Biennale Di Venezia | Archie Moore E Mataaho Collective Premiatɜ Con Il Leone D’Oro

Archie Moore, artista di Kamilaroi e Bigambul in rappresentanza dell'Australia, ha ricevuto il premio per la Migliore Partecipazione Nazionale per la sua mostra nel padiglione dedicata alla storia millenaria della sua famiglia. Mentre le Mataaho Collective, dalla Nuova Zelanda, si sono aggiudicate il Leone d'Oro per Miglior Partecipante alla Mostra Internazionale, riconosciuto per le sue ampie e intricate installazioni tessute.

di GRIOT - Pubblicato il 26/04/2024
Mataaho Collective, vista dell'installazione, Arsenale, Biennale di Venezia 2024. Foto: GRIOTmag

La Giuria della 60. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, composta da Julia Bryan-Wilson (USA), Presidente di Giuria, Alia Swastika (Indonesia), Chika Okeke-Agulu (Nigeria), Elena Crippa (Italia), María Inés Rodríguez (Francia/Colombia), ha deciso di attribuire così i premi ufficiali:

Leone d’Oro per la miglior Partecipazione Nazionale all’Australia:
In questo quieto padiglione di grande impatto, Archie Moore ha lavorato per mesi per disegnare a mano con il gesso un monumentale albero genealogico della First Nation, intitolato kith and kin. Così 65.000 anni di storia (sia registrata che perduta) sono iscritti sulle pareti scure e sul soffitto, invitando gli spettatori a riempire gli spazi vuoti e a cogliere la fragilità intrinseca di questo archivio carico di lutto. In un fossato d’acqua galleggiano i documenti ufficiali redatti dallo Stato. Risultato dell’intensa ricerca di Moore, questi documenti riflettono gli alti tassi di incarcerazione delle persone delle Prime Nazioni. Questa installazione si distingue per la sua forte estetica, il suo lirismo e la sua invocazione per una perdita condivisa di un passato occluso. Con il suo inventario di migliaia di nomi, Moore offre anche un barlume alla possibilità di recupero.

Archie Moore ha decritto la mostra come uno spazio “di quieta riflessione e memoria”. Foto: Biennale di Venezia/Andrea Rossetti)

Menzione speciale come Partecipazione Nazionale alla Repubblica del Kosovo:
Piccola ma potente, l’installazione di Doruntina Kastrati, The Echoing Silences of Metal and Skin, fa riferimento al lavoro industriale femminilizzato e all’usura del corpo delle donne lavoratrici. Facendo riferimento sia ai gusci di noce utilizzati nelle delizie turche prodotte in fabbrica, sia alle parti mediche utilizzate per sostituire le ginocchia delle operaie logorate dalla produzione di questi dolciumi, le eleganti sculture di Kastrati invitano i corpi dellɜ spettatori a interagire con loro. Un paesaggio sonoro vibrante viaggia attraverso il pavimento, risuonando sia nelle nostre ossa che in un’arena più ampia di attivismo femminista.

Leone d’Oro per miglior artista all’Esposizione Internazionale Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere a Mataaho Collective:
Il Collettivo Maori Mataaho ha creato una luminosa struttura intrecciata di cinghie che attraversano poeticamente lo spazio espositivo. Facendo riferimento alle tradizioni matrilineari dei tessuti, con la sua culla simile a un grembo, l’installazione, intitolata Takapau,  è sia una cosmologia che un rifugio. Le sue impressionanti dimensioni sono una prodezza ingegneristica che è stata resa possibile solo dalla forza e dalla creatività collettiva del gruppo. L’abbagliante modello di ombre proiettate sulle pareti e sul pavimento rimanda a tecniche ancestrali e fa pensare a usi futuri delle stesse.

Mataaho Collective, vista dell’installazione, Arsenale, Biennale di Venezia 2024. Foto: GRIOTmag

Leone d’Argento per un promettente giovane partecipante all’Esposizione Internazionale Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere a Karimah Ashadu:
Karimah Ashadu, con il suo video Machine Boys e la relativa scultura in ottone, Wreath, stravolge le ipotesi di genere sullo sguardo e su ciò che è considerato appropriato commemorare. Con un’intimità bruciante, cattura la vulnerabilità di giovani uomini provenienti dal nord agrario della Nigeria, emigrati a Lagos e finiti a bordo di mototaxi illegali. La sua lente femminista è straordinariamente sensibile e intima e cattura l’esperienza subculturale dei motociclisti e la loro precarietà economica. Montato con maestria per mettere in evidenza e criticare sottilmente la performance della mascolinità in mostra, il video rivela l’esistenza marginale dei motociclisti attraverso l’attenzione sensuale dell’artista alle superfici della macchina, della pelle e della stoffa.

Karimah Ashadu, Machine boys. Foto: GRIOTmag

Due sono le menzioni speciali attribuite quest’anno allɜ partecipanti:

Samia Halaby, artista, insegnante e attivista di lunga data che la giuria desidera onorare con una menzione speciale. Il suo impegno nella politica dell’astrazione si è sposato con la sua costante attenzione alla sofferenza del popolo palestinese. Il suo dipinto modernista, intitolato Black is Beautiful, splendidamente reso nel ‘Nucleo Storico’ di Stranieri Ovunque, suggerisce non solo la sovranità dell’immaginazione, ma anche l’importanza delle solidarietà globali.

La Chola Poblete si impegna con un certo umorismo in un lavoro critico sulle storie di rappresentazione coloniale da una prospettiva trans-indigena. La sua arte polivalente–che include acquerello, tessuto e fotografia–resiste all’esotizzazione delle donne indigene, mentre sottolinea il potere della sessualità. Approccia l’iconografia religiosa occidentale e le pratiche spirituali indigene con un tocco trans e queer, invertendo le relazioni di potere con opere che fanno riferimento alle conoscenze ancestrali del Sud America.

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