‘Gli artisti non sono solo intrattenitori’ | Ethiopian Records su sopravvivenza, stare insieme e il suo nuovo EP, ‘WEL’

‘Gli artisti non sono solo intrattenitori’ | Ethiopian Records su sopravvivenza, stare insieme e il suo nuovo EP, ‘WEL’


Nella nostra società contemporanea ultra capitalistica, la solidarietà, l’altruismo, la condivisione, il mettersi nei panni dell’altro sono concetti effimeri che assumono nuove forme a seconda dei fattori esterni che influenzano un contesto o una realtà specifici. Scegliamo quali battaglie combattere e quali non, chi è degno di ricevere aiuto e chi no, cos’è un privilegio e cosa non lo è. Sembra che si sia creata una nuova gerarchia di oppressioni—almeno in Europa—che dipende dal contesto geografico degli oppressi piuttosto che dalla loro condizione umana. Ma come cambia questa dinamica quando la sopravvivenza è a rischio per la società nel suo insieme, quando siamo costretti a fermarci, a guardare dentro e fuori noi stessi, e a fare affidamento sugli altri per trovare nuovi modi per sopravvivere?

Il produttore e musicista elettronico etiopico Endeguena Mulu, alias Ethiopian Records, pensa che “la società dovrebbe essere come un gruppo jazz: dovremmo improvvisare, dando spazio alla voce di tutti, come dicono Cornel West e Jorga Mesfin,” che è, in poche parole, l’ethos dietro il suo prossimo e quinto doppio EP, WEL.

Ispirato al concetto di Wel “ወል”che significa letteralmente stare insieme, in comune, o per tutti noiche da anni è particolarmente caro a Ethiopian Records, il nuovo lavoro esplorerà il tema della sopravvivenza in termini di fare spazio per far sentire la voce di tutti, non solo in modo simbolico e tokenistico, ma in modo significativo e strutturale, che dia potere alle persone come mezzo di sopravvivenza. “In qualità di artista sperimentale indipendente, lottare per la sopravvivenza in modo imperativo ha praticamente fatto parte della mia vita da quando ho deciso di intraprendere questa strada. Sia nel mio paese, nella mia regione, che nel resto del mondo, non c’è spazio per me, ho dovuto lottare per ottenere il poco spazio che ho ora. Ma ciò che rende diverso questo particolare momento è che la lotta per la sopravvivenza e quel poco spazio che ho conquistato sono minacciati come mai prima, ed è così per me come per molte altre persone. Quindi la sopravvivenza è il punto centrale dello stare insieme: non può esserci unione quando non c’è spazio culturale, strutturale e fisico per la sopravvivenza della voce di tutti.”

WEL è in lavorazione da tempo e avrebbe dovuto essere il primo lavoro dell’artista e del suo team come etichetta discografica, agenzia di eventi e rappresentazione indipendente chiamata WAG e come spazio creativo di nome GODJO. Tuttavia, entrambi i progetti sono stati sospesi e definanziati a seguito della pandemia di Covid-19 e il collettivo ha deciso di lanciare una campagna di crowdfunding su indiegogo al fine di completare il progetto coinvolgendo gli ascoltatori nella creazione del doppio EP (potete scoprire di più o fare una donazione qui.)

Da decenni Mulu è una una delle figure più influenti nel regno sonoro pionieristico etiopico. Il suo sound comprende una complessa gamma di generi e sonorità che attinge sia dalle palette di suoni e ritmi tradizionali, che dall’universo elettronico, come ha recentemente mostrato nell’ultimo mix di FactMag—esclusivamente di sue produzioni—e nel suo Against the Clock. Dopo 3 EP con l’etichetta di Washington D.C. 1432 R, il suo EP Ye Feqer Edaye / የፍቅር እዳዬ (2018) per la sub label orientata al club di Warp Records, e questo doppio EP di prossima uscita, Ethiopian Records al momento sta lavorando al suo album di debutto.

