Studio Systems | Siete sicuri di sapere cosa sia uno studio?

Studio Systems | Siete sicuri di sapere cosa sia uno studio?


Che cos’è uno studio? Che relazione ha un artista, un creativo con il suo studio? È un luogo fisico o un luogo mentale?

Rispetto al passato oggi forse c’è maggiore spazio per definizioni o interpretazioni più terrene, oggettivate dal fatto che gli artisti hanno diversificato il luogo della loro attività riconfigurando gli stessi “studi”.

È il caso di Theaster Gates, artista di Chicago (un West Sider, ci tiene a precisare per non fare torto a qualcuno) che sa dare forma alle cose come pochi. Una capacità che probabilmente deriva dal fatto che nasce vasaio e da più di 15 anni fa vasi (e molto altro). Qualcuno potrebbe pensare che fare vasi sia la cosa più semplice del mondo. Dopo tutto serve solo una ruota, qualche mucchio di argilla e non appena prendi la mano il gioco è fatto. Niente di più sbagliato. Non fatevi ingannare da Ghost. Ci vuole molta molta immaginazione nel riuscire a tirare fuori il bello dal niente. E Gates ne ha da vendere. Eccome se ne ha.

Vi ricordate la crisi dei subprime esplosa dieci anni fa? Impossibile dimenticarla visto che ancora oggi paghiamo il conto. Una enorme bolla immobiliare che quando scoppiò fece precipitare nella decadenza più assoluta molte città americane, al tempo già colpite da problemi di varia natura – alti tassi di disoccupazione, delinquenza, spaccio, per citarne alcuni – e completamente abbandonate a loro stesse – e dai loro abitanti. Una di queste era Chicago.

Bene, cosa fai quando intorno a te c’è la morte più assoluta? Cosa fai quando il tuo quartiere, Grand Crossing, inizia ad assumere le sembianze di una città fantasma, abitata per lo più da edifici spogliati di vite umane? Te ne vai. Oppure resti e cerchi di immaginare come elevare la tua arte a qualcosa di utile. Qualcosa che crei connessioni e risvegli l’anima e gli animi, la cultura, la società. Qualcosa che tiri fuori il bello dal niente. E Gates lo ha fatto. Con tanta immaginazione e visione, e l’aiuto di architetti, ingegneri e immobiliaristi, ha creato attraverso il suo Dorchester Projects una piccola “Versailles in miniatura.” Vero e proprio attivismo sociale generato dall’arte.
griot-mag-cosa-rappresenta-lo-studio-per-un-artista-american-academy-in-rome-theaster-gates-american-academy-in-romeE allora ecco che gli spazi abbandonati si trasformano, di edificio in edificio, in residenze d’artista, cinema, archivi-biblioteche, case d’ascolto. Spazi vestiti di attività che ri-attivano la vita. Studi multifunzionali che diventano elementi stimolatori per la rigenerazione socio-urbana.

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6916 S. Dorchester. Questa casa, costruita nel 1888, è stata completamente rinnovata dentro e fuori. Oggi osptia un archivio di libri di architettura e una lanterna magica.

griot-mag-cosa-rappresenta-lo-studio-per-un-artista-american-academy-in-rome-theaster-gates-1Pensando all’esperienza di Gates, che lui stesso vi racconterà per intero giovedì 19 maggio (alle 18:00) in apertura della mostra Studio Systems, e a come nel nostro piccolo cerchiamo di “creare,” lo studio non è quindi un luogo mentale che si dissolve in un luogo fisico? Quattro mura all’interno delle quali i dati raccolti all’esterno vengono salvati, rielaborati e plasmati, e la vulnerabilità creativa è libera di fluttuare in qualsiasi direzione, per alla fine restituire all’esterno ciò che è stato modellato all’interno?

Studio Systems, curato da Peter Benson Miller, attraversa la storia dell’arte contemporanea, lanciando una riflessione che parte proprio dall’Accademia e si apre all’arte e alle sue forme nell’immediato presente.

La mostra sarà aperta fino al 3 luglio e presenterà il luogo di lavoro, il concetto di studio di 11 artisti. Inoltre l’8 giugno in tutto l’edificio McKim, Mead & White dell’American Academy in Rome si potrà accedere agli studi degli artisti-borsisti dell’accademia in occasione degli Open Studios.

Immagine in evidenza | Studio di Yuri Ancarani

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Ultimo aggiornamento | Martedì 17 maggio

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Arti visive e performative, cultura, musica, viaggi: vivrei solo di questo. Culture curator, la curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto... potrei anche mordere.

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