Sansovino6 | Un talento di nome Edward Buchanan

Sansovino6 | Un talento di nome Edward Buchanan


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Parlare di Edward Buchanan e riuscire a far emergere, senza essere banali, il creativo, il professionista e soprattutto, passatemi il termine anche se Dante si rivolterà nella tomba, lo “scuotitore” di coscienza, è stata una bella impresa e per fortuna dall’altra parte ho trovato una persona entusiasta e disponibile.

Non ha peli sulla lingua Buchanan. È uno senza filtri e utilizza tutti gli strumenti che ha a disposizione per indirizzare i suoi amici reali e virtuali a dibattere su temi come diversity, privilegi sì e privilegi no, razzismo, omofobia, politica e molto altro. Forse noiosi, delicati e difficili da gestire soprattutto per chi si trova dall’altra parte del muro, ma alla fine ti entrano in testa.

Americano di Cleveland, Ohio, la regione dei grandi laghi, Edward incarna un po’ l’American Dream [non quello dei fasti estremi], con una buona dose d’Italia, per la precisione Milano e la provincia lombarda.

Mamma pianista, nonna sarta, cresce in una famiglia creativa che lo ha sempre sostenuto e incoraggiato ad eccellere e a perseguire senza paura le sue passioni e i suoi interessi.

Nei primi anni ’90 prende un biglietto di sola andata dalla prestigiosa Parsons School of Design di New York e approda nello stivale, scelto personalmente da Laura Moltedo per rilanciare con una linea ready-to-wear il brand di lusso Bottega Veneta. “Anche se al tempo non era la mia opzione ideale, non potevo rifiutare una proposta del genere, quindi scelsi Milano piuttosto che altre città più cosmopolite come Londra o Parigi”.

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Bottega Veneta, fw 97/98, Milano 
Courtesy of Edward Buchanan

Dopo sei anni di collaborazione, nel 2001 lancia insieme a Manuela Morin Leflesh, progetto che gli permette di sperimentare al massimo la sua creatività. Chiusa l’esperienza, crea una capsule collection di home knitwear e nel 2009 la sua creatura prende forma: Sansovino6, brand di lusso che riproduce in maglieria di altissima qualità capi iconici del vivere quotidiano. Una perfetta fusione tra l’alta sartorialità italiana e lo sportswear americano.

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Bottega Veneta – fw 97/98, Milano – Fitting per la prima presentazione – Buchanan e Manuela
Courtesy of Edward Buchanan

Oggi lo troviamo in Triennale tra i protagonisti de “Il nuovo vocabolario della moda italiana”, mostra che celebra l’Italia della moda contemporanea e tutte quelle realtà che negli ultimi 20 anni hanno rinnovato e recuperato il DNA culturale, tecnico e tecnologico della tradizione, riscrivendolo in un linguaggio del tutto originale. “Sai, gran parte della formazione nel lavorare e creare abbigliamento di lusso l’ho ricevuta qui in Italia, quando ero a Bottega Veneta. Sono una persona leale. Ho imparato molte cose su di me vivendo a Milano e ho scoperto cosa volevo dalla vita. Tra queste c’è la qualità. Qualità di vita. Qualità nel tipo di lavoro che ho creato per me stesso. Ovviamente non è sempre tutto perfetto, ma impariamo e ci muoviamo in maniera intelligente sperando anche di lasciare qualcosa lungo il percorso”.

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fw 15/16 | Courtesy of Sansovino6

Come definiresti Sansovino6 degli esordi e Sansovino6 di oggi?
Ogni passo fatto da me e il mio team è un’evoluzione. Quello che volevo per il mio brand all’inizio rispecchia molto il punto da cui sono partito. La strada per raggiungere i miei obiettivi cambia spesso ma tengo sempre gli occhi aperti su quello che è il premio finale.

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fw 15/16 | Courtesy of Sansovino6

Nel 2012 hai fondato insieme ad Alessio Lepore, The Situation, studio di consulenza per aziende di moda (tra i marchi ci sono Max Mara e Stefanel). Lavorare per far crescere altre realtà quanto alimenta la tua linfa creativa quando poi torni ad occuparti del tuo marchio?
Questi due mondi sono quasi sempre separati. Mi piace collaborare con altri creativi, altri mercati e altre menti imprenditoriali. Ho imparato a separare e indossare diversi cappelli, a seconda di chi ho di fronte. È parte della mia formazione. Sansovino6 è un’estensione di me quindi mi viene abbastanza naturale, creativamente parlando.

Recentemente sei stato in Asia. Mi racconti cosa sei andato a fare e se hai trovato quello che ti aspettavi?
Vado spesso in Asia per fare ricerca. Sono molto interessato ai mercati emergenti, alla cultura popolare. Sono fissato con l’informazione e la diversità culturale e molto legato al mercato asiatico, anche solo per il loro fattore di rischio nell’investire in nuovi brand. Tendono ad essere leali e interessati all’espressione creativa.