Fare jam per ore su Ableton, usare tanti strumenti musicali e scrivere sono le fasi principali del suo processo creativo fin da quando è adolescente. La sperimentazione di ritmi tradizionali e strumenti elettronici lo ha portato alla creazione di un nuovo suono pionieristico nel panorama elettronico etiope chiamato Ethiopiyawi Electronic. Ma Mulu ha anche collaborato con strumentisti dal vivo negli ultimi cinque anni, poiché l’aspetto collettivo della creazione è fondamentale nella sua pratica. “Concettualmente quello che ho intenzione di fare è assumere e collaborare con molti artisti,” mi ha detto. “Sono un panafricano che crede nell’interesse della maggioranza. Proprio come Amilcar Cabral, Kwame Nukurma, Patrice Lumumba, Winnie Mandela o Walter Rodney, credo che i discorsi di solidarietà che non cercano di abbracciare per intero la maggior parte degli africani o degli esseri umani attraverso la loro diversità siano solo parole.”
griot mag ethiopian records intervista interview welHo avuto un’interessante corrispondenza virtuale con il produttore per saperne di più sul suo universo sonoro, la sua visione delle arti e della scena musicale etiopica e africana, la sua nuova etichetta, agenzia di eventi e rappresentazione, e i suoi progetti futuri.

GRIOT: Parli del sogno di essere un “Azmari dell’Africa orientale indipendente”. Se non mi sbaglio, nella tradizione etiopica gli Azmari sono musicisti itineranti che hanno uno status speciale nella società perché la loro vocazione è la musica. Puoi dirci di più su questa tradizione? Come la declini nel tuo lavoro attraverso la musica elettronica?

Ethiopian Records: Gli Azmari sono visti in maniera duplice nella nostra società: sono sia amati che disprezzati. Sono amati per la loro abilità, la loro musica, ma allo stesso tempo essere un Azmari da molto tempo non è visto in maniera positiva. Come professione è qualcosa che le persone non apprezzano veramente. Quando qualcuno ti chiama Azmari, il più delle volte è in modo dispregiativo, quando gli artisti Azmari sono coloro che danno alla vita della maggior parte delle persone più significato della semplice ridondante prospettiva capitalistica di tutti i giorni. Proprio come nella maggior parte dei paesi, quando sei un artista sei sia venerato che rifiutato. La gente ama la musica e l’arte, ma non apprezza davvero gli artisti e i musicisti.

Mi definisco un Azmari elettronico sankarista perché sono un Azmari panafricano che vuole diffondere un verbo che esiste già da millenni. Gli artisti non sono solo intrattenitori, sono parte integrante di come una società si sviluppa e cresce. Non faccio musica solo per spingere i miei limiti tecnici, non faccio musica solo perché la amo, o perché è e sarà una parte della mia vita quotidiana fino alla morte, ma anche perché la musica e l’arte sono modi di plasmare il mondo, sia rivelandone le realtà, sia immaginandone di nuove. Nuove realtà che non hanno necessariamente in mente lo sguardo neo-coloniale occidentale.
griot mag - ethiopian records wel crowfunding campaignIl concetto di Wel “ወል” che intendi esplorare musicalmente nel tuo prossimo lavoro è del poeta Tsegaye Gebremedhin. Il suo pensiero ha  mai influenzato la tua musica prima? Se sì, come?

Lo ha fatto, ho scoperto per la prima volta il laureato Tsegaye Gebremedhin al liceo, quando il mio insegnante di amarico ci ha fatto leggere le sue poesie, ma l’ho scoperto più concretamente attraverso le sue audio-poesie registrate, e per anni ho campionato la sua voce e le sue parole nella mia musica e in molte delle mie esibizioni dal vivo. Wel in realtà è un concetto che sto sviluppando da oltre sei anni.

A proposito di esibizioni dal vivo, ricordo di aver assistito a uno dei concerti più vivi e stimolanti della mia vita lo scorso anno al Fendiqa Cultural Center di Addis Abeba. Com’è la scena musicale di Addis in questi tempi? Dove la vedi tra dieci anni?

