Black To The Future | Il Nuovo Album Dei Sons Of Kemet Vi Farà Danzare Via Il Dolore

Guidati da Shabaka Hutchings, nel nuovo album Black To The Future i Sons of Kemet ridefiniscono e riaffermano cosa significa lottare per il Black power.

di Celine Angbeletchy - Pubblicato il 24/05/2021
Sons of Kemet. Da sinistra i musicisti Eddie Hick, Tom Skinner, Theon Cross e Shabaka Hutchings. Foto di Udoma Janssen

Anello di congiunzione tra i nomi più brillanti della scena jazz internazionale, Shabaka Hutchings è senza dubbio uno dei musicisti più interessanti e illuminati da seguire.

Sassofonista e clarinettista, Hutchings è il leader di The Comet Is Coming, Tomorrow’s Warriors, Shabaka and the Ancestors e Sons of Kemet. Con quest’ultimo gruppo, fondato nel 2011 e composto da Hutchings, Tom Skinner, Theon Cross e Eddie Hick, ha appena pubblicato un nuovo album intitolato Black To The Future. Registrato dopo l’uccisione di George Floyd, è un disco pieno di orgoglio, gioia, ma anche rabbia e senso di rivalsa. Black To The Future incanala l’esperienza collettiva di guarigione attraverso la musica, per processare il dolore, trasformarlo per immaginare un nuovo futuro.

Black to the Future è il quarto disco di Sons of Kemet e segue Your Queen is a Reptile. Candidato al Mercury Prize 2018, in Your Queen is a Reptile un dream team  composto da Shabaka Hutchings (sassofono e clarinetto), Theon Cross (tuba), il leader di Polar Bear, Seb Rochford (batteria) e Tom Skinner (batteria) ha reso omaggio alle icone femminili Nere nella storia, come Yaa Asantewaa, Harriet Tubman, Angela Davis, Albertina Sisulu, Anna Julia Cooper, Doreen Lawrence, criticando la monarchia britannica—che non rappresenta gli/le immigrati/immigrate Neri/Nere—e le teorie del complotto rettiliane.

In questa nuova impresa musicale, i Sons of Kemet celebrano nuovamente l’esperienza Nera usando il loro sound caratteristico, accompagnato da poesia, spoken-word, New Orleans Second Line, e le variopinte percussioni e melodie di fiati che animano le danze e i carnevali afro-caraibici. Il tutto si mescola e fonde in un contagioso suono dub, dancehall e ska in continua evoluzione.

In Black To The Future i testi e la poesia sono parte integrante del tutto esattamente come i dialoghi e le conversazioni musicali che si evolvono all’interno del disco. Joshua Idehen, poeta e cantautore, guida il brano di apertura dell’album, Field Nigus, una canzone onesta e carica di tensione che afferma immediatamente lo scopo del viaggio musicale che sta per iniziare: “ridefinire e riaffermare cosa significa lottare per il Black power,” come scrive Hutchings nella nota dell’inserto del vinile.

“Il significato non è universale e il contesto culturale dell’ascoltatorə modellerà la sua comprensione… [ma] il messaggio generale rimane lo stesso: affinché l’umanità progredisca, dobbiamo considerare cosa significa essere Black To The Future.”

Pick Up Your Burning Cross è il perfetto seguito alla forte tensione del brano iniziale: un inno gioioso che non consente di stare fermə. Resa ancora più coinvolgente dai vocals di Moor Mother e Angel Bat Dawid, questa canzone è stata composta per danzare e cacciare via il dolore e “per riconnettersi con le energie ancestrali affrontando le tue paure e insicurezze,” come suggerisce la descrizione del video della traccia.

Il ritmo accattivante si interrompe solo per ricominciare con ancora più groove ed energia. Nato a Londra da genitori barbadiani, dopo alcuni anni a Birmingham la famiglia di Shabaka Hutchings è tornata alle Barbados per risparmiargli il razzismo, la violenza, il dolore di crescere in Gran Bretagna. Think of Home non è una canzone, ma un dipinto, un viaggio ai Caraibi. Gli odori, i colori, è tutto lì, racchiuso in questa eloquente jam dancehall dove i fiati e le percussioni raccontano la storia. 

In Hustle, Kojey Radical rappa il trambusto e la lotta dei/delle Nerə insieme a Lianne La Havas, che con il suo delizioso timbro ammorbidisce e addolcisce le vibrazioni dub di questa traccia. Un contrasto enfatizzato anche nel video del brano diretto da Ashleigh Jadee dove “due danzatorə rappresentano la dualità presente all’interno di ogni lotta per trascendere i limiti interiori—fino a quando diversi elementi del sé non si riconciliano e agiscono all’unisono.”

Il groove contagioso di For The Culture, con l’iconico MC grime D Double E, conduce alla più lenta e malinconica  Never Forget The Source. Mentre In Remembrance of those Fallen trasporta il senso di tristezza, rabbia e orgoglio che il titolo descrive con precisione. Note lunghe che portano il pensiero dritto ai nomi, ai volti che sono entrati a far parte della nostra vita e della storia, per tutti i motivi sbagliati. Ma Let the Circle Be Unbroken aggiunge un nuovo senso di risveglio, una marcia per prepararsi alle battaglie future in cui il sax di Shabaka entra in uno straordinario, convulso litigio con la batteria e le percussioni che trasmette la mancanza di spazio, di aria; gli strumenti non possono, non riescono a respirare, e così l’ascoltatrice/l’ascoltatore, fino all’ultimo colpo di rullante.

Envision Yourself Levitating ristora la calma, regalandoci l’atmosfera di un afosa giornata di pioggia, in cui il ritmo spezzato delle percussioni e degli strati di fiati risolleva l’umore mentre i Sons of Kemet si alzano in volo e volteggiano tra le nuvole.

Giuntə quasi alla fine dell’album, Through The Madness, Stay Strong è il mantra che continuiamo a ripeterci ormai da un po’ di tempo. Introdotto da un ritmo irresistibile unito al flauto e al clarinetto, il ritmo incessante di questo brano ci spinge ad andare avanti, a non fermarci. Joshua Idehen torna per Black, il pezzo di chiusura, un altro manifesto che ribadisce l’idea di Shabaka Hutchings: “Cosa significa essere Neri/Nere in un qualsiasi centro di oppressione? Dobbiamo portare il problema in superficie e trovare un modo per andare avanti.”

Ascolta ‘Black To The Future’.

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Sono una persona molto eclettica con un’ossessione per la musica e la sociologia. Nata e cresciuta in Italia, Londra è diventata la mia casa. Qui creo beat, ballo, canto, suono, scrivo, cucino e insegno in una scuola internazionale.