Quando la coppia scoppia di creatività | Tre coppie si raccontano a GRIOT

Quando la coppia scoppia di creatività | Tre coppie si raccontano a GRIOT


In un mondo che sembra ormai fatto di singoli individui, dove l’egoismo regna sovrano e dove sembra essersi perso quello spirito di coppia, abbiamo incontrato alcuni dei volti più interessanti del momento a Parigi per chiedergli che cosa significasse invece per loro lavorare insieme, dividere tutto, spesso anche la stessa passione. Colpi di fulmine, trovarsi, cercarsi, ecco che cosa significa essere una coppia creativa nel 2017.

Il primo appuntamento è al 48, rue Chapon nel mio AirBnB parigino, dove rovescio tutto il caffè per terra prima dell’intervista. Qui aspetto Càtia Mota da Cruz e Prisca Monnier, le fondatrici del magazine Black Attitude nato nel 2013 dal piccolo genio di queste due giovani ragazze talentuose ed intraprendenti.

griot-mag-Catia- e Prisca-black-attitude- (c) (c) Kelly Costigliolo

(c) Kelly Costigliolo

GRIOT: Che cosa fate nella vita?

Prisca: Sono una fotografa e vivo a Parigi dal 2011. Ho vissuto per dieci anni in Sudafrica a Johannesburg prima di decidere di trasferirmi qui nell’ombelico del mondo, nella città dei miracoli.

Càtia: Sono un Art Director ma sono stata una ballerina professionista ed ho fatto parte dell’incredibile musical Fela, che racconta la storia della grande leggenda Fela Anikulapo Kuti. Abbiamo girato il mondo con questo musical e quando sono rientrata a Parigi, dopo tre anni fuori città, di ritorno nella capitale mi resi conto che non c’era più niente di eccitante paragonato all’esperienza che avevo appena vissuto.

Come vi siete conosciute?

Prisca: Ai tempi mi occupavo di curare i contenuti di Miss Black Mag, un blog che era stato creato appositamente per le elezioni di Miss France “Black” (che stava creando un sacco di polemiche!). Quando tutto finì, il capo mi cedette l’intera direzione. Un’amica in comune mi mise quindi in contatto con Càtia, con la quale decidemmo di collaborare e di cambiare tutta la politica del canale, a partire dal nome. Inutile dire che tra me e lei è stato subito amore a prima vista.

Càtia: Un giorno un’amica mi propone di aiutarla sul set di uno shooting dove avrei curato la direzione artistica e vestito le modelle da fotografare. Alla fine di quella giornata ero molto stanca ma mi resi conto che  era quello che avrei voluto fare come step successivo. Un’amica mi mise quindi in contatto con Prisca e da quel momento non ci siamo più lasciate.

 

griot-mag-Catia- e Prisca-black-attitude-_kwanga_ série LA GUERRE DES COCHONS ©Prisca Monnier&Catia Mota Da Cruz

Che cosa significa per voi lavorare insieme, collaborare?

Prisca: Càtia è una persona per la quale provo molta stima e rispetto. Penso sia la base di un buon rapporto.

Càtia: Mi capita spesso di avere come l’impressione che Prisca finisca le mie frasi. Prisca è per me non solo una collega ma anche una sorella.

Cosa rende un duo vincente?

Prisca: Saper scendere anche a compromessi per amore del progetto.

Càtia: Nel 2013 abbiamo deciso di immergerci totalmente in questa nuova avventura e cambiare il nome del blog che trovavamo non rappresentasse affatto quello che volevamo esprimere. “Miss” inoltre era di troppo e poco femminista. In 6 mesi abbiamo fatto uscire il numero #0, un numero di prova, per mettere alla prova anche noi stesse in qualche modo. Il magazine parlava di moda, viaggi ma soprattutto di cultura afro, di tutto quello che per noi è “Black”. Sono fiera della nascita in seguito del nostro primo bebé, il numero #1, che trovate disponibile nelle migliori librerie e concept store tra cui Colette e la Galerie du Jour – Agnès B. a Parigi, e Bjork a Firenze e Mondadori in Italia, ma non solo (lo trovate qui.)

Progetti per il futuro?

Prisca: Siamo state a spasso per il globo, soprattutto nella nostra amata Africa nel numero #0 e nel numero #1: Congo, Sud Africa, Marocco, etc. Per il momento non sveliamo niente sul prossimo numero ma promettiamo tante nuove mete!