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fw 15/16 | Courtesy of Sansovino6

Dopo l’esperienza a Bottega Veneta hai lanciato il tuo brand. Sembra che il 2015 sia l’anno degli adii. Alexander Wang ha lasciato Balenciaga. Raf Simons, Christian Dior e Aber Elbaz se ne è andato da Lanvin. Che ne pensi di questo trend, avendo fatto anche tu questo percorso?
Dobbiamo seguire il vento ed evolverci con il mercato. Ogni creativo deve decidere quanto può prendere e quando può prenderlo. La mia vita non è solo lavoro e il mio lavoro non è la mia sola vita. È necessario saper bilanciare tutti gli elementi e quando ti rendi conto che le cose non sono in equilibrio devi fermarti e parlare con te stesso.

Credi che il pubblico sia nella fase che vuole il capo, il pezzo ricercato e quindi è pronto a scegliere gli ‘indipendenti’, oppure pensi che preferisca andare sul sicuro, scegliendo i grandi marchi?
Interessante…vedi, siamo in un momento storico in cui c’è un eccesso di informazione. Molti consumatori sono convinti di sapere quello di cui hanno bisogno solo attraverso i social media e il celebrity marketing. Nessuno basa più le proprie scelte personali su ciò che realmente vuole. Molti decidono in base a quello che scelgono gli altri. Io vesto i coraggiosi, gli indipendenti, quelli che non cercano un dittatore ma un’opzione da integrare nelle loro vite. Si tratta di opzioni.

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fw 15/16 | Courtesy of Sansovino6

Non è raro vedere personalità del mondo della musica avere successo anche nel mondo della moda. Tra queste, quella che sta riscuotendo molti consensi (almeno in termini di visibilità) è Kanye West. Tu hai lavorato con un altro big della musica rap, Sean – Puff Daddy – Combs. A chi dei due daresti il premio come miglior creativo e ‘venditore’?
Hanno due approcci molto diversi. Non li paragonerei perche sono due personalità differenti ed entrambe valide. Ti dirò che Puff è una delle menti imprenditoriali più acute con cui abbia mai collaborato. Me la sono spassata in quel periodo e ho imparato molto di un mondo di cui non facevo parte. Kanye è un prodotto reale di ciò che sta accadendo oggi ed è uno che non accetta no come risposta.

Cosa sono per te bellezza, stile e diversity e che ruolo ricoprono nell’industria della moda e nella vita quotidiana?
Bellezza e stile rappresentano fiducia in se stessi e sicurezza. La diversità è la realtà del mondo in cui viviamo. Sfortunatamente qualche volta ci dobbiamo domandare quale dovrebbe essere la realtà. Nella vita quotidiana la combinazione di queste cose per me è naturale.

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Edward Buchanan e Debra Shaw, Sansovino6 s/s lookbook 2016
Photo by Piotr Niepsuj

A propostito di diversity, secondo un analisi fatta da Business of Fashion, delle 3.875 richieste di modelle arrivate alle agenzie per le ultime fashion week, solo 797 riguardavano modelle di colore (intese come nere, asiatiche, ispaniche non caucasiche e altre). In pratica il 79,4% di quelle che hanno calcato le passerelle erano bianche. Tra le minoranze, le nere sono state quelle più rappresentate (al 10,2%), seguite dalle asiatiche (al 6,5%) e altre etnie che includono discendenti di indiani e medio orientali (al 2,3%). Le ispaniche si sono fermate solo all’1,6%. Sei uno che senza mezzi termini denuncia molto apertamente questa mancanza di diversità, anche nei magazine di moda. Quanto è cambiato rispetto a quando hai iniziato tu e quanto pensi ci vorrà per vedere dei cambiamenti più concreti?
Beh, essendo nel campo da più di 20 anni, posso dirti che ho visto ondate di cambiamenti, sia positivi che negativi. Il cambiamento è partito molte volte, poi qualche stagione più tardi si è perso per strada. La responsabilità deve essere di tutti quelli che sono nel sistema. Quelli che assumono gli executive, i designer, gli stilisti, gli hair e i make-up artist, gli art director, gli agenti che fanno i casting.

Ognuno deve essere consapevole di dove tutto ciò porterà. Non puoi avere l’esterno in un modo e l’interno in un altro. È impossibile. Dal canto mio, mi rifiuto di lasciar correre e mi faccio sentire su tutte le mie piattaforme. Il cambiamento implica che ci sia un team di tante persone che vogliono lavorare insieme alla stesura della stessa pagina.

