Abbiamo Incontrato Fred Kuwornu | Da Spike Lee A Blaxploitalian

di Johanne Affricot - Pubblicato il 11/03/2015

Poco prima di compiere 18 anni mia madre mi disse “Non perdere tempo. Fai la richiesta di cittadinanza che poi non la prendi più”.  Feci tutto subito perché pensavo fossero le solite presce che ti mettono i genitori quando vogliono che tu faccia le cose seguendo il loro scheduling e a me non andava di sentire a ripetizione la cantilena “i tuoi cugini l’hanno già fatto”. Soprattutto, pensavo fosse una semplice formalità visto che ero nata nel bel paese. E così fu.

Non l’associavo minimamente alle trafile burocratiche e agli impedimenti ai quali, da anni, devono far fronte molti ragazzi di origini africane, asiatiche, sudamericane, europee, che hanno solo un anno di tempo per diventare italiani, ottenere una cittadinanza che, per i più svariati motivi, non riescono a prendere, con conseguenti e inevitabili problemi di inserimento sociale e di identità.

Fred Kuwornu, regista italo-ghanese, ne parla in 18-IUS Soli (2011), primo documentario grassroots italiano – premiato alla Berlinale – ad affrontare il tema della cittadinanza per chi è nato e cresciuto in Italia. L’ho incontrato a Roma dopo i festeggiamenti di fine anno. E oggi, tra una presentazione e l’altra per università americane, ci siamo sentiti e abbiamo scambiato quattro chiacchiere sui suoi progetti passati, presenti e futuri.
18 ius soli - by fred kuwornu-griot-magazine_

GRIOT: Ciao Fred, come stai?

Fred Kuwornu: Tutto bene, grazie.

Prima di girare 18 IUS SOLI, hai lavorato con Spike Lee alla produzione del film “Miracle at Sant’Anna”  per buona parte girato in Italia. Da quest’esperienza, hai fondato la “Do the Right Films” e realizzato “Inside Buffalo” (2010), primo documentario che racconta la storia di alcuni veterani afroamericani – i buffalo soldiers – impegnati a liberare Sommocolonia nella II guerra mondiale (Lucca) dall’invasione delle truppe naziste. Com’è stato conoscerli personalmente e passare del tempo con loro?

È stata una bella esperienza perché ho avuto modo di conoscere, attraverso persone che avevano più di 83-84 anni, momenti di storia comune: europea, (afro)americana, italiana. Una storia che manca nei libri sui quali ho studiato. Un’esperienza unica perché ho avuto la possibilità di parlare con persone semplici della loro vita negli anni ’50 ,’60, ‘70. Persone in carne e ossa che hanno fatto parte del Civil Rights Movement, di quella massa critica che ha cambiato tante cose. Mi ha molto appassionato. Purtroppo queste persone non ci sono più. Solo Joseph Hairston è vivo.

https://www.youtube.com/watch?v=DbmUZSkVjIA

Per questo documentario hai ricevuto due lettere di congratulazioni da Clinton e Obama e diverse università, tra le quali Yale, lo stanno proiettando e ti hanno invitato a tenere delle lecture. Come ti fa sentire tutto questo?

È una bella sensazione perché ricevere le congratulazioni per dei lavori istituzionali e anche artistici non capita tutti i giorni. Clinton è fortemente legato a questa storia. Diciamo che gioca un ruolo importante perché sarà colui che nel ‘97 darà la Medaglia d’Onore a sette di loro. Molto più importante è il lavoro che andiamo facendo nelle università americane. Non solo mi chiedono di presentare Inside Buffalo, ma anche Ius Soli e altri miei lavori.

Il mondo universitario americano è più permeabile, aperto a far conoscere – anche se a una piccola nicchia di studenti – cose che di solito il mainstream ci mette più tempo a far uscire. È strano come adesso sia più semplice portare questa storia in questi contesti quando fino a qualche decennio fa non era neanche nei loro libri.

In Italia sei stato recentemente ospite, insieme al documentario 18 IUS SOLI, della Brown University di Bologna – dove hai tenuto una lecture sul multiculturalismo nell’Italia contemporanea – e della California State University a Firenze. Gli atenei italiani come si sono relazionati a riguardo? Hai avuto la stessa accoglienza?

Ecco… a costo di inimicarmi l’accademia italiana, purtroppo, a parte casi minori – tipo scienze della formazione a Genova –, i dipartimenti legati a sociologia, giurisprudenza, diritto, che generalmente sono quelli che fanno uscire molti volumi legati a questi temi, non mi hanno mai contattato o invitato.

Alla Oxford University, dove c’è il più importante centro d’Europa per gli studi sull’immigrazione, in occasione di un grande convegno internazionale mi hanno invitato a proiettare Ius Soli. E qui arriva il paradosso: c’era questo sociologo italiano che mi conosceva benissimo e che in quel contesto elogiava il mio documentario senza però avermi mai invitato a proiettarlo a Milano.

