Riposa in pace grande eroe | Si è spento John Lewis, icona dei Diritti Civili

Riposa in pace grande eroe | Si è spento John Lewis, icona dei Diritti Civili


Si è spento il 17 luglio, ad Atlanta, all’età di 80 anni John Lewis, icona dei diritti civili e della non violenza, l’ultimo dei 6 grandi attivisti ancora in vita, il più giovane al tempo delle marce e delle lotte guidate dal reverendo Martin Luther King. A portarlo via, dopo sei mesi dal suo annuncio pubblico, un tumore al pancreas.

Sessant’anni di lotta, i suoi, che hanno plasmato il volto dell’America, la vita dei Neri americani e non solo. Fu arrestato più di 40 volte, per via del suo attivismo. Membro del Partito Democratico, è stato rappresentante degli Stati Uniti per il 5° distretto congressuale della Georgia dal 1987 fino alla sua morte, e decano della delegazione congressuale della Georgia. 

Nato a Troy, in Alabama, nel 1940, fu tra i “Big Six” (Martin Luther King Jr., James Farmer, John Lewis, A. Philip Randolph, Roy Wilkins e Whitney Young) che con le loro organizzazioni tra gli anni ‘50 e ‘60 guidarono il Movimento per i Diritti Civili degli Afroamericani.

Nel 1961 divenne uno dei primi 13 originali Freedom Riders, gli attivisti neri che viaggiavano sugli autobus insieme ai bianchi per opporsi alle leggi segregazioniste che proibivano a neri e bianchi di sedersi vicini nei mezzi pubblici.

Nel 1963 contribuì a organizzare la Marcia su Washington che si concluse con l’iconico discorso di Martin Luther King “I have a dream, in cui lo stesso Lewis fu oratore.

Fu picchiato e arrestato molte volte, rischiando di perdere la vita, come nel pestaggio del 1965, a Montgomery, in Alabama, sull’Edmund Pettus Bridge, nella Marcia di Selma, soprannominata la “Bloody Sunday”. In quell’occasione, alla guida di 600 persone insieme a un altro attivista, Hosea Williams, alla fine del ponte venne sbattutto a terra dalla polizia che lo picchiò a sangue, fratturandogli il cranio. Una delle pagine più profonde e tristi raccontate e mostrate dalla regista premio Oscar Ava Duvernay nel film Selma. Le telecamere del tempo ripresero e mostrarono tutta la violenza del razzismo e l’allora presidente Johnson firmò il Voting Rights Act, legge che accelerò l’accesso al voto degli afroamericani.

In una intervista dello scorso giugno con il New York Magazine, alla domanda su cosa lo avesse colpito delle proteste e marce scoppiate a seguito della morte di George Floyd, rispondeva: “Questa determinazione dei giovani, anche dei non giovani. Non solo in America, ma in tutto il mondo. Sono entrato in contatto con persone che si sentono ispirate. Sono emozionate. Non hanno mai partecipato a una protesta – non sono mai stati in una marcia prima – hanno deciso di marciare con i loro figli, i loro nipoti e pronipoti, e di camminare con loro. Stanno aiutando a educare e ad ispirare un’altra generazione di attivisti. Sta vedendo un effetto. Non si può tornare indietro; non si può rinunciare.

Nel 2009, quando l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama stava per prestare giuramento, diventando il primo e unico presidente nero degli Stati Uniti d’America, Lewis ricevette un biglietto con su scritto: “Because of you, John”.

Riposa in pace grande eroe!

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Immagine di copertina | via


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