Seventy States | Ecco la performance di Solange sul sito della Tate Modern

Seventy States | Ecco la performance di Solange sul sito della Tate Modern


Dura fino al 22 ottobre la mostra che Solange ha aperto lo scorso 25 agosto alla Tate Modern di Londra.

Seventy States, questo il nome, è una performance interattiva realizzata dalla cantante in collaborazione con Carlota Guerra, Alan Del Rio Ortiz e un’installazione di Ricardo Basbaum.

Il progetto è stato realizzato su invito della Tate Modern che, partendo dall’ultimo album di Solange, A Seat At A Table (2016,) ha chiesto alla cantante di offrire il suo punto di vista artistico sulla mostra Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power.

La Knowles, ispirandosi a una fotografia dell’artista Betye Saar e del ruolo che questa ha avuto nel Black Arts Movement negli anni ’70, nel suo lavoro, composto di gif, testi e poesie, video e fotografie, esplora e mostra la sua visione di femminilità e identità nera.

griot mag solange seventy states

Betye Saar

“Oggi, se mi venisse chiesto, non avrei esitazione a descrivermi. Sono una donna nera. Certo, sono una donna, ma prima di tutto una donna nera. La femminilità nera è alla radice della mia esistenza sin dalla nascita,” si legge.
griot mag Seventy States | Seventy States | La performance di Solange apre alla Tate Modern

“Durante la creazione di A Seat at the Table e la profonda esplorazione della mia idenità, ho vissuto molti stati dell’essere […] Ho deciso di rappresentare il tutto utilizzando un linguaggio visivo. Volevo creare un linguaggio che mi aiutasse ad avvicinarmi a quell’equilibrio che desideravo raggiungere ed esprimere. Volevo creare uno stato di meditazione usando il movimento, la ripetizione, la simmetria, la teoria del colore, il paesaggio e la scenografia, come mia forma di protesta individualizzata,” ha dichiarato Solange.

Qui potete vedere la versione interattiva dell’opera che contiene alcuni dei concept iniziali che hanno dato forma ai viusal di Cranes in the Sky e Don’t Touch My Hair. Il progetto viene completato da un pezzo site specific visibile alla Tate e diretto da Alan Del Rio Ortiz: We sleep in our clothes, (because we’re warriors of the night.)

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