Power, Subcultures & Queer Stages | In conversazione con Malik Nashad Sharpe

Power, Subcultures & Queer Stages | In conversazione con Malik Nashad Sharpe


Avete presente quella spiacevole sensazione che si prova quando alla prima menzione di temi tipo razzismo, sessismo o  teoria queer, la gente alza gli occhi al cielo, fa la gnorri e cerca di cambiare argomento? Ecco, se conoscete quella sensazione, allora sapete anche che per quanto ci inganniamo di pensare che certe problematiche siano state ampiamente discusse e superate dalle nostre democrazie occidentali, chiaramente non lo sono.
griot-mag-Power, Subcultures & Queer Stages | In conversation with Malik Nashad SharpeDue settimane fa a Londra si sono tenuti due eventi importanti, il simposio Power, Subcultures & Queer Stages e la serata ed esibizione multidisciplinare Royal Trash. Noi di Griot ovviamente abbiamo partecipato e abbiamo incontrato alcuni degli artisti e intellettuali che contribuiscono con la loro arte a promuovere quelle conversazioni a cui alludevo in precedenza, dalla queerfobia al razzismo.

Moderato da Giulia Casalini e Diana Georgiou (co-direttrici di CUNTemporary), il simposio ha esaminato il rapporto tra identità sessuale e stile, spettacolo e appropriazione culturale, arte dal vivo e attivismo, mentre la serata è stata dedicata al tema della regalità, con spettacoli e mostre d’arte dal vivo sulle fantasie legate al manierismo aristocratico e alla sua volgarità, alle drama queen, a erotiche telenovelas sovversive e molto altro.
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Entrambi gli eventi sono stati organizzati da CUNTemporary, un’organizzazione senza fini di lucro che esplora le teorie e le pratiche artistiche femministe e queer, offrendo una piattaforma in cui una pluralità di generi, sessualità e corpi anche non bianchi, non occidentali, non abili e quindi esclusi dalla cultura mainstream, possono trovare un terreno comune.

Al simposio, aperto Dr. Shaun Cole [Direttore accademico al London College of Fashion ed ex direttore della programmazione di arte contemporanea al V&A] con un intervento sul potere degli stili delle subculture queer, hanno preso parte lo stilista e attivista per i diritti umani Daniel Lismore, gli artisti di La Erreria (House of Bent), il coreografo e performer Malik Nashad Sharpe e l’artista drag Jonny Woo.

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Daniel Lismore

Queste incredibili personalità hanno condiviso le loro storie e opinioni sull’intersezionalità della diversità nelle sue varie forme, sulla visibilità e invisibilità queer nei luoghi pubblici, sulla violenza neoliberale e la cultura mainstream. Ma l’individuo che ci ha letteralmente lasciato a bocca aperta è Malik Nashad Sharpe, un coreografo sperimentale di New York residente a Londra, il cui lavoro integra perfettamente il nesso tra l’essere scuri di pelle e queer, violenza, malinconia e gioia. Malik lavora anche con un altro alias,  Marikiscrycrycry “tre grida e tre auspici per un malinconico e conflittuale ragazzo gay nero”, spiega. Le sue performance sono così peculiari che non siamo riusciti a trattenere la curiosità e lo abbiamo intervistato per saperne di più.

GRIOT: Tu fai “coreografia emotiva”. Come ti sei avvicinato al mondo della danza? E come hai sviluppato questo nesso tra l’essere di colore ed essere gay così intriso nella tua arte?

Malik Nashad Sharpe: Sono un coreografo per necessità, perché la mia sopravvivenza ne dipende. Inizialmente ho iniziato a fare questo lavoro perché avevo bisogno di dare un senso alla malinconia che provo ad essere la persona che sono.

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Mi trovo sempre in ambienti in cui il mio essere diverso mi contrassegna come non comprensibile e invisibile, e non essere visto è tragico, perché ti fa pensare e chiedere se esisti davvero o perfino se è giusto che tu esista. E poi la gente resta a gaurdare mentre lo Stato ti ammazza, nonostante tu faccia tutto quello che la società ti dice di fare, che i tuoi genitori immigrati credono sia la via migliore per avere successo, ma solo per arrivare alla conclusione che non importa quello che fai, la cosiddetta “maggioranza” ti perseguiterà per tutta la vita. È da questo che prendo ispirazione per il mio lavoro.

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Malik Nashad Sharpe

La coreografia rivela ciò che è già presente e le future possibilità di ciò che può essere. Non ho sviluppato questo nesso intenzionalmente, sono e sono sempre stato l’intersezione di esso e questo mi ha reso molto malinconico.