Càtia: Ci serviamo di Black Attitude come di un portfolio con il quale spesso persone ci contattano per avere una visione sul mondo attraverso il nostro occhio ed il nostro stile. Chi lo sa quali saranno i progetti per il futuro…

***

Il secondo appuntamento è invece a teatro con Pascal Beugré Tellier e Diane Fardoun per parlare di una serie di vari documentari sulle diverse tipologie di danza nel mondo che vede il suo debutto in Senegal.

griot-mag-Pascal Beugré Tellier e Diane Fardoun (c) Kelly Costigliolo

(c) Kelly Costigliolo

Qui le danze, a livello locale, nascono ancor prima di essere diffuse, adattate, mescolate e re-interpretate. Dopo un lungo viaggio del collettivo Screenskin (che vede protagonisti Diane Fardoun, Hugo Bembi e Pierre Durosoy e Julien Villa) fa uscire Out of body, un primo trailer di quello che sarà un intero film che uscirà nel 2019, scritto e coreografato da Beugré Tellier, in collaborazione con Eddy Brière.

GRIOT: Che cosa fate nella vita?

Pascal: Sono della Costa d’Avorio ma sono arrivato in Francia molto giovane. Sono cresciuto a Tours e a 17 anni mi sono trasferito a Parigi. Sono un ballerino professionista ma da un paio d’anni ho iniziato a scrivere e a voler dire la mia su quello che vivevo anche attraverso lo schermo, motivo per cui sto scrivendo il mio primo cortometraggio che uscirà nel 2019.

Diane: Vengo da una piccola cittadina di campagna in Bretagna. Sono stata quindi subito attirata dalla capitale che è un «el dorado» di gente e di idee. Sono una ballerina contemporanea della compagnia «Baraka Abou Lagraa» e qualche volta faccio qualche stage di danza nelle scuole. Mi piace far ballare i ragazzi. Adoro partecipare a videoclip, agli shooting e alle performance artistiche quando c’è l’occasione.

Durante le riprese di Appel à la Danse, è stato un piacere scoprire ballerini hip-hop di Dakar, dei lottatori che ballano prima di ogni combattimento, una cerimonia tradizionale che raggruppa tutte le generazioni di un villaggio di Sine Seloum e molte altre situazioni. Spero che le persone possano scoprire una cultura, attraverso la danza, la musica e la spiritualità locale. Un omaggio alla bellezza dell’umanità che mentre balla celebra, divaga e connette anima e corpo.

griot-mag-Pascal Beugré Tellier e Diane Fardoun (c)

Come vi siete conosciuti? 

Pascal: Ho incontrato Diane in uno studio di danza a Parigi, frequentavamo gli stessi corsi. In seguito è venuta a prendere delle lezioni da me e qualche mese più tardi e mi ha proposto un progetto che aveva scritto e del quale seguiva la direzione artistica. Il progetto mi è piaciuto subito ed in seguito, siamo diventati amici.

Diane: Ho subito notato Pascal tra tutti quei ballerini: aveva un super groove, “una colonna vertebrale di serpente”, un modo tutto suo di appropriarsi della coreografia che gli veniva data. Ne sono rimasta subito affascinata così ho deciso di prendere le sue lezioni, lasciarmi incantare dal suo modo di ballare e così, ci siamo resi conto dell’energia speciale che vi era tra noi due e l’empatia tra i nostri due mondi. Abbiamo iniziato a collaborare e non ci siamo più lasciati. La « Beugré-tellitude et Fardounerie » è nata! Questo ragazzo non è solo il mio alleato ma il mio compagno di avventure!

Che cosa significa per voi lavorare insieme, collaborare?

Pascal: Vuol dire andare nella stessa direzione. Può sembrare ovvia come risposta ma per me è davvero così. Vuol dire avere la stessa visione delle cose mantenendo comunque le propria personalità. Significa avere gli stessi gusti, capirsi al volo e tutto diventa automaticamente molto produttivo perché neanche il tempo di parlare di qualcosa e ci stiamo già lavorando.

Diane: Quando si lavora insieme prima di tutto bisogna fidarsi dell’altro, si comunica veramente in maniera sensoriale. Siamo dei ballerini, lo percepiamo anche mentre balliamo. Ci cerchiamo e ci lasciamo guidare dalle nostre sensazioni, è tutto molto istintivo. Adoro il suo universo, ho voglia di perdermici e di lasciare esprimere la mia anima attraverso le sue voglie mentre mi dirige. Facciamo lo stesso mestiere, ci sosteniamo molto a vicenda e abbiamo molti partner comuni anche a livello artistico. Siamo una famiglia, ognuno al suo posto.

Cosa rende un duo vincente?

Pascal: Andare nella stessa direzione ma essere anche diversi allo stesso tempo. Io e Diane abbiamo gli stessi gusti artisticamente ma siamo due opposti. Inoltre anche l’amicizia conta molto per un duo vincente!

