Ubuntu, Un sogno lucido di costruire l’umanità insieme

Ubuntu, Un sogno lucido di costruire l’umanità insieme


Inaugura il 19 giugno l’esposizione Ubuntu, a Lucid Dream. La mostra è un invito ad occupare l’Ubuntu, uno spazio ancora poco frequentato dai nostri immaginari e dalle nostre conoscenze. Difficilmente traducibile nelle lingue occidentali, il significato di questo termine, che deriva dalle lingue Bantu dell’Africa meridionale, unisce nozioni di umanità, collettività e ospitalità, e può essere interpretato come: io sono perché siamo.

Questa richiesta di “un’umanità di reciprocità”, evocata dal pensiero Ubuntu, è uno dei contributi essenziali poco conosciuti delle filosofie africane. Questa nozione, nelle sue dimensioni filosofica e spirituale, può essere considerata una delle poche caratteristiche delle società africane sopravvissute a seicento anni di schiavitù, colonialismo e imperialismo di ogni tipo, che hanno destabilizzato le società e minato i tradizionali mezzi di trasmissione della conoscenza. Affondando le sue radici in numerose lingue e culture africane, il pensiero di Ubuntu rimane attivo nella concezione del posto dell’individuo all’interno di una comunità, ma anche nelle connessioni tra i popoli, strutturando una consapevolezza e una visione del mondo all’interno di una interdipendenza di relazioni.

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Jonathas de Andrade, Suar a camisa (2014) – Foto di Nathan keay c mcachicago

Curata da Marie-Ann Yemsi, la mostra Ubuntu, A Lucid Dream ha lo scopo di testimoniare queste dinamiche contemporanee e riunisce i contributi di venti artisti o gruppi di artisti il ​​cui lavoro si sintonizza con la filosofia Ubuntu del “costrurire l’umanità insieme”,  mentre tenta di avvicinarci a essa come una risorsa, uno spazio per l’invenzione o per la finzione, nonché una mediazione con il mondo reale.

Il punto di partenza è stato riunire artisti con punti di vista e prospettive critici. Sono creatori in tutte le culture in cui vivono, sulla base di un’esperienza che spesso è doppia, e a volte disturbata, della migrazione o del trasferimento. La mostra intende eludere i recinti geografici e considerare solo uno spazio: le riflessioni offerte dagli artisti attraverso narrazioni soggettive e opere in grado di scuotere le nostre percezioni e le nostre certezze.

* Ubuntu deriva dalle lingue bantu dell’Africa meridionale, la sua etimologia è divisa tra la parola in lingua zulu “Ubuntu” e “Unhu”, nella lingua shona dello Zimbabwe; oppure “utu”, in swahili, una lingua parlata nell’Africa dell’est – il significato di questo termine esiste in molte lingue africane: “Unundu” nella lingua kikuyus, “Bomoto” in lingala, “Kimuntu” in kikongo

ARTISTI

Jonathas de Andrade, Joël Andrianomearisoa, Michael Armitage, Bili Bidjocka, Kudzanai Chiurai in collaboration with Khanya Mashabela, Nolan Oswald Dennis, Lungiswa Gqunta, Frances Goodman, Kudzanai-Violet Hwami, Katia Kameli, Richard Kennedy, Grada Kilomba, Turiya Magadlela, Serge Alain Nitegeka, Dominique White…

UBUNTU, A LUCID DREAM

Palais de Tokio, Parigi
Inaugurazione 19 giugno 2020
Aperta dal 19 giugno al 13 settembre 2020

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Immagine di copertina | Kudzanai Chiurai, We Live in Silence XVIIII, 2017

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