Fendiqa per me è uno dei luoghi che rende Addis Abeba una città eccitante. Fendiqa è uno spazio unico nel suo genere. Penso che tra dieci anni dovrebbero esserci migliaia di realtà simili a Fendiqa, in tutta l’Etiopia; abbiamo bisogno di centri culturali di questo tipo focalizzati sull’espansione della tradizione, ma allo stesso tempo, sulla preservazione.

Oltre a Fendiqa, la scena in questo momento è congelata come ovunque, ma a parte la scena pop etiopica e la scena club, fortemente americanizzata—anche se ci sono molti giovani artisti che lottano facendo un lavoro molto interessante—direi che la fotografia e le arti visive sono molto più stimolanti rispetto alla scena musicale. Ma le cose sicuramente saranno molto più vivaci nei prossimi anni, i giovani musicisti stanno spingendo in avanti la conversazione ed è emozionante essere qui e vedere dove tutto questo ci porterà, musicalmente e strutturalmente.

Quali sono state le tue principali influenze musicali crescendo? E adesso?

Le influenze sono molte, da Asnaqech Worku a Tupac o colonne sonore di video giochi e film, a Kassa Tessema e Ali Bira, a musica per cerimonie nuziali o canti di chiesa, a tante altre cose. Non sarebbe corretto nominarne solo una. Ma negli ultimi anni mi sono interessato molto alle opere di persone come Halim El Dabh, Francis Bebey, The Bellevue Three e molti altri, e ai loro contributi ingiustamente non documentati.

Puoi nominare tre artisti elettronici etiopici che dovremmo assolutamente seguire? E per quanto riguarda artisti di altri generi musicali?

Eyorr è un artista elettronico etiopico a cui dovreste assolutamente dare un ascolto. C’è anche questo gruppo, Ahadu, che mi piace molto, questi sono due artisti che si muovono in regni non EDM. Yony ​​on the Beat è un altra band che dovresti assolutamente dare un’occhiata. Oltre a questi, mi piacciono Yohanna Sahle, Mesob Band, Asli Band, Dawit Cherenet, Negarit Band, Chelina, Pamfalon, Iri, Melaku Belay, Ethio Color. Ci sono sicuramente molti più artisti e dovresti ascoltarli tutti. Oltre agli artisti etiopici, mi piacciono molto Rudeboyz, Gafacci, Hagan, Rvdical the kid, Dengue Dengue Dengue e—di nuovo—sono pochi; è davvero difficile fare una lista, penso davvero che non sia  giusto.
griot - mag - ethiopian records wel crowfunding campaign

Se potessi collaborare con qualsiasi artista o produttore musicale nel mondo in questo momento, chi sarebbe? Perché?

Fela Kuti, Halim El Dabh, Miriam Makeba, Sun Ra, Asnakech Worqu, Umm Kulthum, Bizunesh Bekele, Tilahun Gessesse, se fossero vivi, ma ora come ora musicisti come Gash Mulatu Astatke, Noname, Lowkey, Ana Tijoux, Etenesh Wassie, Boubacar Traore, Aster Aweqe, Ali Bira o Hailu Mergia. Ma anche con tutti i musicisti tradizionali di ogni angol del mondo là fuori. La lista di registi e artisti visivi è infinita: Osborne Macharia, Abderrahmane Sissako, Haile Gerima, Lucy Gebre-Egziabher, Fatoumata Diabate. Anche in questo caso ce ne sono così tanti e potre continuare perché la vibe di questi artisti mi parla.

Su quali altri progetti stai lavorando al momento? Su cosa ti concentrerai nel prossimo futuro?

Sto lavorando a WAG, la nostra agenzia di eventi e rappresentazione, che presto diventerà un’etichetta discografica e uno spazio/studio di creazione chiamato GODJO. E sto anche lavorando al mio album di debutto.

Scopri di più sulla campagna di crowdfunding di Ethiopian Records per WEL DOUBLE EP qui.

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Immagini| Foto di Mekbibe Tadesse – Tutte le immagini per gentile concessione di Ethiopian Records

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