quindi, perchè sparare sulla croce rossa? Ho apprezzato molto di più Leiner, cantante del gruppo Dear Jack, che si è fatto notare proprio perchè non si è fatto notare. Perchè così dev’essere: la normalità.
griot-mag-leiner-dear-jack-Il termine negra, negro, negri. Mi spieghi un attimo questa cosa visto che ha suscitato un po’ di fastidio l’uso che ne fai. Ad esempio, negli States nigger, usata dagli schiavisti per rivolgersi agli schiavi africani, e nigga, diffusasi attraverso l’industria del rap e pronunciata in maniera volontaria, sono parole che solo la comunità afroamericana può utilizzare [e alle volte altre POC intrecciate ad essa]. I media, così come i non afroamericani usano o l’espressione “N word” o scrivono ni**er, e anche in altri paesi europei [Francia, Uk, Olanda per esempio] è stata messa un po’ al bando.
Se tutti usassero la parola “negro” nessuno si accorgerebbe che veniva usata volgarmente da pinco e pallino. Sono consapevole che dia fastidio a molte persone, ma sono altrettanto consapevole che questa parola non sia assolutamente un insulto, ed è per questo che dovrebbe essere usata. Io non mi sento un insulto.

In Spagna è un colore. Al confine è un insulto. Perché? Perché l’abbiamo deciso noi. Nessuno può negare ciò che hanno fatto alla nostra razza in passato, ci mancherebbe altro. Ci volevano sterminare, ed è per questo che noi negri “figliamo” a iosa. Dovremmo essere più forti di razzismo e pregiudizio. Se mi chiami negra io ti dico “SÌ, lo sono. Anche tanto. Non puoi decolorarmi neanche con la candeggina. Accettalo!”.

Testo | Johanne Affricot

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica, viaggi: vivrei solo di questo. Culture curator per missione, passione e professione, la curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto... potrei anche mordere.