Nora Chipaumire 100% POP | “Non mi sento inferiore perché non sono cresciuta ascoltando Bach”

Nora Chipaumire 100% POP | “Non mi sento inferiore perché non sono cresciuta ascoltando Bach”


Appena arrivata da New York, dove risiede, passando per la Svizzera, quando ci incontriamo nella nostra videochiamata Nora Chipaumire si sta sistemando, facendo colazione nel suo AirBnB in una zona di Roma in cui difficilemte i turisti vanno. Ma a differenza dei turisti, a lei non importa affatto del quartiere dove si trova, visto che certi quartieri hanno dato vita alle forme d’arte che include nella sua pratica di performer.

A Roma per il festival Short Theatre 2019 – Visioni di Insieme, lei e la sua squadra (Atiyyah Khan, dal Sud Africa, e Pape Ibrahima Ndiaye a.k.a. ‘Kaolack’, dal Senegal) porteranno uno dei tre capitoli del suo nuovo lavoro #PUNK 100% POP *NIGGA (si legge “hashtag punk, one hundred percent pop, star nigga), in scena per la prima volta in Italia.

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100% POP (2018), di Nora Chipaumire – Foto di Ian Douglas

Dal 1998 Nora Chipaumire sfida e abbraccia gli stereotipi sull’Africa, sul corpo nero che performa, l’arte e l’estetica, portandoli sui palchi di tutto il mondo. Tra i vari paesi, si è esibita in Senegal e in Giappone, ma anche nel suo paese natale, lo Zimbabwe, dove ha ricevuto il premio Trisha Mckenzie Memorial 2016 per il suo contributo alla danza. Laureata in Giurisprudenza, Danza (M.A) e in Coreografia e Performance (MFA), Guggenheim fellow e vincitrice per tre volte del Bessie Award, gli interessi di Chipaumire sono vari quanto i suoi talenti.

Nata a Mutare, è cresciuta coltivando il suo interesse per l’arte inizialmente attraverso la musica radiofonica. “Crescendo nella Rhodesia dell’apartheid, la radio ha rivestito un ruolo molto importante nello stimolare la mia immaginazione, e direi che il suono, le vecchie copertine dei dischi e le riviste che costavano poco sono stati gli strumenti attraverso i quali ho imparato cos’è l’arte”. Questi incontri casuali hanno influenzato in vari modi la sua futura carriera di artista, anche se inizialmente ha studiato legge e si è laureata in giurisprudenza. “Studiare copertine di album e le note di accompagnamento è un modo di studiare arte. Sono abbastanza adulta oggi per capire che acquisiamo conoscenza in modi molto diversi. Non mi sento inferiore perché non sono cresciuta ascoltando Bach, o andando ai musei, o studiando formalmente l’arte.” E alla fine, mentre la sua carriera avanzava, si è iscritta per formarsi in Danza e Coreografia .

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100% POP (2018), di Nora Chipaumire – Foto di Ian Douglas

Non sorprende perciò che in #PUNK 100% POP *NIGGA la musica abbia un ruolo centrale, in particolare i generi pop, punk e rumbauna giustapposizione apparentemente improbabileche esplora attraverso tre eminenti rappresentanti di questi generi, rispettivamente Grace Jones, Patti Smith e Rit Nzele. Mentre i primi due nomi sono immediatamente riconoscibili ai più, alcuni spettatori spesso hanno bisogno di andare su google per scoprire chi è Nzele. “Le persone di solito pensano/dicono ‘conosciamo Grace, conosciamo Patti ma chi è Rit Nzele?’ Credo che questo dica molto sulla relazione che hanno con l’immaginario africano e con questi circoli, universi direi, molto particolari all’interno del mondo africano. Quindi, puoi anche conoscere la rumba congolese come genere, ma se conosci i nomi degli artisti che ne animano i gruppi stai prestando più attenzione di una persona comune.”

Ma cosa c’è in queste tre donne che inizialmente ha attirato l’attenzione di Chipaumire mentre stava costruendo questa performance? “Mi commuove davvero molto il fatto che tutte e tre abbiano il carisma, il talento per trovarsi in questi spazi in cui riescono a sopravvivere,” dice, alludendo all’industria musicale dominata dagli uomini. “Ho questo enorme rispetto per una punkster che sta ancora lavorando molto bene… voglio dire… [Patti Smith] ha settant’anni! Mi interessa il modo in cui le donne si ritagliano i loro spazi in questo mondo della musica, che è molto maschile, e soprattutto nei loro generi. Per prima cosa il punk è molto giovani ragazzi bianchi arrabbiati. Il pop, anche, è un settore dominato dai maschi bianchi, pensa a Grace Jones che riesce a sopravviverci perchè è Grace, ed è ancora viva.”

