Aphasia Di Adji Dieye Esamina La Perdita Della Lingua In Senegal

Attraverso l'installazione video l'artista si interroga su come un Paese che ha vissuto sotto il dominio coloniale—e i cui archivi ne sono ancora influenzati in termini di struttura e lingua—possa sviluppare un'identità post-coloniale.

di GRIOT - Pubblicato il 11/05/2023
Adji Dieye, Aphasia (video still), 2022, © Adji Dieye, Courtesy the artist and Fotomuseum Winterthur

La pratica di Adji Dieye, artista basata tra Zurigo e Dakar, Senegal, è legata ai temi del post-colonialismo e della costruzione della nazione. Da una prospettiva afro-diasporica, l’artista esamina come il linguaggio e il paesaggio urbano funzionino nella scrittura della storia, la cui linearità diventa il fulcro della sua indagine critica. Al centro della mostra di Dieye c’è l’opera video Aphasia (2022), realizzata appositamente per il Fotomuseum Winterthur durante una residenza d’artista di alcuni mesi a Dakar. L’opera permette alle comunità afro-diasporiche e alle identità Nere di esprimersi come archivi viventi, dando loro voce e agenzia.

La perdita della lingua è il punto di partenza concettuale dell’opera interdisciplinare Aphasia. In una performance attivata in diversi spazi pubblici di Dakar e basata sul parlato, l’artista tenta di esprimersi in francese, la lingua ufficiale imposta dall’ex potenza coloniale, però che solo una parte della popolazione può effettivamente comprendere nella sua forma istituzionale. Lingua apparentemente franca, in Senegal il francese continua a operare come lingua degli affari, della politica e dell’istruzione—anche dopo la decolonizzazione del Paese—, conservando lo spazio sugli scaffali della storia del Paese, che si è guadagnato sostituendo gradualmente le lingue vernacolari nel corso del secolo scorso.

Vista dell’installazione, Adji Dieye, Aphasia, 2022. COURTESY Fotomuseum Winterthur © Fotomuseum Winterthur. Foto: Conradin Frei

Mano a mano che le ambientazioni urbane dell’opera video continuano a cambiare, cambia anche il suono della voce dell’artista, il cui tono si trasforma più volte fino a quando non è più la voce dell’artista stessa a leggere le frasi ad alta voce, ma piuttosto voci multiple di amici e persone con un background simile, che Dieye ha aggiunto in post-produzione.

Lo studio artistico di Dieye ci invita quindi ad ascoltare attivamente le verità e le soggettività più profonde della comunità diasporica e autoctona a cui l’artista è strettamente legata per via del proprio background. Sebbene Aphasia prenda la perdita della lingua come punto di partenza concettuale, essa si dispiega in un paesaggio sonoro che dà voce e potere sia alla comunità afro-diasporica sia ai parenti senegalesi dell’artista, emergendo infine come un canone polifonico e permettendo così alle identità e alle spiritualità Nere di esprimersi come archivi viventi.

Adji Dieye, Aphasia (video still), 2022, © Adji Dieye, COURTESY the artist and Fotomuseum Winterthur

Aphasia è stata realizzata nell’ambito di Photographic Encounters, un format biennale con cui il Fotomuseum Winterthur e Christoph Merian Verlag accompagnano unǝ fotografǝ o unǝ artista nella realizzazione di una mostra e di una pubblicazione, sostenendo così la produzione e la presentazione di un progetto fotografico a lungo termine. Adji Dieye è stata selezionato per la prima edizione. Il formatPhotographic Encounters è stato avviato dalla Fondazione Christoph Merian, grazie alla borsa di studio Geissmann per la fotografia.

ADJI DIEYE – APHASIA
25 Febbraio – 29 Maggio 2023
Fotomuseum Winterthur
Svizzera

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