Insomma, mi è rimasto un po’ di amaro in bocca per non aver avuto dal mondo accademico italiano la stessa—o anche 1/10—della considerazione che ho ricevuto a livello internazionale. Cosa diversa gli studenti. Molte tesi di laurea, progetti, tesine hanno riguardato il documentario. Altra cosa interessante, è che all’estero il discorso della società multietnica italiana è una materia che interessa molto e che viene insegnata dai professori d’italiano in varie università:  Stati Uniti, Canada, Australia.

Senti, ora stai lavorando contemporaneamente a tre progetti : Blaxploitalian, un racconto sugli attori neri che hanno dato un importante contributo al cinema italiano; Gaetano James Senese, biopic sul famoso musicista afro-americano-napoletano che lavorò con Pino Daniele; un film tratto dal libro “Fuori Piove, dentro pure, passo a prenderti” (Mondadori), dell’italo-angolano Antonio Dikele Distefano. A che punto sei?

Blaxploitalian stiamo continuando a girarlo e montarlo e siamo a un buon 70% del lavoro anche se ho deciso di cambiare alcune cose del montaggio e della struttura narrativa. Credo lo presenteremo prima qui negli Stati Uniti. In Italia proveremo alcuni festival.

https://www.youtube.com/watch?v=N3TC_cMit00

Per quanto riguarda James Senese stiamo cercando i fondi per iniziare a girare ed è la storia che vorrei finire entro l’anno perché si festeggia il 70° anniversario della liberazione d’Italia, James festeggia 70 anni (suo padre, James Smith, era un soldato afro americano che partecipò alla liberazione di Napoli) e poi perché aveva fondato i Napoli Centrale, band in cui Pino Daniele suonò come bassista per un paio d’anni. Insomma vorrei girare questo progetto il prima possibile.

James Senese e Pino Daniele-griot-magazine
Da sinistra in basso | Toni Esposito, Pino Daniele Joe Amoruso, Tullio De Piscopo, James Senese e Rino Zurzolo

Il discorso su Antonio (Distefano, ndr) è ancora lungo, però è un momento importante per lui perché sta riscuotendo molto successo e interesse da parte delle prime 5 grosse società di produzione italiane.

Ti senti più creativo o attivista o pensi le due figure non possano prescindere l’una dall’altra?

Mi sento una persona creativa ma tra le due, se dovessi scindere, mi sentirei più attivista. Attenzione però, attivismo inteso come cercare di costruire qualcosa nel proprio percorso, qualcosa da lasciare in eredità alla società. Attivismo senza la declinazione –ismo, perché spesso gli attivisti non pongono soluzioni o alternative a quello che invece si può cambiare.

Madre italiana. Padre ghanese. Che rapporto hai con il Ghana?

Con il Ghana ho un rapporto quasi inesistente. Non ho mai avuto, fino a qualche anno fa, un interesse reale ad approfondire la conoscenza del paese, cosa che invece ho da qualche tempo e sto cercando di capire alcune cose perché nei prossimi anni mi piacerebbe dividermi tra Stati Uniti, Italia e Ghana.

Grazie Fred. Quanto ti rivedremo da queste parti e in che occasioni?

Torno ad aprile per una proiezione di Inside Buffalo a Settimo Milanese e a Maggio sono stato invitato dalla New York University a partecipare come panelist al convegno-mostra che si terrà a Firenze: “Black Portraiture[s] II: Imaging the Black Body and Re-staging Histories”.

AFRO ITALIANS IN THE ARTS TODAY

Griot Magazine_Afro Italians in the arts todayFred Kuwornu è stato uno dei panelist di Afro Italians in the Arts Today, tavola rotonda curata da GRIOT per l’American Academy in Rome, che si è tenuta a Roma nei giardini dell’Academy, giovedì 9 luglio.

La conversazione, insertita nel calendario degli eventi Nero su Bianco promossi dall’American Academy in Rome, si è concentrata sulla realizzazione, sul successo di quattro giovani italiani – Fred Kuwornu, Stella Jean, Wintana Rezene, Antonio Dikele Distefano – nei vari campi della creatività, valutando contemporaneamente lo stato dell’arte, in un’Italia visibilmente trasformata dal fenomeno dell’immigrazione.

Guarda il video | 3 minuti | Afro Italians in The Arts Today.

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Arti visive, performative e audiovisive, cultura, musica e viaggi: vivrei solo di questo. Laureata in Cooperazione e Sviluppo internazionale, sono Curatrice e Produttrice Culturale indipendente e Direttrice Artistica di GRIOTmag e Spazio GRIOT.