Salone del mobile | A scuola di Cumbia da Marni Ballhaus

Salone del mobile | A scuola di Cumbia da Marni Ballhaus


È inizato il Salone del Mobile e come sempre l’agenda del Fuorisalone è talmente fitta di eventi che la caccia all’invito è già partita qualche mese fa. Dal 14 al 16 aprile però Save the Date perchè al civico 42 di Viale Umbria il team creativo di Marni vi invita tutti quanti a scoprire la Cumbia, l’antica danza di coppia colombiana, fonte di grande ispirazione dell’ultima collezione di design e complementi d’arredo che il brand di Consuelo Castiglioni presenterà in questa edizione.

Da Marni Ballhaus quindi si balla? Volendo anche sì, ma i veri protagonisti di questa iniziativa sono le sedute: chaise longue, sedie a dondolo, poltroncine, ma anche tavolini, lampade e vasi di varie dimensioni e materiali, realizzati artigianalmente in Colombia da una cooperativa di donne attraverso un progetto ethical che profuma di emancipazione, dignità del lavoro ed indipendenza.
griot-mag-Marni-Ballhaus-salone-del-mobile-milano-design-week-3griot-mag-Marni-Ballhaus-salone-del-mobile-milano-design-week-5griot-mag-Marni-Ballhaus-salone-del-mobile-milano-design-week-8-Il tutto molto caleidoscopico, prendendo spunto dalle coloratissime gonne delle ballerine di cumbia e i foulard annodati al collo dei loro partner: “Sono essenziali per ballare la cumbia e devono essere ampie, per accompagnare i movimenti senza che l’orlo si sollevi”, afferma Carolina Castiglioni. Per l’occasione Marni ha realizzato con tessuti provenienti dal suo archivio una limited edition di gonne in cotone che potranno essere indossate durante le lezioni di ballo.

“Marni Ballhaus si rivolge all’ intera città e alle famiglie”, sintetizza un comunicato del brand. Prevista una giornata dedicata ai più piccoli venerdì 15 aprile, mentre il 16 gli adulti potranno provare a dare il meglio di sé in pista.

Fedele al proprio impegno in tema di charity, Marni ha deciso che parte del venduto di questa collezione sarà devoluto all’Associazione Vimala, da sempre impegnata in numerosi progetti a favore dell’infanzia.

* Info Evento *
Giovedì 14 aprile
Cocktail | dalle 18:00 alle 22:00 – Live music percussion performance

Venerdì 15 aprile
Classi di Cumbia e workshop di percussioni
10:30 – 11:30 | 16:00 – 17:00 | 18:00 | 19:00 |

Sabato 16 aprile
Classi di Cumbia e Live di percussioni
16:00 – 18:00

RSVP | Karla Otto
klara.bredlow@karlaotto.com
tiziana.pero@karlaotto.com
+39 02 65563 857

* Da sapere | La Cumbia *

La cumbia è emanazione diretta della cumbiamba, una danza in circolo che uomini e donne neri eseguivano a piedi nudi sulla sabbia, in riva al mare, attorno ad un grande falò. È importante fissare bene questo passaggio per capire che danza sia la cumbia e ipotizzare quale sia il suo DNA. La denominazione è africana.

In molti dialetti parlati dai neri africani il termine kumb significa: suono, rumore, frastuono. Quando i neri furono impiegati nelle sterminate piantagioni della Colombia coloniale, le piantagioni stesse furono chiamate kumbè, per via dei suoni e dei rumori che gli schiavi producevano durante il lavoro.

Il passaggio dalla cumbiamba, danza in circolo, alla cumbia, ballo di coppia, risale alla fase di superamento della schiavitù, quando interi gruppi di neri, mulatti e zambos organizzarono i propri villaggi sulla costa dell’Atlantico, al di sopra di Panama.

La cumbiamba era un rituale. Sulle basi ‘musicali’ prodotte da strumenti di percussione, si girava attorno al fuoco, formando un grande cerchio, composto dagli adulti e dai giovani (maschi e femmine) delle famiglie e dei gruppi partecipanti.

La cumbiamba era l’invenzione finalizzata all’incontro serale e notturno della gente del villaggio. Era l’unica occasione di socialità minima: il solo contesto possibile per gli incontri amorosi. L’unica variante apportata alla cumbiamba, che consistette nello scioglimento dello schieramento a cerchio dei ballerini che si tenevano per mano, diede luogo al ballo di coppia. Il ritmo era sempre lo stesso: cambiò semplicemente il contenuto del ‘rituale’.

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Gaylor Mangumbu

Gaylor Mangumbu

È impossibile crescere a Roma senza interessarsi all'arte, allora che fai? Studi tutto quello che la mamma crede sia sbagliato per te: Accademia di Belle Arti prima, e Moda e Costume dopo, incastrando nel mezzo la passione per le sneaker, il cinema,la fotografia, la musica e il gelato al gusto di mango.