Con Carnival III Wyclef Jean Celebra Il Suo Ritorno Alla Musica

di Gaylor Mangumbu - Pubblicato il 20/09/2017

Dopo un lungo viaggio Wyclef Jean ritrova la sua Itaca, che non è certo l’isola caraibica di Haiti, dove è nato e che non perde mai occasione di celebrare, bensì la musica. È lei la sua vera isola felice, il luogo dove concentrare tutte le energie in attesa che escano fuori suoni dolci carichi di messaggi positivi, intrisi di pace e umanità, completamente distanti dall’odio e dalle energie negative che stanno attraversando il mondo in questo buio periodo.

La musica è lo spazio dove rinascere, il punto da cui ripartire per questo ragazzo/uomo classe 1969 nato a Croix-des-Bouquets e cresciuto tra New York e New Jersey, gettandosi alle spalle anche quella triste ed inconcludente parentesi politica, nata con le migliori intenzioni dopo il terremoto in Haiti del 2010, e finita purtroppo come già sappiamo. Ma ora tutto è davvero terminato, è il momento di riavvolgere il nastro e tornare alle radici, tra le mura amiche. La musica chiama.

La rinascita di Wyclef passa per l’album Carnival III, l’ ultima fatica in studio che l’ex membro dei The Fugees ha deciso di realizzare a distanza di vent’anni esatti dal primo capitolo The Carnival ft The Refugee All-Stars, quell’lp che segnò la rottura con Pras Michel e Lauryn Hill con cui componeva il trio hip hop, nonostante il successo raccolto dal gruppo con l’album The Score. Troppi progetti nella mente di mr. Jean per stare dietro ai capricci di Lauryn Hill, da cui prese le distanze producendo in seguito per se stesso e artisti come Carlos Santana, Bono Vox, Shakira e molti altri.

Carnival III: The Fall and Rise è una raccolta di inediti – l’ottavo album in studio – che vanta la partecipazione di artisti di livello, come Emeli Sandè, Sam Dew, Riley, Lunch Money, The Knocks e tanti altri per un concentrato di 12 tracce tutte da ascoltare.

Uscito il 15 settembre, il disco in realtà è stato già anticipato dai singoli What Happened to Love, Borrowed Time e Fela Kuti. E a proposito del brano Fela Kuti il polistrumentista haitiano-americano ha dichiarato: “Si tratta ovviamente di una dedica, ho scelto di chiamare il brano con il suo nome perché quando penso a Fela mi viene in mente anche Bob Marley, mi vengono in mente persone che hanno segnato il nostro passato e che i giovani di oggi devono imparare a conoscere, cercarli anche su google, per avere un’idea di chi si nasconda dietro quel nome.”

Insomma, un album pieno di suggestioni, non solo parole accompagnate da beats ma un vero e proprio percorso culturale, un’attraversata spirituale che ci porta fino alle radici più profonde dell’afrobeat e rende omaggio alla cultura musicale di tutto il mondo.

Potete ascoltare l’album completo qui

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È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.