The Cultural Encyclopaedia | Nana Oforiatta-Ayim riscrive l’arte a la storia dell’Africa

The Cultural Encyclopaedia | Nana Oforiatta-Ayim riscrive l’arte a la storia dell’Africa


Strano che nessuno non ci avesse pensato prima, ci voleva la mente illuminata della scrittrice, filmmaker e storica dell’arte ghanese Nana Oforiatta-Ayim per dare vita a The Cultural Enciclopaedia Project, un’enciclopedia  digitale – da non molto anche cartacea – divisa in 54 volumi, uno per ogni paese dell’Africa – si parte con il Ghana, – per mappare e raccontare l’arte e la cultura africana, con il contributo degli africani stessi, senza intermediari, né interpreti.

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Dalla serie Glyth, di Larry Achiampong

Un vero e proprio strumento culturale, ricco e sostanzioso, fatto con passione, per ampliare le nostre conoscenze, con un ampio spazio dedicato all’universo dell’arte, della scultura, dell’architettura, ma anche a tutto ciò che ruota intorno alle parole creatività, moda e lifestyle, senza ovviamente dimenticare l’ artigianato. Un progetto che punta a cambiare la percezione sul continente e alleviare la frustrazione che vivono gli africani che producono cultura, preoccupati che le loro storie vengano perse o dimenticate nel corso degli anni perchè non hanno dei validi archivi.

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Kioskìs, di Latifah Idriss, via The Cultural Encicolpaedia

Nonostante i vari conflitti e la continua diaspora giovanile, il progetto infatti rappresenta un modo utile per raccontare una realtà in continuo movimento e crescita. L’idea di Nana Ofariatta-Ayin è quella di offrire agli utenti un contenitore fatto anche dagli utenti stessi, con la possibilità di interagire dal web fornendo informazioni o materiali per arricchire la piattaforma e mantenerlo in aggiornamento costante.

Il progetto è supportato anche dal Los Angeles County Museum of Art che lo ha sostenuto con un finanziamento generoso di 40 mila dollari, e punta a diventare una vera e propria bibbia del sapere a 360°, da cui attingere per prendere tutte quelle informazioni culturali sulla letteratura, la politica, le nuove tecnologie, la musica, la moda, il teatro, la televisione, e chi più ne ha più ne metta, sul continente più ricco e saccheggiato del pianeta.
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Jamestown style, via The Cultural Encilopaedia

Un’ondata di energie positive che ha contaminato anche i diversi artisti che hanno sposato il progetto, come il musicista nigeriano Keziah Jones, e l’architetto ghanese Sir David Adjaye, l’artefice del National Museum of African American History and Culture, che a proposito di questa iniziativa ha dichiarato: “Si tratta di reclamare la storia africana ma anche di espandere la conoscenza della storia e della cultura all’interno del continente. È una cosa molto importante perchè attualemente gli East Africans non conoscono la cultura dei West Africans, e i West Africans non conoscono quella dei nord africani. A loro volta i nord africani non conoscono la cultura degli africani del sud – e sono molto semplicistico qua – ma è dura. Quindi questo fatto di scrivere e formare l’identità del continente è davvero importante.”

griot-mag-_The Cultural Encyclopaedia | Nana Oforiatta-Ayim prova a riscrivere la storia dell’ Africa-Sirigu Huts, Northern Region, Ghana

Storia dell’archittetura ghanese

Nana Boateng, scrittrice e poetessa che si occupa della sezione letteraria del volume dedicato al Ghana ha dichiarato: “A un certo punto cercavo di mettere a confronto le forme poetiche ghanesi, quindi sono andata su internet ma non c’era nulla, nessuno scrittore o poeta era online. Avere una enciclopedia che rappresenti un punto di riferimento per generazioni e generazioni è eccitante. Ci stiamo dando l’opportunità di imparare su cose che sono successe e da queste costruiamo.”

In un continente in cui internet prenderà sempre più piede, avere a disposizione uno strumento del genere, consultabile online, non può che aiutare il progresso culturale di Mama Africa, e del mondo in generale. Fateci un salto.

Immagine di coperina | Nana Oforiatta-Ayim (c) Nii Odzenma, via ANO

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Gaylor Mangumbu

Gaylor Mangumbu

È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.