‘Zero’ | La serie Netflix di Distefano racconta una generazione di ragazzi neri italiani

‘Zero’ | La serie Netflix di Distefano racconta una generazione di ragazzi neri italiani


È di pochi giorni fa l’annuncio esplosivo di Netflix dell’uscita, nel 2020, di una delle sue serie tv, Zero. Annuncio esplosivo perchè la serie porterà la firma di Antonio Dikele Distefano (ne abbiamo parlato qui, dopo la sua nomina al Premio Strega), scrittore ventisettenne che non ha proprio intenzione di fermarsi, e perchè i protagonisti saranno tutti attori italiani neri. Alla sceneggiatura c’è un altro grande nome del settore, quello di Menotti, pseudonimo di Roberto Marchionni, fumettista e sceneggiatore italiano, co-autore, insieme a Nicola Guaglianone, del film campione di incassi e premi che ha dato uno scossone al cinema italiano, ‘Lo chiamavano Jeeg Robot‘ (tre anni fa abbiamo ospitato l’intervista-chiacchierata video tra Gabriele Mainetti, regista di ‘Lo Chiamavano Jeeg Robot’, e l’attore e regista Brando De Sica).

In realtà qualcosa ci aspettavamo, visto che il 16 giugno, in un post Facebook lo stesso Dikele Distefano condivideva la sua gioia per aver vinto il premio ‘Mare di Libri’, concludendo: Io sto bene, sono felice di questo premio e a giorni vi annuncerò un progetto importante a cui sto lavorando.

Si tratta di un lavoro davvero corale, che coinvolge più teste e mani (Stefano Voltaggio, Massimo Vavassori, Carolina Cavalli e Lisandro Monaco), e punta a “creare una originale e unica esplorazione della periferia milanese, un mondo ricco e variegato di culture sottorappresentate al quale si uniscono elementi presi dalla scena rap,” si legge in una nota di Netflix.

Nel video di lancio, l’autore di Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, “Chi sta male non lo dice”, “Non ho mai avuto la mia età”, tra i vari, con lo sguardo fisso in camera, rivela: “Sto scrivendo una serie per Netflix. Prende spunto dai personaggi e dall’ambientazione del mio ultimo libro, Non ho mai avuto la mia età. Il progetto seriale prende una strada diversa rispetto a quella del romanzo. Zero è la storia di un ragazzo speciale, di un ragazzo nero, che ha un super potere, grazie al quale può conoscere la realtà delle cose, delle relazioni e delle persone, che si nasconde sempre dietro alle apparenze. Per me, per un ragazzo nero e italiano come Zero, che deve tutto all’Italia, la cosa più bella è che questa sarà la prima serie nella quale i protagonisti saranno dei ragazzi neri italiani. Spero che questo possa aprire una porta a quegli attori, creativi e artisti neri che non hanno ancora avuto un’occasione importante. Spero che questa storia rifletta quella di tanti ragazzi, a prescindere dal loro colore. Ci sarà tanto rap. Perchè il rap è la lingua della mia generazione.”

In un momento di transizione per l’Italia, in cui molti nel paese faticano ancora a riconoscere—e a riconoscersi in—italiani che hanno altre origini, in cui la stigmatizzazione del colore della pelle, di una diversa provenienza geografica, acuiscono le tensioni sociali, in cui la rappresentazione dell’Italia raramente ha la forma e la sostanza di autori, corpi e anime nati e/o cresciuti qui, Zero—che, è fondamentale sottolineare, sarà distribuito da una piattaforma mainstream come Netflix e prodotto da Fabula Pictures—rappresenta un ulteriore faro che illumina il presente di questo nostro paese.

Felipe Tewes, Director, International Originals, Netflix, ha commentato: “Il nostro obiettivo è trovare voci locali nuove ed inedite e dare loro l’opportunità di raccontare le proprie storie ad un pubblico mondiale. Siamo entusiasti di collaborare con Antonio, Menotti e il pool di scrittori di Zero per portare in vita la loro visione unica in quello che sarà il primo show di supereroi nella nostra offerta di contenuti originali italiani.”

Aspettiamo impazienti di vederla su schermo. Voi intanto passate parola: Zero uscirà nel 2020.

Leggi e guarda il trailer GRIOT di: Mirrors’ | Danza Contemporanea, Video Arte e Musica raccontano ‘Italia, Culture, Africa’.

Ultimo aggiornamento | 9 luglio, 18:25

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Johanne Affricot

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Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.