Sì ma se da una parte personalità molto influenti come l’ex modella e attivista Bethann Hardison, le supermodel Naomi Cambell e Iman, Edward Enninful e la nostra Franca Sozzani alzano la voce, dall’altra ci sono marchi che fanno poco per invertire questa tendenza o, peggio ancora, alimentano, volontariamente o meno, questo gap. L’ultimo caso eclatante è di un mese fa e vede come protagonista H&M South Africa che su Twitter è riuscito a dire ad una cliente che si lamentava del fatto che non ci fossero modelle nere nei poster distribuiti nello store, che le modelle nere non trasmettessero un’immagine positiva. Insomma uno statement molto forte, anche se poi ritrattato, fatto non proprio da un brand piccolo e poco seguìto.


Assolutamente. E dobbiamo essere attenti e reattivi. Ora e non dopo. Sai quanti art director e fotografi di book vedo che non coinvolgono e non hanno modelli/e di colore? Sto parlando di creativi freschi, giovani, al top delle loro possibilità che si autodefinisco il futuro della moda. È un gioco pigro e unidimensionale quello che stanno giocando e devi guardare l’interno dall’esterno per renderti conto di quanto accada spesso.

Negli anni ’90 le supermodels si contavano sulle dita di due mani. I 15 minuti di celebrità pronosticati da Warhol sembra si siano allungati, grazie anche ai social media che permettono a chiunque di veicolare la propria immagine. Tre nomi di modelle/social celebrities che secondo te alla fine della fiera – della vanità – rimaranno?
Non è un argomento che mi interessa più di tanto. Per me la celebrità è un canone vago. Rispetto molti personaggi pubblici ed artisti per la loro arte, a prescindere da cosa indossano e di come lo indossano. Io cerco solo talento e onestà. E oggi sembra difficile trovarli.

Hai una musa?
Molte donne belle ed indipendenti con cui lavoro mi ispirano. Debra Shaw è un’amica e un cigno a cui sta bene tutto quello che creo. Lea T anche è un’amica. Ha un stile personale fantastico e veste i miei capi in maniera diversa da Debra. Ognuna esprime la propria personalità.

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Debra Shaw |  s/s 2012, Courtesy of Sansovino6

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Edward Buchanan e Lea T | Courtesy of Sansovino6

Vivi da tanti anni a Milano. Quanto è importante la tua famiglia milanese e quanto ti supporta, ti ispira e ti condiziona nelle tue scelte?
La mia Milano è estremamente importante. Ho sempre detto che l’Ohio è il posto dove sono cresciuto, New York dove ho scoperto me stesso e Milano la città che ha unito formalmente queste due esperienze. Ho una famiglia di amici di vecchia data che mi supporta, che ha reso e rende la mia vita a Milano molto più di integrante. Milano è la mia casa.

La città è molto creativa, offre tanti spunti ma al tempo stesso è frenetica. C’è un posto dove ti vai a rilassare?
Sono un topo di città. Amo il passo veloce e frenetico di una città dinamica. Berlino è stato il mio primo amore. Ho una lunga storia con quella città, infatti è stata la prima che ho visitato quando sono venuto in Europa. Lì posso rilassarmi così come essere ispirato. C’è un altro posto speciale nel mio cuore che è Ibiza. Ci vado tutte le estati con i miei amici. Sono sempre alla ricerca di un senso di pace in mezzo al caos che è la mia perfezione.

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fw 14/15 | Courtesy of Sansovino6

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fw 14/15 | Courtesy of Sansovino6

Com’è la tua casa?
Beh…in questo momento sta cambiando perché sto per trasferirmi ma posso dirti che mi piacciono le linee pulite. E un po’ di disordine organizzato. Devo sempre sapere dove si trova ogni cosa e mi piacciono il buon design e nello specifico l’arte.

Cosa ti manca dell’Ohio, degli Stati Uniti, e cosa non ti manca?
Naturalmente mi manca la prossimità di mia madre e dei miei cari. Amo New York ma non mi manca affatto vivere lì.

Ok, ho finito. Della tua ultima collezione, quali capi sceglieresti per tua madre, per me e per una tua cara amica?
Per mia madre scelgo un pullover voluminoso asimmetrico in lana cotta. Per te, mi sentirei più tranquillo scegliendo un abbigliamento che sia confortevole per le tue esigenze. Stessa cosa per una mia cara amica ma alla fine suggerirei un pullover in cashmere, finezza 5.

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Immagine in evidenza | Rankin Photography LTD

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Johanne Affricot

Johanne Affricot

Cultura, arti, musica, viaggi: vivrei solo di questo. "Culture curator e activator" per passione e missione. La curiosità è il mio pane quotidiano. Estremamente golosa, non provate mai a fare la scarpetta nel mio piatto: potrei anche mordere.