Afrogallonism | Una Giornata Ad Accra In Studio Con Serge Attukwei

di GRIOT - Pubblicato il 02/10/2016

Serge Attukwei Clottey e il suo movimento Afrogallonismo affrontano il tema della migrazione utilizzando taniche di plastica gialle. I galloni, riempiti precedentemente di benzina, viaggiano dall’Europa e dall’America verso l’Africa. Qui vengono utilizzati nuovamente per la benzina e successivamente per immagazzinare l’acqua. Attukwei li raccoglie, li trasforma in opere d’arte nel suo studio in Ghana e successivamente li espone negli Stati Uniti e in Europa. Per chiudere il cerchio.

Il suo studio si trova all’interno della casa di famiglia di suo padre, nel quartiere Labadi, ad Accra. Ho passato circa tre settimane intere a lavorare come stagista al suo fianco. Abituata a studi di artisti occidentali più grandi e silenziosi, l’esperienza che ho vissuto è stata molto interessante e ricca di spunti. Nell’aiutare i suoi assistenti e nel parlare con il vicinato, ho visto quanto l’arte e un artista possono influenzare una comunità.

L’obiettivo e il messaggio di Attukwei sono abbastanza ambiziosi: educare attraverso l’arte ragazzi poveri e poco istruiti a grandi temi politici. E alla fine ci si ritova in uno spazio positivo, in cui i ragazzi hanno l’opportunità di esprimersi, di essere liberi e creativi, spesso senza essere consapevoli degli effetti. I ragazzi che girano intorno al mondo di Attukwei non si considerano artisti o creativi, ma a mio parere sono questo e molto altro.

1. Ingresso al compound di famiglia

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2. Entrata del suo studio

Le prime persone che ho incontrato quando sono arrivata allo studio sono due assistenti di Attukwei: Otu, uno dei suoi cugini, e Ashai, un vicino di casa. Mentre l’artista è impegnato anche a pianificare mostre, performance e interviste, i due lo aiutano con le taniche, raccolte nelle discariche sulla spiaggia e portate poi allo studio. Qui vengono tagliate in varie parti e successivamente lavorate per dare forma a delle grandi strutture.

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3. Uno degli assistenti impegnato a segare le taniche in più pezzi.

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4. Parti di
taniche sistemate in una stanza accanto allo studio.

I pezzi, in seguito vengono fusi insieme oppure uniti con dei fili metallici per dar vita alle sue opere d’arte.

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5: Otu impegnato a fondere diverse sezioni delle taniche

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6. Ashai, seduto su uno sgabello, mi insegna come unire i vari pezzi con i fili di metallo per realizzare l’opera d’arte.

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7. Lavori in corso

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8. Gli assistenti lavorano nel cortile del compound di famiglia.

Attukwei lascia molta liberà ai suoi assistenti. Dopo due anni di lavoro insieme, sanno come l’artista avrebbe realizzato le sue opere. Li sprona molto a sperimentare diverse tecniche, forme, dimensioni e colori. All’inizio del processo, inoltre, li accompagna nella comprensione dell’idea che ha in mente e successivamente iniziano a dargli una forma che poi viene finalizzata da Attukwei.

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9. Otu osserva un pezzo su cui sta lavorando.

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10. Alcuni ragazzi parlano dell’opera.

Aclune volte i ragazzi del quartiere vengono a controllare le opere d’arte. La maggior parte di loro fa parte dei collettivi creati da Attukwei ‘GoLokal‘ o ‘Afrogallonism.’ Anche i vicini si riuniscono nel cortile. Il tutto dà allo studio un suo fascino e mostra l’impegno della comunità, cosa a cui Attukwei tiene molto.

I vicini e gli assistenti prendono anche parte alla performance collettiva di Attukwei GoLokal. L’ho vista andare in scena durante lo street art festival di Chale Wote, che ogni anno si tiene a Jamestown.
Durante la performance, non solo le taniche rivestono un ruolo importante, ma anche gli oggetti trovati per strada. Attukwei vuole che i membri del suo collettivo inizino a pensare a modi alternativi per gestire i vari materiali, invece che limitarsi a buttarli nelle grondaie di Labadi.

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11. Uno dei membri del collettivo GoLokal durante la performance di Attukwei al Chale Wote Street Festival di quest’anno.

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12. Alcuni dettagli dei costumi realizzati e/o usati durante la performance.

La comunità si connette all’arte in maniera molto spontanea perchè hanno familiarità con i materiali che vengono usati. Attukwei sceglie un argomento e una coreografia per la performance e i membri poi discutono insieme e realizzano il proprio costume in base a quello che si sono detti.

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13. Serge Attukwei durante il Chale Wote Street Festival 2016.

Prima che il suo lavoro venga esposto in gallerie, Attukwei vuole condividerlo con la comunità. Il pubblico con cui ama relazionarsi di più è un pubblico non  necessariamente interessato al mondo dell’arte o che ha familiarità con questo. Non pensa sia rilevante spiegare il suo lavoro a persone che non masticano arte. Piuttosto preferisce entrarci in contatto a un livello a loro più familiare, fatto di movimenti e materie.

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14. Il pubblico diventa parte dell’opera, alcune volte scattando foto o dei selfie.

L’obiettivo di Attukwei è coinvolgere le persone con le sue performance, ma anche di invitarle nel suo studio di Labadi per mostrare loro il processo creativo che c’è dietro le sue opere. Un processo che rappresenta la parte più importante del suo lavoro e coinvolge diverse persone. E così che la comunità prende parte ai suoi progetti: lavorando con i materiali e toccandoli, cosa che nelle gallerie d’arte non è permesso, rendendo l’esperienza più intima.

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15: Un’opera esposta nello studio di Labadi

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16: Alla fine della giornata tutte le opere vengono raccolte nella casa di Attukwei.

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Il 6 ottobre, Serge Attukwei Clottey sarà presente a 1:54 Contemporary African Art Fair con un talk insieme a Nana Oforiatta, Direttrice Creativa di Gallery 1957 (Accra) e Direttrice Fondatrice del centro di ricerca culturale ANO. Dalle 15:00 alle 16:00 a Somerset House. Prenotatevi.

–  Evi Olde Rikkert

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