William Kentridge | Ubu and The Truth Commission

William Kentridge | Ubu and The Truth Commission


“L’arcivescovo presiede la prima udienza. / Il primo giorno, / dopo poche ore di testimonianza, / l’arcivescovo ha pianto. Ha appoggiato il capo grigio / sul lungo tavolo/ di carte e protocolli / e ha pianto. / È così che è cominciato”.

Con questi versi, la poetessa sudafricana Ingrid de Kok descriveva l’inzio lavori della Commissione per la verità e la riconciliazione in Sudafrica. Un tribunale morale che doveva indagare sulle violazioni dei diritti umani e accompagnare la transizione del paese alla democrazia. Non attraverso la punizione dei carnefici ma garantendo l’amnistia agli autori dei crimini se questi si presentavano volontariamente e riconoscevano le proprie colpe. Le chiese cristiane, quella cattolica in particolare, svolsero un ruolo fondamentale nell’intero processo.

L’arcivescovo in questione è Desmond Tutu, premio Nobel per la pace nel 1984, a cui fu affidato l’ingrato compito di guidare la commissione dal 1995 al 1998.

Una doverosa citazione per introdurre il tema principale dell’opera teatrale che abbiamo visto pochi giorni fa al Teatro della Pergola di Firenze: Ubu and The Truth Commission, del maestro-artista William Kentridge.

Andato in scena per la prima volta nel 1997, periodo in cui si conclusero le indagini della Commissione, Ubu and The Truth Commission racconta uno dei periodi più bui della storia umana, l’apartheid, e lo fa puntando i riflettori su tre elementi chiave:

  • le audizioni che si tennero di fronte la Commissione;
  • Pa Ubu, simbolo dei numerosi strumenti di violenza impiegati nel regime dell’apartheid, poliziotto corrotto pagato per torturare e uccidere attivisti e dissidenti;
  • le commoventi testimonianze rilasciate dalle vittime di tali atrocità.

the griot mag kentridge ubu and the truth commmission the witnessesUn’opera teatrale grottesca, coinvolgente, in cui emerge la maestria di Kentridge nel saper narrare il passato ingombrante del suo paese avvalendosi di diverse forme di rappresentazione.

La storia del presunto tradimento di Pa Ubu (Dawid Minnaar), sposato con Ma Ubu (Busi Zokufa), introduce lo spettatore al dramma dell’apartheid in maniera surreale.

Le spedizioni punitive di Pa Ubu e il suo squadrone della morte “Brutus” (un pupazzo cerbero), e le confidenze, sue e della moglie, scambiate con il fedele “Niles” (un pupazzo borsa coccodrillo), riescono a raffigurare l’essenza del male, dell’ingordigia e dell’ipocrisia del sistema segregazionista.

Le marionette che portano in scena le commoventi e incredibili testimonianze rilasciate alla Commissione per la verità e la riconciliazione, realizzate dalla Handspring Puppet Company, esprimono quel senso di oppressione, dolore, dignità, liberazione e ricerca di giustizia di un intero popolo.

I disegni animati e le musiche, cifra stilistica di Kentridge, i documentari di repertorio, i pochi oggetti di scena (un tavolo di legno e delle sedie, una poltrona, una cabina che funge sia da doccia che da confessionale) completano alla perfezione la rappresentazione di una realtà intima, crudele e sanguinaria.

Le opere di William Kentridge ((Johannesburg, 28 aprile 1955), hanno avuto spesso a che vedere con temi come l’apartheid, il razzismo e l’emarginazione sociale. Ma alla domanda: “Pensa che l’artista abbia il dovere etico della denuncia”?, Kentridge replica: No. Piuttosto, sono d’accordo con Gabriel Marquez, che il dovere rivoluzionario di uno scrittore sia scrivere bene” (Sognava di fare il rivoluzionario “Ma papà non sarebbe stato felice”).

E nel portare in scena questa piece, ieri, subito dopo la fine dell’apartheid, e oggi, a un anno dalla morte di Nelson Mandela, Kentridge ha assolto in buona parte al suo dovere rivoluzionario d’artista.

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Arti visive e performative, cultura, musica, viaggi: vivrei solo di questo. Culture curator, la curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto... potrei anche mordere.