Tu sei di New York, ma vivi a Londra. Perché ti sei trasferito? E c’è una differenza nel modo in cui vivi il tuo essere queer e nero a Londra rispetto a NY?

Mi sono trasferito a Londra principalmente per due motivi. In primis, per il fatto che il genocidio contro il popolo nero negli Stati Uniti ha reso la mia vita completamente insostenibile. Non riuscivo più a gestire il trauma datomi da quello a cui assistevo ogni giorno. Non potevo più sopportare la violenza di tutte le istituzioni di cui dovevo far parte. Non riuscivo a vivere la mia vita a pieno sapendo di poter essere ucciso per niente, perché tutta quella violenza … è intenzionale.

Mi sono sempre sentito più libero di essere me stesso a Londra, ho più spazio per respirare, per essere quello che voglio essere, anziché essere costantemente traumatizzato come negli Stati Uniti. Ovviamente la violenza nei confronti della gente di colore è globale e, nonostante la vita queer sia estremamente vivace qui a Londra, anche qui ci sono aggressioni omofobe. Ma la mia vita quotidiana a Londra è più gestibile di quanto non lo sia mai stata. Mi sento di avere un contesto qui e non ho paura di essere chi sono.
griot-mag-Power, Subcultures & Queer Stages | In conversation with Malik Nashad Sharpe-5Durante la performance hai chiesto al pubblico cosa significano le bandiere nazionali. Per te cosa significano?

Le bandiere non hanno alcun significato funzionale, perciò cerco di non dare nessun potere reale nella mia vita al latente autoritarismo e nazionalismo che dilaga.

Il tuo sito web è incredibile. Hai parlato anche di “spettro dell’autoritarismo” e “baby comunismo”. Cosa intendi?

L’autoritarismo è qui e sta affermando il suo potere di influenzare il modo in cui comprendiamo la nostra società, estendendosi anche all’estetica della cultura contemporanea. Il neoliberismo ci ha portato l’autoritarismo in piena forza. Il comunismo ci può salvare (lol)? A scuola tutti mi dicevano che il comunismo era orribile e in certi sensi probabilmente lo è. Ma non posso immaginare niente di peggiore del capitalismo, perché la gente che ci governa ha come obiettivo l’espansione infinita e faranno di tutto per renderci i migliori clienti delle loro stronzate. Mi piace l’idea di società collettiviste. Sto cercando di fare il carino? Forse, ma sto anche creando un nuovo alias. Alla fine tutto è coreografia per me.
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Potresti presentarmi a Marikiscrycrycry, il tuo alias?

Marikiscrycrycry è il mio progetto di performance in cui esploro la forma coreografica e il mio spazio di pensiero per fare il cavolo che voglio sull’ontologia dell’essere nero e gay. Si tratta di resistere alla persistente domanda sociale di fondere la tutta la mia esperienza di vita, la mia visione, il mio futuro e le mie idee in ordinati pacchetti neoliberisti. Si tratta di essere onesti e sfrontati davanti all’imprinting che questo mondo lascia sulle nostre coscienze e sui nostri corpi.

Sto cercando di tramutare ciò che sembra farci piangere e offusca le nostre reazioni reali alle esperienze di oggi, nella possibilità di fare qualcosa di politicamente motivato. Le grida sono anche auspici curiosi, conflittuali, tristi, sognanti, travagliati, tragici, carini, gay, gay, gay, gay, gay, gay e gay. E un augurio perché sono uno dei tanti che resiste alla politica obsoleta di abietta supremazia bianca e omofoba. Nello spettacolo cerco anche di disarmare i sistemi di odio sfoderando uno specchio che mostra la violenza di oggi per tutto il suo valore. Lo voglio spezzare in milioni di pezzi quello specchio.
griot-mag-Power, Subcultures & Queer Stages | In conversation with Malik Nashad Sharpe-7Il tuo show “NO NATIONALISM” debutterà in Canada a Montreal l’anno prossimo. Dicci qualcosa di più su questo progetto.

Sì, sono molto entusiasta!  Sto collaborando con la coreografa di Montreal Ellen Furey su un progetto che esplora il pluralismo nella danza e come pratica di danza, e anche come forma di solidarietà internazionale. Ci siamo rotti le scatole del nazionalismo e della violenza legata a quel tipo di identificazione politica. Ed è anche molto noioso, quindi ci faremo un passo a due!

Potete trovare più informazioni sugli artisti che hanno preso parte agli eventi Power, Subcultures & Queer Stage e Royal Trash e scoprire di più sul fantastico lavoro di CUNTemporary qui.

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Tutte le immagini | (c) Loredana Denicola – Courtesy of CUNTemporary

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