Diane: Con Pascal faccio delle performance nelle quali ho voglia di dare il meglio perché lui possa superarmi e migliorare. Quando di fronte a te hai una persona che ammiri, che rispetti e con la quale condividi progetti ed ambizioni, si crea un rapporto molto profondo. La comunicazione diventa fluida e le scelte artistiche vengo spesso condivise anche dall’altro. Per Pascal provo un amore quasi viscerale. I suoi valori, le sue posizioni, il suo modo di essere.

Progetti per il futuro? 

Pascal: Ho inaugurato il mio primo evento il mese scorso: la proiezione di una parte del cortometraggio al quale ho collaborato con Diane. Abbiamo presentato un estratto del documentario che stiamo realizzando, inoltre abbiamo effettuato una performance live sulle musiche di Julien Villa, il nostro tecnico dei suoni. Abbiamo iniziato bene l’anno ma il meglio arriverà tra il 2018 ed il 2019.

Diane: Abbiamo iniziato a inseguire quest’idea della «Breugré-Tellitude e Fardounerie » con in mente l’idea di proiettare qualche estratto del film Out of Body, scritto da Pascal, e di fare qualche performance live per mostrare il nostro universo coreografico. È stata un’esperienza incredibile. Ho subito capito l’idea essenziale di questo progetto e ho voluto difenderne i propositi. Pascal mi ha chiesto di ballare ed io ho accettato spontaneamente. Abbiamo voglia di fare molte cose: dalla scena, alle foto, agli eventi. Abbiamo un linguaggio comune e sono fiera di essere la sua «partner» in qualche modo ancora per un bel po’ di tempo. In futuro chi lo sa?!

***

L’ultimo appuntamento invece è prima di un vernissage alla Galerie Vallois (che espone in questo momento degli artisti del Benin) con Franck Hell ed Océane Bazir-Suzannon, due giovani creativi promettenti che hanno da poco deciso di mettersi insieme e di creare una nuova agenzia legata alla produzione di eventi nel settore della moda e dell’intrattenimento a Parigi.

griot-mag-Franck Hell ed Océane Bazir-Suzannon (c) Kelly Costigliolo

(c) Kelly Costigliolo

GRIOT: Che cosa fate nella vita?

Océane: Sono originaria della Guadalupa ma vivo e ho studiato a Parigi. Mi occupo di promozione culturale di eventi. Attualmente lavoro alla Galerie de Galerie Lafayette e sono responsabile della promozione nell’agenzia creativa Urban Scale.

Franck: Ho due attività: sono architetto e manager di progetti culturali. Prima lo facevo per l’associazione Get2gether Group ma attualmente sono a Urban Scale, l’agenzia creativa che abbiamo deciso di creare insieme io ed Océane.

Come vi siete conosciuti? 

Océane: Ci siamo conosciuti nel 2014 quando ho deciso di voler fare parte di Get2gether Group.

Franck: Get2gether Group stava organizzando la seconda edizione di Hypefest all’Istituto del Design e della Moda sul Quai de Seine, quando Océane, appena diplomata, si è proposta di aiutarci nell’organizzazione. Da quel momento siamo diventati inseparabili.

Che cosa significa per voi lavorare insieme, collaborare?

Océane: Per noi lavorare e collaborare insieme è prima di tutto uno scambio di idee sui progetti che ci stanno a cuore.

Franck: Lavorare in coppia permette a entrambi di accrescere. Spesso bisogna scendere a dei piccoli compromessi per portare i progetti in alto. Lavorare in coppia permette inoltre di godere dell’esperienza che può apportare ognuno di noi all’altro e avere globalmente più visibilità sui progetti il tutto dividendosi i vari tasks quotidiani.

Cosa rende un duo vincente?

Océane: La condivisione!

Franck: Completarsi.

Progetti per il futuro? 

Océane: Attualmente stiamo investendo in vari progetti d’esposizione ideati dalla nostra agenzia su diversi temi esistenziali insieme a diversi artisti multidisciplinari che cercheremo di incontrare tra Giugno e Settembre 2017.

Franck: Lavoriamo e collaboriamo a molti progetti internazionali, su eventi che ruotano intorno al mondo della moda e dell’intrattenimento, ma per il momento preferiamo non svelare troppo!

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Tutte le immagini | (c) Kelly Costigliolo

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Kelly Costigliolo

Kelly Costigliolo

Su un aereo a 12.000 m di altitudine o in mare a 40 m di profondità. Mai con i piedi per terra. Costruisco geografie emotive dei luoghi in cui vivo e ho vissuto. Fotografa di professione, curiosa nel tempo libero. Ho imparato a mettere la mia vita dentro una valigia. Mi muovo come una piuma, l'elemento più resistente in natura. Papà italiano e mamma brasiliana hanno dato vita a un'inguaribile pesci.