Alieni Alla Pari | Eli Gold Porta L’armonia Sociale Nella Moda

di Enrica Picarelli - Pubblicato il 20/02/2021
Tutte le immagini via Masa Mara

L’accettazione ha un colore? Che forma ha il perdono? Come traduciamo i ricordi nel taglio e nel flusso di un tessuto? Amza Nyonzima, meglio conosciuto come Eli Gold, ha riflettuto su queste domande mentre si accingeva a disegnare capi che riflettessero il suo viaggio di esilio attraverso l’Africa e lontano dalla sua casa ancestrale in Ruanda.

Foto di Dillon Buirski

Gold ha fondato Masa Mara nel 2016 per raccontare storie culturali sul continente, intrise di un messaggio di armonia e tolleranza. Il suo intento è far conoscere alla generazione di oggi i valori popolari con stili che combinano l’estetica popolare delle stampe africane e l’urban wear contemporaneo. Il brand, con sede in Sud Africa, produce activewear fatto di forme strutturate e caratterizzato dall’uso di colori vivaci, abbinamenti di stampe, strati e forme grafiche. È facile perdersi nei dettagli degli stili, che sono stratificati con motivi e simboli che appaiono e scompaiono in una sinfonia cromatica quasi ipnotizzante, se osservata su un corpo in movimento. I forti contrasti creano l’impressione di un’animazione, come se le superfici fossero vive. Il loro aspetto unico riflette l’idea che Gold ha della moda: uno strumento di narrazione e una piattaforma per animare una conversazione su temi urgenti.

Foto di Mandy Rigwood
Foto di Zack Morris

“La moda è più una storia che abbigliamento,” ha dichiarato, e le storie che ispirano i suoi design sono quelle che riesce a cogliere dal suo spazio personale, di persona sfollata che negozia il riconoscimento in ambienti diversi, a volte ostili. Gold ha lasciato il Ruanda all’inizio della guerra ed è cresciuto come rifugiato in vari paesi africani, prima di stabilirsi in Sud Africa. È quindi in naturale sintonia con i temi dell’identità, dell’appartenenza e della diaspora, che sono particolarmente sentiti dalle persone in movimento, come migranti, richiedenti asilo e rifugiati.

Migration is Beautiful – Destroy all Borders, la collezione autunno/inverno 2020 di Masa Mara, onora queste persone e la loro lotta per la sopravvivenza e l’accettazione. È una linea di capi resa più accattivante dal suo chiaro messaggio sociale di offrire una narrativa edificante sugli stranieri, per sostituire gli stereotipi negativi spesso associati agli stranieri che vivono in Sud Africa.

La collezione, che attinge esplicitamente alla storia personale di Gold, in particolare presenta piumini tagliati a forma di giubbotti salvagente; una rielaborazione di un tragico simbolo della storia contemporanea che il designer vuole umanizzare, evidenziando quelle esperienze che vengono sepolte da numeri e percentuali. E i capi fanno riferimento a queste esperienze: sono progettati per elevare dal loro contesto chi li indossa, richiamando l’attenzione sulla loro presenza non di soggetti alieni, ma come uguali da altri lidi. Alludono al mix di passato e presente che plasma le vite dei migranti e alle speranze per il futuro che li ha messi in moto. Sono concepiti come dichiarazioni di identità, un altro tipo di passaporto, offrendo sicurezza dall’isolamento e dalla privazione dei diritti civili.

Foto di Clement Coetzee

Nel fashion film che introduce Migration is Beautiful – Destroy all Borders, Gold dichiara: “la migrazione non è un problema, è un processo.” Questa semplice affermazione racconta le difficoltà, le sue difficoltà, di sradicamento e re-radicamento, e il mantenere vive le connessioni a distanza.

Legacy non è una parola che il designer usa nelle sue interviste, ma è un tema molto presente nella sua filosofia creativa: cosa si salva quando tutto è perduto? Su cosa facciamo affidamento per sopravvivere in esilio? La moda ancora Gold al mondo che lo circonda. La sua scelta di mescolare e abbinare tessuti ispirati a—e che sono stati appropriati da—diversi paesi africani, trasmette la sua convinzione di unità nella diversità, che è un altro modo di promuovere la conservazione culturale a fronte dell’omologazione, che è un prerequisito dell’integrazione nei paesi ospitanti.

Per lui la moda è una casa lontana da casa, come afferma: “con ogni capo che disegno, ricordo la mia storia.” Il suo lavoro traccia un percorso chiaro per altri designer, per sfruttare l’influenza sociale della moda ed esporre il potere dello stile nel diffondere un messaggio di accettazione.

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Sono una scrittrice/traduttrice/ricercatrice e mi occupo di sostenibilità culturale e di comunicazione digitale. Dal 2014 raccolgo e amplifico testimonianze dall’universo africano della moda, e ho pubblicato su libri, giornali e riviste d'arte. Sono stata consulente culturale per la produzione del documentario RAI African Catwalk, girato alla Sud Africa Fashion Week, 2019.