Adele E Beyoncé Schiaffeggiano Il Razzismo Dei Grammy Awards

di GRIOT - Pubblicato il 13/02/2017

“L’artista della mia vita è Beyoncé,” ha detto Adele mentre accettava il Premio per il Miglior Disco dell’Anno per “25“. Un Grammy che molti davano per scontato che sarebbe andato a Bey, persino la stessa Adele.

Eppure anche quest’anno la Record Academy ha mostrato la sua faccia, bianca bianca, confermando che per quanto puoi essere influente, per quanto la tua musica possa plasmare la società e la cultura, non importa. Niente Premio per il Miglior Album dell’Anno per te. Nemmeno quest’anno.
griot-mag-I Grammy Awards soffrono di impotenza | Beyoncé ancora vittima di razzismoLemonade per me è stato un album monumentale Beyoncé,” le ha detto Adele. “Molto monumentale, ben studiato. Un album in cui ti sei aperta e ci hai fatto vedere un lato di te che non sempre ci fai vedere. E lo apprezziamo. Tutti noi artisti ti adoriamo. Sei il nostro faro.”

“Il modo in cui fai sentire me e i miei amici, il modo in cui fai sentire i miei amici neri, ci da forza,” ha continuato. “Li sproni a prendere posizione e a combattere per loro stessi. Ti voglio bene e sempre te ne vorrò.” E Queen Bey con gli occhi lucidi ascoltava e la guardava con sincera stima. Un premio che Adele ha spezzato e diviso in due.

Ora, se si pensa che nella storia dei Grammy, iniziati nel 1957, soltanto 10 artisti neri hanno vinto un Grammofono d’Oro per il Miglior Disco dell’Anno – Micheal Jackson, Lauryn Hill – ultima artista donna ad averlo ricevuto nel 1999, – Whitney Houston, Stevie Wonder, Ray Charles, Outkast, Natalie Cole, Lionel Richie, Quincy Jones, Herbie Hancock, – c’è qualcosa che non torna, soprattutto se l’ultimo premio è stato dato ad Herbie Hancock nel 2008. Nove lune fa. Per giunta per un album di cover di Joni Mitchell – bianchissima – e non per la sua musica.

Se poi si va a vedere la lista degli esclusi “illustrissimi”, c’è la conferma che quelli della Record Academy vivono e hanno sempre vissuto un senso di inferiorità e impotenza. Zero premi a Marvin Gaye, Aretha Franklin, Usher, Rihanna. Neanche a Missy Elliott, Kendrick Lamar, Diana Ross, Mary J. Blige, James Brown, Jimi Hendrix, Nina Simone, Tupac, Jay Z.

Pensate che Taylor Swift in tutta la sua lunghissima carriera ha già vinto due Grammy per Miglior Album dell’Anno. Nel 2010 con “Fearless” e nel 2016 con “1989”. Beyoncé 0 – Taylor Swift 2.

Anche nel 2015 Bey si era già vista soffiare da sotto il naso il meritato Grammofono d’oro a favore del rocker melodico Beck, artista seguito da un pubblico mooooolto di nicchia. Ricorderete che Kanye era salito sul palco e gli aveva detto che se fosse stato un vero artista avrebbe dovuto dare il premio a Beyoncé perché era lei che lo meritava.
griot-magazine-kanye-west-grammy 2015Quest’anno Beyoncé era candidata a ben nove Grammy, ma ne ha vinti solo due: quello per il miglior disco Urban Contemporary – categoria di poco conto – e quello per il miglior video, con “Formation”.

Insomma, quelli della Record Academy non perdono né il pelo, né il vizio. Continuano a lanciare, non tanto agli artisti quanto ai loro fan e alla società, un messaggio pericoloso: sminuire il ruolo e l’importanza degli artisti neri (americani) nella società. E in un momento in cui i venti del razzismo istituzionalizzato hanno ricominciato a soffiare fieri e senza maschere dalla Casa di Washington, il segnale è abbastanza preoccupante.

Anyway, bella e radiosa, con la sua pancia gemellare, Beyoncé è salita sul palco, ha eseguito una performance memorabile e tenuto questo discorso sull’importanza della rappresentazione e diversità da vera Regina ispiratrice.

https://twitter.com/thebeyworldcom/status/830963884135694336

“Grazie mille. Ciao piccola. Grazie agli elettori Grammy per questo incredibile onore, e grazie a tutti coloro che hanno lavorato così duramente per catturare così spledidamente l’essenza della cultura del sud. Ringrazio Dio per la mia famiglia, il mio meraviglioso marito, la mia bellissima bambina, i miei fan che mi regalano così tanta felicità e danno supporto. Tutti viviamo l’esperienza del dolore e della perdita e spesso non veniamo ascoltati. Con questo film e album volevo creare un corpo di lavoro che desse voce al nostro dolore, alle nostre lotte, alle nostre tenebre e alla nostra storia. Per affrontare i problemi che ci fanno sentire a disagio.

Per me è importante mostrare ai miei figli immagini che riflettano la loro bellezza, in modo che possano crescere in un mondo in cui si guardano e riconoscono allo specchio, prima attraverso le loro famiglie – così come attraverso le news, il Super Bowl, le Olimpiadi, la Casa Bianca e i Grammy – e vedere se stessi, e non avere dubbi che sono belli, intelligenti e capaci. È una cosa che voglio per ogni bambino, di ogni razza. E sento che è vitale che impariamo dal passato per riconoscere la nostra tendenza a ripetere i nostri errori. Grazie ancora per aver premiato Lemonade.”

Thanks Bey.

Utlimo aggiornamento | Martedì 14.02.17, 08:30

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