‘Questione di Pelle’ | Il National Geographic ammette la sua visione razzista

‘Questione di Pelle’ | Il National Geographic ammette la sua visione razzista


Che cos’è di preciso la razza? La scienza ci dice che è un concetto privo di basi genetiche o scientifiche. Un’etichetta inventata per catalogarci e dividerci.

In un’inaspettata, quasi miracolosa mossa, qualche settimana fa il National Geographic ha lanciato il numero più controverso di tutta la centenaria storia del famoso colosso editoriale, The Race Issue – Questione di Pelle.

Ebbene sì, l’editrice capo Susan Goldberg ha deciso di dedicare il nuovo numero della rivista al tema della razza, un modo per porgere le scuse per il secolo di etnografia voyeuristica e quasi feticista che ha contribuito a corrompere l’immaginario mediatico occidentale, corroborando l’idea di un’umanità fatta di colonizzatori e colonizzati, il Nord e il Sud del mondo.

Con lo stupore, arrivano anche soddisfazione e speranza per il futuro, poichè se è vero che tutti hanno almeno una volta sfogliato la rivista o guardato un documentario National Geographic, pochi si saranno domandati quale fosse il messaggio latente dietro le spettacolari immagini e la persuasiva narrativa turistico-scientifica. Quella per il popolo, insomma.

Esplorazioni, scoperte, scenari mozzafiato, ma per documentare chi e che cosa? Per perpetrare quale immaginario? La stessa Goldberg scrive: “Sono la decima capo editrice di National Geographic dalla sua fondazione nel 1888. Sono la prima donna e la prima persona ebrea, faccio parte di due gruppi che qui hanno subito molta discriminazione. Fa male condividere le storie sconvolgenti che appartengono al passato della rivista. Perciò quando abbiamo deciso di dedicare il numero di aprile al tema della razza, abbiamo ritenuto fosse giusto esaminare la nostra storia prima di rivolgere il nostro sguardo giornalistico verso gli altri.”

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Italiani de Facto, da National Geographic Italia, aprile 2018

Parlare di razza, razzismo e privilegio bianco—quel sentimento di superiorità interiorizzato e inconsapevole—come costrutti sociali in maniera onesta è molto difficile di questi tempi, perchè nonostante l’argomento sia trending, si rischia sempre di urtare la sensibilità di qualcuno, soprattutto di chi fa fatica ad accettare il fatto che i nostri antenati possano aver commesso degli errori. Per questo motivo la redazione ha assunto lo storico John Edwin Mason, professore della University of Virginia specializzato in Storia della Fotografia e Storia dell’Africa, per esaminare tutta la produzione del National Geographic dalla sua nascita fino ad oggi. L’analisi conclusiva di Mason ha confermato le osservazioni di Golderg e della sua redazione, addirittura affermando che stando a quanto esaminato negli archivi, fino agli anni 1970 il National Geographic ha completamente ignorato la presenza degli afroamericani negli Stati Uniti al di là delle loro mansioni di operai e lavoratori domestici.

“Per noi questo numero rappresenta anche un’opportunità per guardare al nostro impegno nel mettere in risalto il percorso umano, una parte fondamentale della nostra missione da 130 anni. Voglio che i futuri capi editori guardino con orgoglio alla produzione di National Geographic—non solo per le storie che decidiamo di raccontare e come le raccontiamo, ma anche per la diversificata squadra di giornalisti, gli editori e i fotografi che ci lavorano,” ha affermato Goldberg.

Dunque, è possibile accettare le scuse poste dal The Race Issue? Forse è un po’ tardi, ormai il danno è fatto, le discriminazioni sono consolidate e l’immaginario degradante legato a popoli e culture del mondo pure. Piuttosto è un invito alla realizzazione da parte del popolo occidentale di cosa significhi essere privilegiati: nello stile di vita, nelle narrazioni, nelle decisioni che prendiamo, nel modo in cui si forma la personalità e la comune comprensione del mondo e della società. Lo stesso privilegio che ha fatto sì che ci volessero nove editori capo per capire il razzismo subliminale dietro alla linea editoriale del National Geographic.

Nell’edizione speciale del National Geographic Italia troverete un reportage fotografico dal titolo ‘Italiani De Facto’, realizzato da Gianluca Abblasio e accompagnato da varie interviste fatte a giovani ragazzi romani con diverse origini.

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Immagine di copertina | Copertina Aprile 2018 National Geographic

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