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100% POP (2018), di Nora Chipaumire – Foto di Ian Douglas

Quando ha deciso di focalizzarsi su queste donne e sui generi in cui eccellevano, Chipaumire era alla ricerca di qualcosa di più profondo. “Sto cercando di usare questi generi come strumenti per discutere, come modi di essere, modi di vedere il mondo, e tutte e tre, ad eccezione della rumba congolese, in qualche modo sono dominati da uomini bianchi, anche se non sarei sorpresa nello scoprire che tutti i produttori di musica africana anche loro oggi siano bianchi.” Nel suo lavoro cerca infatti di svelare le filosofie dietro questi generi, immergendosi nelle loro politiche, che non di rado hanno cancellato quelle stesse figure funzionali alla loro proliferazione di categorie musicali. “Ogni volta che lavoro, cerco di trovare ciò che è stato preso dalla classe media e che in un certo senso sta perdendo valore. Cerco di tornare a quel momento in cui era arte grezza, spontanea,” dice.

Il punk, per esempio, è emerso da quello che lei definisce una collisione, ma la sua immagine popolare spesso è in contrasto con le sue origini, stimolando la nascita di contromovimenti come l”Afropunk’ che cercano di combattere questa idea omogenizzata che “il punk sia stato il risultato di uno scontro tra gli immigrati dell’Impero britannico e l’idea che i ragazzini bianchi nella Londra degli anni ’60 e ’70 non fossero in grado di trovare lavoro. È il risultato di uno scontro sonoro. Guarda tutte queste band punk in cui ci sono indiani o africani. Alla fine non è quella forma d’arte del ragazzo bianco e skinny che in un certo senso pensiamo sia.”

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100% POP (2018), di Nora Chipaumire – Foto di Ian Douglas

100% POP cerca di decostruire molte di queste cose. È uno scontro sonoro, una cacofonia, una riflessione e persino una ricerca, perché “la ricerca è il modo in cui crei,” sostiene. Il pezzo esplora sia il pop che Graces Jones, manipolando il suono, il corpo e il movimento nello spazio. In definitiva “si tratta di musica. Non mi definirei una musicista, ma uso la mia voce e molte volte penso che sia piuttosto musicale,” mi dice ridendo di cuore mentre arriviamo alla fine della nostra conversazione. In 100% POP Chipaumire ritrova sé stessa tornando ai modi in cui l’informazione e la conoscenza sono, o comunque erano, acquisite da chi è cresciuto in tempi meno liberi di questi, durante gli anni della drum magazine, le stazioni radiotelevisive africane, i color bar, la povertà, le connessioni tra gli stili di vita rurali e quelli delle township (le periferie teatro della segregazione razziale in Sud Africa).

Il pop può essere inteso come l’arte dell’ordinarietà, quella più accessibile alle persone, comprese le masse lavoratrici, che non necessariamente frequentano musei, gallerie, eccetera. Grace Jones è forse la prima superstar nera e donna, che mai si è giustificata di esserlo, della quale Chipaumire si è innamorata. In 100% POP, il famoso “one man show” di Grace Jones, stimola ulteriormente l’idea di una “cover”. Il trio in scena fa questo facendo scontrare tra loro, proprio come in una battle, elementi diversi: Grace Jones con la musica dello Zimbabwe e di Chimurenga, la dub e la noise.

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100% POP (2018), di Nora Chipaumire – Foto di Ian Douglas

Nora Chipaumire è in tournée con questa performance “per incoraggiare tutti a entrare in uno spazio di vibrazione sonora, un’abilità di manipolare il suono che penso sia quello che fanno i musicisti,” aggiunge. In definitiva, questo pezzo è un esperimento performativo unico per “discutere del suono creando il suono” e per “portare tutte le filosofie di arte grezza in questi spazi di arte alta,” impegni di cui Nora è molto entusiasta.

Nora Chipaumire presenterà 100% POP  il 6 settembre, WeGil Auditorium, h 22.30 e il 7 settembre, WeGil Auditorium, h 23.00, al Festival ‘Short Theater – Visioni d’insieme’ (6-14 settembre 2019), Roma.

La performance è compresa nel biglietto di ingresso, unico e giornaliero, che include la lectio magristralis di Françoise Vergès, ‘Femminismo decoloniale’ ( 7 settembre | h 18.00, WeGil – Piscina | 1 h – Ingresso Libero) e l’installazione video di Kader Attia, ‘The Body’s Legacies, Part 2: The Postcolonial Body’ (6  settembre, WeGil Salotto, h 18.00/24.00 – 7 settembre, h 16.30-24.00)

GRIOT è media partner di Short Theatre – Visioni d’Insieme 2019. Scopri il programma completo del Festival.

English | 100% POP | In conversation with Nora Chipaumire

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Tutte le immagini | Per gentile concessione di Short Theatre e Nora Chipaumire

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Eric Otieno

Eric Otieno

Sono uno studioso decoloniale e lavoro all’interno dell’intersezione tra i diritti civili, la giustizia sociale, la politica, l'economia e l'arte. Scrivo recensioni di arte politica perché l'arte è politica (il contrario non è ovviamente vero). Quando mi sento, scrivo articoli. Mi piace leggere, ballare, andare in bicicletta e adoro cappuccino senza zucchero.